giovedì 13 gennaio 2011

The Big Pink - Tapes (K7!)



RECENSIONE SCRITTA PER INDIE FOR BUNNIES
TRACKLIST:
1. Grill Grill - Slow Dancing
2. Love Distance - Move On The Rain
3. Gang Gang Dance - Ego War
4. Joker - Snake Eater
5. Active Child - Body Heat (So Far Away)
6. Henry Moan - Vreg Dreams
7. Sewn Leather - Smove Ov The Pvnk
8. Balam Acab - See Birds
9. Yusuf B - Kiss The Nite
10. ZVA - Nothing
11. No Bra - Minger (These New Puritans Remix)
12. Jj - Let Go
13. Salem - Dirt
14. Light Asylum - Shallow Tears
15. The Big Pink - Velvet (BDG remix by Gang Gang Dance)
16. Actress - Hubble
17. oOoOO - Mumbai
18. The Xx - Fantasy
19. Horse Macgyver - Tetanus Wine

La K7!, regno incontrastabile della musica elettronica, con sede a Berlino ma anche numerose filiali sparse per il mondo, propone periodicamente alcune raccolte di brani di un particolare filone del genere che trattano, dando l'onore di selezionare i pezzi per le tracklist delle compilation a band celebri del settore. Questa volta è toccato ad un grande duo britannico, quello dei The Big Pink, all'anagrafe Robertson Furze e Milo Cordell, compilare questa lista di canzoni e il genere interessato è la cosidetta "witch", o witch-house, uno di quei tanti "nuovi generi" che ogni tanto Pitchfork contribuisce a plasmare nella memoria degli ascoltatori di musica indie o elettronica. 
Questa raccolta è, in breve, una selezione dei migliori artisti del mondo secondo Furze e Cordell, e, purtroppo (vista la difficoltà), sta a noi decidere se i brani inclusi rendono o no giustizia a questa etichetta. Tecnicamente, anche se con le dovute peripezie e indesiderate imprecisioni, è possibile definire questo tipo di cose e, al giorno d'oggi, una canzone witch-house, o "drag", dovrebbe avere un'atmosfera ghostly, un groove piuttosto lento (diciamo che assomiglia ad una versione annacquata e simil-terrorizzante dei Portishead?) e linee vocali trasformate in maniera quasi spaventosa da vocoder ed effettistica di vario genere, su cui regna sovrano un fuzzettone che distorce qualsiasi cosa. 
All'interno della compilation troviamo sia artisti celebri (i Gang Gang Dance per ben due volte, visto che remixano anche l'unico brano presente dei The Big Pink, oppure Actress) e altri meno rinomati, sconosciuti ai più, come Yusuf B e Joker. La buona riuscita del collage si può decidere in poche parole: essenzialmente il meglio della witch sta nei diciannove brani, anche se forse di alcuni artisti si potevano scegliere brani migliori. Inoltre, sono presenti molti pezzi dalle declinazioni trip-hop e rap, deviando leggermente quindi dalla definizione che dovrebbe stare alla base della collezione. E' il caso del brano di ZVA, "Nothing", che unisce ritmiche decisamente trip-hop a soluzioni melodiche molto minimali (cosa che accomuna molti dei brani), o di "Dirt" dei Salem, per cui vale lo stesso discorso, solo che le campionature di batteria elettronica sono decisamente hip-hop in questo caso.
Una canzone che stona molto è quella di Joker, "Snake Eater", che dura almeno un minuto e mezzo più del previsto e non riesce ad entrare omogeneamente nella compilation. Effettivamente se questa edizione di Tapes pecca di qualcosa, è proprio di omogeneità: ci sono brani che divagano (anche i Gang Gang Dance, che comunque propongono uno dei brani più azzeccati, "Ego War", insieme a "Slow Dancing" dei Grill Grill con cui i The Big Pink hanno deciso di inaugurare la tracklist), troppi generi diversi che a volte cozzano l'uno con l'altro, e alcuni brani sono sicuramente scadenti rispetto ad altri proposti dallo stesso artista nell'ambito del genere in questione (vedi Yusuf B e Love Distance).

La compilation di per sé propone un ottimo raggruppamento di brani witch house che servono molto bene lo scopo di far capire alla gente cos'è questo genere e chi lo fa in maniera più adeguata, studiata e seguendo bene la definizione. Insieme a questi brani si trovano anche notevoli deviazioni che, se da un lato compromettono il senso della compilation, dall'altro le restituiscono un senso di varietà e una possibile attrazione verso un numero più alto di ascoltatori di elettronica del panorama underground et similia. Per il resto, se volete ascoltare dei buoni brani del genere in questione, in questo disco vi dovete assolutamente soffermare sugli oOoOO e i The XX, che nonostante la brevissima durata degli estratti scelti per l'inclusione, costituiscono i migliori episodi della raccolta per quel che riguarda il suo scopo primario. Che sono stanco di ripetere.
Si poteva fare di meglio, ma forse è anche vero che questo tipo di Tapes non è così utile, no?

