giovedì 1 dicembre 2022

Lucio Matricardi - Non torno a casa da tre giorni (Udedi Musica & Cultura, 2022)


Lo scopo del titolo di questo secondo disco del cantautore Marchigiano Lucio Matricardi, nelle intenzioni dell'autore, è quello di rappresentare un piccolo viaggio con tutte le sensazioni, i personaggi e gli stati mentali che si incontrano strada facendo. Non è, tuttavia, definibile un concept album: nonostante si possano trovare punti in comune, ad esempio, tra il destino tragico dei protagonisti dei testi di "Hanno ammazzato Lino", dedicata a personaggi reietti della società, e "La manna dal cielo" che racconta la triste vicenda di Paola Clemente, bracciante morta per fatica sul lavoro, ma in definitiva si tratta più di una cornice per mettere insieme 11 canzoni che trattano di vicende dai sapori simili che di qualcosa di legato.

A livello di liriche, i testi sono in prosa interessante, poetica e abbastanza malinconica, con qualche punta di nostalgia e, addirittura, di erotismo in "Che stupida l'immensità" e "Quello che non sai". Musicalmente, il disco rende anche meglio: gli arrangiamenti sono tutti di caratura pregevole, con sonorità e soluzioni armoniche molto gradevoli che rendono l'ascolto del disco piuttosto scorrevole. Matricardi stesso è un valido interprete, dotato di una timbrica vocale naturalmente piacevole e di una buona capacità nel trovare delle melodie vocali interessanti che ben si sposano al mélange sonoro. In questo, tre canzoni risaltano particolarmente sulle altre: la frizzante e danzereccia "Mozambico" che apre l'album, la già citata "La manna dal cielo" che oltre ad avere probabilmente il miglior testo del disco, ha anche una struttura variegata alternando momenti più meditativi ad altri più ritmati e la raffinata e romantica "Leviatano". Tuttavia, l'album non raggiunge del tutto lo scopo di diversità che sembra porsi; benché le canzoni siano spesso diverse tra di loro, sono un po' tutte ritagliate dallo stesso tessuto e, nonostante comunque non ci siano pezzi di qualità minore rispetto ad altri, dopo un inizio abbastanza coinvolgente, il ritmo del disco risulta inevitabilmente molto più lento e difficoltoso verso la fine.

Nonostante ciò, "Non torno a casa da tre giorni" rimane un lavoro abbastanza pregevole, composto bene e, soprattutto, realizzato in maniera credibile, cosa aiutata anche da una produzione azzeccata che rende il tutto molto delicato e di classe.

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