Voto: 6.5

mercoledì 12 gennaio 2011

Styrofoam - Disco Synthetizers & Daily Tranquilizers





RECENSIONE SCRITTA PER INDIE FOR BUNNIES
Tracklist:
1. Carolyn
2. Get Smarter
3. Extra Careful
4. Kids On Acid
5. The Only One To Curse
6. Looking Glass Two Zero
7. Mile After Mile
8. Am I The Ghost
9. What's Hot (And What's Not)
10. Believe Everything

Styrofoam è un progetto che risponde al nome di Arne Van Petegem, mente che ne decide le sorti e le caratteristiche in maniera piuttosto determinante, visto che tutto ciò che sentiamo viene dalla sua testa. Disco Synthetizers & Daily Tranquilizers è un album che cavalca l'onda del momento, così come tutti i lavori passati di uno degli "indie acts" più celebri del panorama belga, sempre piuttosto impegnati a seguire le mode un po' per opportunismo un po' per inscenare un'evoluzione che in realtà è più un tentativo di adattamento.

Si sedimentano però all'interno di questo disco tutti i passi della principesca ascesa al successo, diventando un unico blocco praticamente indistinguibile di elettronica dall'animo pop ma che assume quell'aspetto che, associato all'abusatissima etichetta glitch, si può anche definire con una certa presunzione indietronica.
In questo album sono rimasti da parte quasi tutti i sintomi dell'hop e del synth-pop, anche se ricorrono in certi passaggi come poi si spiegherà più approfonditamente. Le scelte a livello di sound si concentrano bene o male su un'elettronica più "da classifica", niente di particolarmente underground, come una parte consistente della produzione indie vuole far credere sia indispensabile, perciò pulitissimo, altamente digitalizzato e che fa un utilizzo enorme di synth modernissimi e pattern di batteria che starebbero sicuramente bene in brani dei Daft Punk o dei Chemical Brothers. Sotto però c'è una coltre di new wave, soprattutto nei testi (che a volte sembrano molto "random"), e in alcuni arrangiamenti di sintetizzatore, più in generale nelle melodie (vedi "Am I The Ghost"), che si interpretano meglio esaminando le rare chitarre à-la-New Order (ad esempio nel blocco centrale di "Extra Careful"). Brani come "Carolyn", "Get Smarter" e "Believe Everything" sono di un'orecchiabilità spaventosa, che dimostra gli intenti commerciali di adattamento ed opportunismo di cui sopra, ma che comunque confermano anche la duttilità della vena compositiva di Van Petegem. Lo stesso viene attestato da un brano particolarmente eighties come "Kids On Acid", che cantato da Dave Gahan sarebbe senz'altro una hit dei Depeche Mode passati, ma con alla chitarra Philips Cunningham (se lo paragoniamo alle band di oggi sembra esattamente una canzone dell'ultimo disco dei Franz Ferdinand, con tanto di timbro vocale molto simile a quello di Kapranos). 
E come stavamo per dire, sono proprio gli anni ottanta e la new wave a fare da imprescindibile sfondo e chiave di lettura a tutto il disco, anche quando scivola nell'esagerazione dance di "What's Hot (And What's Not)", il pezzo che più di tutti dimostra come comporre un genere più ballabile sia facilissimo per un professionista come Arne, ma che evidentemente sia proprio questo approccio ad indebolire il disco.

Di per sé l'album è molto carino: le aperture melodiche anni ottanta ricordano molto il miglior synth-pop sporcato di dark e new wave, il songwriting è più che buono, mai troppo complesso né troppo curato, però abbastanza genuino da creare un prodotto appetibile ai più. Le virate più radiofoniche però creano un'intuitività dance che mina la qualità generale del disco, creando una scappatoia per poter criticare gli intenti del compositore.

In ogni caso un disco che può, presumibilmente, piacere a quasi tutti e non avere niente da rimproverare a storiche band dell'elettronica (o degli ambienti glitch hop) e della new wave come l'abbiamo sempre intesa.

Voto: 7

martedì 11 gennaio 2011

GTBT incontra la scena italiana #12: The Ex-Kgb

Gli Ex-Kgb, e nient'altro. Una band particolarissima e tutta da scoprire. Nell'articolo di ieri si parlava del loro disco, oggi li abbiamo intervistati per andarli a conoscere nei loro segreti più intimi. Insomma, le spie si sono fatte spiare da GTBT. Sarà un segno dei tempi? Buona lettura

1. Prima un 45 giri di beneficienza, poi un tour nazionale, adesso il primo disco. Quante ne combinano questi The Ex Kgb! I nostri lettori vogliono saperne di più del vostro progetto, spiegateci un po'... 
EX KGB ne combinano tante e ne faranno sempre di più dal momento che alla base di tutto c'è il fatto che ci divertiamo a fare musica, a suonarla ovunque, a portare le nostre scottanti rivelazioni ovunque ci vogliano.
Ora ci stiamo concentrando sulla promozione del disco ma c'è già nuovo materiale per il prossimo e poi da Aprile circa ci sarà il nuovo 45 giri di beneficenza a favore di Greenpeace.
Per ora godiamo del fatto che il nostro disco avrà da circa la fine di Gennaio la distribuzione in tutta Italia per cui, chi lo vorrà post Natale potrà farsi un Super Spy Regalo per San Valentino.

Un regalo da Single? 

2. Com'è stato lavorare con un produttore del calibro di Ronan Chris Murphy?  
Ronan è un grande produttore ed una persona sensibile all'arte oltre che squisita. Lavorare con lui è una esperienza unica, riesce sempre a tirare fuori il meglio dai musicisti. Ha capito subito che gli EX KGB erano fatti di pasta di grano duro con il sugo segreto della nonna! Ah ah ah
Con Ronan ci si conosce da tempo, io (Mike 3rd) ci lavoro dal 1998, da quando ho iniziato l'avventura Hypnoise. Da quel momento è stata una continua collaborazione, scambio di opinioni, crescita comune.
Ronan ha lavorato con i King Crimson oltre ad altri nomi blasonati come Terry Bozzio, Tony Levin ...  mentre io ho continuato a curare la musica passando il mio tempo tra l'Italia, l'America e l'Inghilterra dove ultimamente ho conosciuto anche Brian Eno ed il suo staff. 

3. Che ne pensate delle band celebri con cui ha collaborato in passato? Le conoscete? Vi hanno influenzato o le avete comunque ascoltate? Qualcosa di quello che avete potuto sentire in loro è evidente nei suoi metodi di lavoro che ha utilizzato con voi? 
Ovviamente seguiamo interessati il suo lavoro, ha lavorato con band blasonate, con grandi artisti e questo è indubbiamente una cosa che si riflette su di noi.
Gli aneddoti sulle registrazioni, sul modo di atteggiarsi di musicisti più noti, le tecniche che ha passato pure a loro... fanno crescere il musicista vivo e interessato. Così hanno fatto crescere noi e noi continuiamo a crescere grazie a questo. Bisogna essere sempre umili e disposti ad imparare, se non lo si fa la strada è breve.
Lavorando in questo ambiente è poi facile conoscersi, noi siamo in ottimi rapporti con Tony Levin e Pat Mastellotto.
Sono due persone squisite, non vediamo l'ora di aprire il loro concerto il 3 Aprile a Sona (VR)  

4. A quanto pare il titolo del disco nasconde una bella storiella, tipo origini venete di Putin e quant'altro. Spiegateci! 
A quanto pare il buon Putin ha delle origini Venete e questo sarebbe stato dimostrato da uno studio condotto all'Università Ca' Foscari ed anche dalla Televisione Russa. Vi sono vari tipi di pensiero e se si spulcia su Google queste informazioni saltano fuori subito.
Nel vicentino ci sono molte famiglie di cognome Putin che narrano dei movimenti delle nostre genti verso la Russia per ragioni di lavoro.
Quale sarà la scottante verità?  

5. Sono molte le influenze che popolano la vostra musica. Se doveste fare un po' di nomi chi tirereste fuori?  
La nostra musica è il felice incontro di tre forti identità che invece di scornarsi si arricchiscono a vicenda, si stimolano provocando perciò la crescita musicale e culturale.
Amiamo la musica e ascoltiamo tendenzialmente di tutto.
A casa gli Ex KGB ascoltano dal funk, al jazz, al metal, al punk / post punk, rock-a-billy, musica classica, country ... può bastare? Quando ci troviamo in studio lasciamo fuori le etichette e ci facciamo guidare dal cuore.
Le influenze dei singoli EX KGB vanno, citando alcuni nomi più significativi, per Alberto Stocco a colleghi come Jonh Bonham, Jojo Meyer, Buddy Rich, Teddy Campbell mentre Mike 3rd è sempre stato affascinato da chitarristi come David Gilmour, Andy Summers, Syd Barrett, Jimmy Page, Pat Metheney. Emanuele Cirani suona oltre il basso uno strumento, il Chapman Stick, che vede in Tony Levin uno dei massimi esponenti. Per il resto Emanuele è stato sempre affascinato da musicisti come Peter Hammill, Robert Fripp, David Bowie, Chris Squire, John Wetton. 

6. Inoltre sembra che ad influenzarvi non ci sia stata la musica, ma anche il cinema. Descriveteci questa vostra "particolare" contaminazione. 
Da brave EX SPIE gli EX KGB non potevano restare immobili di fronte a James Bond ed alle sue avventure!
Così prendendo spunto da Goldfinger abbiamo confezionato questo omaggio ad uno dei caratteri più intriganti per il nostro caro collega Bond ... Pussy Galore.
Per un carattere così esplosivo e per il tempo rivoluzionario non potevamo non scrivere una irriverente bomba rock che strizza l'occhiolino al rock-a-billy.
Speriamo che in un futuro gli EX KGB saranno incaricati della colonna sonora di uno degli episodi della saga di 007, sarebbe divertente. 

7. Che ne pensate della scena italiana con riferimento al vostro stesso genere? C'è qualche nome che vi piacerebbe citare positivamente o, perché no, negativamente? 
In Italia ci sono grandi nuove band che stanno facendo come noi a spallate per farsi notare. Pensiamo che sulla scena italiana non ce ne siano attualmente che per sound, approccio e stile possono avvicinarsi ad EX KGB anche se non nascondiamo che ultimamente, spesso, ci hanno messi vicini agli Octopus. C'è da dire però che gli Octopus sono marcatamente Primus mentre noi non ci fermiamo lì, andiamo in molte altre direzioni.
Pensiamo che i Bud Spencer Blues Explosions e i Flauto di Pan stiano dando molto al nostro panorama musicale. 

8. Vi lasciamo con un invito a sfogare tutta la vostra creatività per accaparrarvi un po' di attenzione dai (pochi) lettori di Good Times Bad Times. Perché dovrebbero ascoltarvi? Sbizzarritevi, ma soprattutto, convinceteci. Un saluto e grazie per il tempo che ci avete dedicato. 
Mike: "Gli OASIS dicevano che erano la migliore band al mondo ma era una stronzata colossale, noi che il colosseo lo abbiamo in casa diciamo che gli EX KGB sono la peggiore band in circolazione! Peggiore perchè provochiamo dipendenza! Chi ci conosce NON ci evita! E lo dimostriamo con orgoglio ogni volta dal palco dando sangue e anima ai nostri fans."
Alberto: "Non siamo nè scontati nè già sentiti come milioni di band, chi mette il nostro disco CD o Vinile o Audio iTunes ci riconosce subito. Sappiamo suonare e poi sul palco ... chi ci ferma? Siamo EX KGB, la prima EX SPY BAND dal fascino latino!
Emanuele: "Gli ExKGB non fanno musica per qualche grazia divina o per caso, fanno musica perchè lo vogliono e hanno il bisogno di farlo. Questo perchè abbiamo qualcosa da dire, come informazioni segrete del nostro passato da spie o emozioni che scaturiscono dalle nostre vite e che vogliamo a tutti i costi condividere con chi ci ascolta. Di sicuro chi ci ascolta viene catapultato in un posto che noi come band stiamo creando e scoprendo allo stesso tempo." 

Ciao a tutti!! WE LOVE YOU!!!

lunedì 10 gennaio 2011

The Ex-Kgb - “первый Пу́тин” (Primo Putìn)



Tracklist:
1. Ex Kgb
2. It Never Stops
3. Dangerous Toys
4. Pussy Galore
5. Do You Want To Know
6. A New Way
7. Super Gas
8. I'm Moving
9. Ex Kgb

Una band che pensa di essere un gruppo di ex spie. Brucianti rivelazioni da fare invidia ad Assange. Un rock pieno di groove che farà ballare e pogare mezza Italia, di cui il vero ed inimitabile propulsore è il batterista Alberto Stocco.
Questo sono, in sintesi, i The Ex-Kgb, veneti, che hanno prodotto un disco divertente e divertito, con un mood sempre molto sostenuto, che può far sorridere o meno, però sicuramente vi farà muovere. Il titolo fa riferimento ad un aneddoto scaturito dalle ricerche dell'università Ca' Foscari di Venezia e alcune TV russe, che parla delle possibili origini venete del primo ministro Putin. E qui ci sta un bel riferimento a Wikileaks.
Sicuramente la piattaforma musicale sulla quale è costruita la musica degli Ex-Kgb è fatta di un insieme molto vario di ingredienti diversi: c'è tanto post-punk, piccoli filamenti reggae e dub che si nascondono (troppo)bene sotto una coltre di funk rivelatore, per creare una formula molto personale di rock'n'roll duro e puro.
Prodotto dal celebre Ronan Chris Murphy, storico produttore losangelino già dietro al mixer per King Crimson, Terry Bozzio e altri, si porta dietro un sound tipicamente seventies, anche se alcuni pattern ricordano gli anni ottanta più che il decennio precedente. E' con questo tuffo nel passato che si possono stabilire i primi veri riferimenti a band storiche come gli Who, la band che ha involontariamente fatto da "prologo" alla scena punk che poi qualcuno ha saputo evolvere nel già citato post-punk che i nostri amici hanno saputo miscelare bene nel disco (vedasi "Pussy Galore"). Tutti i brani hanno un loro perché all'interno del disco, non ci sono né riempitivi né pezzi brutti, anche se a un certo punto si rischia di andare a sbattere contro un'infrangibile barriera di "già sentito" ("Do You Want To Know" e "Super Gas") che può mandare a monte tutte le belle parole finora dette. Ma, lungi da me stroncare una band che ha probabilmente molto da dare alla scena italiana anche nei live, ci si limiterà ad un augurio: se il prossimo disco utilizzerà ancora con questo sound, ma con un pizzico di evoluzione, si potrà davvero parlare di sorpresa. Finora si può parlare di un buon album.

Voto: 6.5 

domenica 9 gennaio 2011

Il Teatro degli Orrori Live @ Madame Butterfly, Ferrara 18 Dicembre 2010

TRACKLIST DEL CONCERTO:
E' Colpa Mia
A Sangue Freddo
Due
Vita Mia (incompleta)
Dio Mio

Padre Nostro
Nostalgia
Il Turbamento della Gelosia
Majakovskij
Scende La Notte
Carrarmatorock!
Il Terzo Mondo
Compagna Teresa
La Vita E' Breve
Mai Dire Mai
La Canzone di Tom
-Encore-
La Vera Prigione (poesia di Ken Saro Jiwa)
Lezione di Musica

E così con GTBT ci troviamo per l'ennesima volta ad un concerto del Teatro degli Orrori. Potremo dire che li stiamo vedendo crescere, anche se non sono mai stati una creatura immatura, né qualcosa che avesse bisogno di un'evoluzione particolarmente evidente ed esplosiva. 
Al Madame Butterfly, rinominato come l'ex locale di punta dell'area ferrarese Zoo Animal Sound per l'occasione, in realtà una discoteca delle peggiori a livello di acustica, gestione e prezzi delle bibite (anche questo è importante, tre euro per una stramaledetta acqua resterà sempre e soltanto un crimine contro l'umanità, senza dubbio), arriva per l'ultima data dell'estenuante tour 2010 la band (più o meno)veneta più famosa, Il Teatro degli Orrori, diventati ormai una delle realtà più seguite, apprezzate, o meglio, amate da critica e pubblico. In una serata glaciale, con la frazione Cassana (qui si trova il locale) trasformata in una pista di pattinaggio su ghiaccio, non sono moltissimi a recarsi al locale (sia per il tempo atmosferico che per il prezzo inconcepibile del biglietto, 15 euro sonanti), e dopo un lunghissimo e ingiustificato/ingiustificabile ritardo di due ore sulla tabella di marcia, ecco la band salire sul piccolo palco, acclamati in maniera veramente calorosa come poche realtà alternative italiane si possono permettere con il 2011 alle porte.

Il set presenta alcune novità rispetto alla scaletta del tour di A Sangue Freddo, riposizionando molte canzoni ("Compagna Teresa" e la combo "Vita Mia/Dio Mio" tolte dal bis, "E' Colpa Mia" collocata subito a inizio serata, o meglio, nottata) e presentando qualche novità: tornano "Lezioni di Musica", "Scende La Notte" e "Carrarmatorock!" dal primo disco, tutte e tre eseguite molto bene (anche se la prima, suonata per ultima, si è rivelata uno dei peggiori sbagli nella costruzione della scaletta, punto debole della band da sempre), ed inserendo "Nostalgia", dal vecchio split con gli Zu, e la lettura di "La Vera Prigione", poesia di Ken Saro Jiwa che viene musicata dalla band come nei reading già presentati al pubblico nei mesi passati. Tra gli altri brani eseguiti spiccano le intense "Majakovskij" e "Il Turbamento della Gelosia", la prima forse un pochino rallentata, la seconda finalmente fatta alla sua velocità originale, aspetto che la valorizza abbastanza, e il trittico iniziale "E' Colpa Mia", "Due", "A Sangue Freddo", tre dei loro brani più amati che infatti generano un'ondata di schiamazzi, canti e pogo a non finire (quest'ultimo durerà per tutto il concerto, momenti melodici a parte). Non convince, come dicevamo, il bis, troppo lento e tirato, né la voce di Pierpaolo, che dopo i primi due pezzi scompare nella sua timbrica gutturale che viene evidentemente "annacquata" dalla sua stanchezza e scarsezza tecnica, aspetto che viene comunque piegato ad una connotazione positiva grazie ad un'interpretazione ottima di alcuni momenti particolarmente drammatici dei brani, o nelle sezioni più aggressive e, per così dire, nervose (vedi "Il Terzo Mondo").

Tecnicamente non è solo il frontman a peccare, ma anche gli altri, tutti abbastanza deboli a livello di precisione, ma che comunque riescono ad infilare un ora e quaranta piuttosto buona rispetto ai loro standard, con la nuova formazione che riesce, per una volta, a somigliare per l'impatto e per la durezza e compattezza del sound, a quella vecchia che viene sempre più ricordata con una certa nostalgia. Pierpaolo Capovilla e i suoi monologhi generano sempre più attenzione nei fans più attenti (e distrazione nei curiosi presenti in fondo sala), che lo elevano talvolta al ruolo di un messia del rock italiano, pronti a pendere dalle sue labbra nei momenti di "narrazione politica" che lo contraddistinguono da sempre e che hanno un'incisività maggiore visti i tempi che corrono.
Per riassumere, il live del TDO è stato molto intenso, tecnicamente superiore alla (loro) media e con una scaletta migliore del previsto. Scompaiono i dubbi riguardo la nuova formazione, che si fa più solida e funzionale alla causa della band, e continua, o meglio cresce, l'amore del pubblico nei confronti di un gruppo sempre più solidamente inserito in un contesto, che è quello dell'alternative rock italiano, che attrae una marea di persone, come attesta l'affluenza media di questo tour alterata in questo caso dal maltempo e dalle politiche del locale. Quando torneranno, ci saremo di nuovo. E voi?

sabato 8 gennaio 2011

GTBT incontra la scena italiana #11: Kipple

I Kipple ci hanno piacevolmente sorpreso qui. Ora li abbiamo intervistati. Le opinioni le lasciamo a voi. Let's read.

Ciao ragazzi. Iniziamo subito con una domanda lampo. Perché questo nome?
Il nome è preso da un concetto espresso nel libro Ma gli androidi sognano pecorelle elettriche di Philip K. Dick. Il termine "kipple" (come si può leggere anche sul nostro Myspace) fa riferimento a tutte le cose su cui non riesci ad esercitare un controllo. Ci è piaciuto e lo troviamo molto adatto alla nostra attitudine musicale.

Quando abbiamo recensito il vostro disco abbiamo accennato alla vostra origine geografica. Raccontateci di voi, di come vi siete conosciuti. Quanto ha influito la vostra provenienza in quello che fate?

S.C.- I nostri incontri sono stati, da un certo punto di vista, assolutamente casuali. Abbiamo iniziato io e Renè un giorno di luglio del 2008. Ci siamo trovati a vivere nello stesso appartamento per pochi giorni. In due di questi abbiamo abbozzato (anche se noi al tempo li pensavamo già più che completi come arrangiamenti) 4 pezzi. Il caso volle che nessuno di questi pezzi sia finito sull'album....
Salvo M è entrato attivamente nel gruppo da gennaio 2009, grazie anche a un incontro fortuito con Renè sempre a Padova.
Carlo fa parte del gruppo da Marzo 2010. E' stato chiamato in causa all'inizio per dare un contributo alle performance live. Adesso è il 4° Kipple effettivo.


S.M. - René faceva la mia stessa facoltà, ci conoscevamo di vista. Un giorno d'estate ci incontrammo per caso ad un concerto, parlammo molto di musica. Quando vidi la grande passione musicale di René gli consigliai vivamente di prendere uno strumento in mano e di impararlo in fretta. Ci ritrovammo ancora casualmente qualche anno dopo, io ero ad una festa di laurea nel locale dove René lavorava, ero abbastanza brillo e mi misi al pianoforte del locale a strimpellare qualcosa. René ascoltò ed apprezzò, mi parlò del neonato progetto kipple che condivideva con Salvo C., e che gli sarebbe piaciuto avere delle tastiere. Così mi inviarono alcune tracce mp3 di cui mi innamorai subito, una la rispedii indietro con le parti di piano e di drum machine che ancora oggi stanno su Fisting.

La provenienza geografica personalmente nulla, la nostra musica é quanto di più distante possa esistere dal folklore siciliano.

Com'è la scena musicale nella città in cui ora risiedete? Pensate che andrebbe fatto qualcosa di più per spingere le band?
S.M.: A Bologna l'atmosfera musicale si percepisce abbastanza. Non solo per i locali con programmazione internazionale, ma anche perchè è facile incontrare per le strade e per le piazze del centro, magari ad un piccolo concerto, personaggi della scena musicale underground italiana. E' bello che puoi ritrovarti ad un tavolo con Moltheni o che un amico ti presenti Max Collini (ci è capitato davvero!). I locali per suonare ci sono, le piccole associazioni culturali anche. Se ti sbatti ed insisti un pò qualche concerto riesci a procurartelo. Io vivo nella piccola illusione che se fai musica di qualità pian piano riceverai gli apprezzamenti che meriti, anche se con la consapevolezza che i Kipple offrono un prodotto musicale che non gratifica le masse. E' chiaro che le conoscenze di rilievo ti spianano le strade, ma quello credo non sia responsabilità del musicista. Il lavoro del musicista finisce nel momento in cui realizza con dedizione musica che lo rispecchia e si mette in condizione di farla ascoltare alle persone.

Se vi chiedessero di fare qualche nome di band italiane che reputate indispensabili negli ascolti di tutti negli ultimi anni, o, ancora meglio, che reputate sopravvalutate, chi citereste? Dai, non fate i buonisti, tutti odiano qualcuno.

S.C:Come band indispensabili italiane dico CCCP, Massimo Volume, Offlaga Disco Pax e i Marlene Kuntz. Il più grande di tutti rimane comunque Battiato. Adesso mi piace molto IOSONOUNCANE e apprezzo moltissimo i Japanese Gum.

S.M. : Amo molto Moltheni, anche i Verdena sono imprenscindibili. Sul lato indipendente rimasi fulminato dai Port-Royal anche se l'ultimo lavoro l'ho trovato un po' forzato. Japanese Gum, Arbdesastr, Mauve sono gruppi che meritano visibilità. Sopravvalutati sono quei gruppi che vendono ma non dicono niente di nuovo con la musica, il loro lavoro è abbastanza inutile se escludiamo i fini economici. Negramaro e gli ultimi Subsonica rientrano in questa categoria a mio avviso, troppa cura dell'immagine, troppo poca per la musica.
 
In Italia la mafia è anche nelle webzine, nei siti, nei giornali. Si pubblicizzano alcuni artisti e se ne penalizzano altri anche in virtù di patti stretti economicamente con agenzie, etichette, promoter e quant'altro. Cosa ne pensate di questa situazione? Anche secondo voi è diventato difficile suonare da quando ci sono troppi intermediari (il locale, la booking agency, l'etichetta, i promoter esterni, gli sponsor, ecc.)?
S.M: La musica ha un aspetto umano fatto dell'introspezione del musicista che immagina suoni e si impegna a realizzarli e di quella dell'ascoltare, che lega la musica che ascolta ai propri vissuti, ne fa colonna sonora per la propria soggettività che é unica e speciale. 
Ma la musica è anche un'azienda che segue le leggi del mercato e del denaro. E' triste ma questo vale per tutte le realtà di questa società, per la politica, per la sanità. Noi attualmente non siamo ancora calati così tanto in questa realtà di intermediari, vendiamo qualche cd a poco prezzo ma chiaramente non ci paghiamo tutte le spese fatte finora. L'etichetta discografica un pò ti aiuta, sfrutta i suoi agganci, grazie a loro siamo stati al MEI ad esempio, ma il grosso del lavoro lo facciamo in prima persona noi del gruppo.

S.C. Purtroppo se non hai una buona agenzia di booking suoni poco, anche se nel nostro piccolo siamo riusciti a fare qualcosa. Se non sei "raccomandato" pochi ti considerano, quasi nessuno.

Com'è uno spettacolo live dei Kipple. Proponete i vostri brani semplicemente, in puro stile rock, o infarcite le performance con qualcos'altro? Alcuni dei vostri pezzi a mio modesto parere starebbero abbastanza bene accompagnate da qualche immagine di sfondo, un video, qualcosa...penso ad esempio a "On Cloud Nine". 
S.M.: E' una cosa che abbiamo sempre pensato anche noi, infatti ci stiamo lavorando. Live come quelli di Port-Royal ed Alva Noto sono uno spettacolo per gli occhi oltre che per le orecchie. Carlo, che é l'informatico del gruppo, ci ha promesso di deliziarci a breve con alcuni lavori visuali. Attendiamo.

Facciamo un gioco veloce...se doveste scegliere tra una di queste due cose, cosa scegliereste...
- un live insieme ai Mogwai o un live insieme ai Coldplay?

S.M.: Ascoltavo i Coldplay in passato, ma chiaro che aprire un concerto dei Mogwai sarebbe un onore ed una soddisfazione rara.
Grazie alle loro sonorità ho comprato la mia Telecaster ed ho imparato a suonarla.

S.C. Senza dubbio Mogwai....anche se per me il sogno resta sempre aprire per i Sonic Youth. Nel panorama italiano Marlene Kuntz.

- regalare il vostro cd a una persona che pensate possa "spingervi" o a un fan che vi implora di avere una copia gratis? 
S.M. - Un fan dovrebbe supportare la nostra musica e metterci in condizione di proporla, quindi se ha problemi a darci 5 euro per un cd vuol dire che non è poi tanto un fan. Un cd gratis lo do a qualcuno del settore, lo abbiamo dato a radio o locali dove abbiamo suonato. Credo non ci sia niente di male.
- suonare a gratis in un locale della vostra città o a 400 km da casa con solo le spese pagate?
S.M. - Suonare gratis a Bologna mi va super bene, collude con la mia pigrizia. Sogno di riuscire a suonare prima o poi nel pub a 20 metri da casa mia.

S.C. Abbiamo spesso suonato gratis all'inizio. Adesso cerchiamo il minimo indispensabile: rimborso spese e cena.

- leggere voi stessi stroncati su Rockit o su GTBT (questa è tosta, haha)
S.M. - Per fortuna entrambi avete apprezzato il nostro lavoro! Per me é indifferente, dipende dal recensore che fa l'ascolto, che se non ha gradito ha tutto il diritto di dirlo, e se ci dà dei consigli per migliorare anche meglio.

GRAZIE MILLE A VOI PER LO SPAZIO CHE CI AVETE CONCESSO.

S.C. Salvo C
S.M. Salvo M

venerdì 7 gennaio 2011

Paul Smith - Margins (V2, 2010)



Tracklist:
1. North Atlantic Drift
2. The Crush and the Shatter
3. Improvement/Denouement
4. Strange Friction
5. While You're In Bath
6. This Heat
7. I Drew You Sleeping
8. Alone, I Would've Dropped
9. Dare Not Dive
10. I Wonder If
11. Our Lady Of Lourdes
12. The Tingles
13. Pinball

Il giorno in cui tutti i frontman dei stramaledetti sedicenti gruppi indie inglesi, australiani o nordamericani la smetteranno di fare dischi solisti di dubbio valore, probabilmente io smetterò di considerare queste band delle reincarnazioni di dubbio valore dei Joy Division, dei Devo, o delle peggiori boyband.

Sfogo a parte, Paul Smith è un cantante molto carismatico, che nei Maximo Park è riuscito a creare perlomeno un paio di dischi interessanti dal punto di vista melodico, con molti singoli spendibili e vendibili come tali e performance live che, almeno nei primi tempi, sapevano entusiasmare senza troppe pretese. Cosa avrà combinato, invece, in questo Margins?
Il disco è piuttosto banale, difficile da mandare giù senza doversi soffermare un paio di volte a chiedersi perché. Le idee melodiche, gli arrangiamenti e alcune scelte tecniche e letterarie sono veramente apprezzabili, sottolineando l'ottima abilità dei musicisti (compaiono nomi come i Field Music) e la capacità da sempre riconosciuta a Smith di infilare infinite serie di frasi che abbiano più o meno senso compiuto ma dando grande vivacità, cantabilità e, in un certo senso, una personalità, alle linee vocali. Lo fa di nuovo, in quasi tutti i brani di Margins, che però hanno il terribile pregio di risultare brutte copie dei Maximo Park, o brutte copie delle brutte copie del disco solista di Duncan Lloyd o di tanti altri dischi solisti provenienti da band analoghe. Ci sono brani, come "Alone, I Would'Ve Dropped" che riescono nel difficile intento di annacquare soluzioni melodiche universalmente riconosciute come funzionanti e radiofoniche, perché concepite come tali, rendendole una sorta di delirante disperazione che si conclude in tormentati lamenti che segnano la strada per sfuriate leggermente più cariche come in "The Tingles", un brano che come molti nel disco tocca la sufficienza solo di striscio. E' il caso di finti tormentoni come "The Heat" e "Dare Not Dive", che emanano un torbido e soffocato baluginio di originalità, per chi la vuole cercare, grazie ad alcuni affannati lavori ritmici e melodici di basso e chitarra. E' "Improvement/Denouement" il brano più valido, almeno per il modo in cui la voce declina la passionalità tipica del timbro di Smith in forme più blande di orecchiabilità, senza stonare né uscire dai cardini segnalati con vistosi tratti di pennarello fosforescente che ti dice: "attenzione alle chitarre, con questo sound potresti anche fare un buco nell'acqua". Un messaggio che gli voglio dare più io che la sua coscienza, poiché la prima impressione che si ha ascoltando questo lavoro non ha nulla a che fare con quanto detto fino a qui, ma è proprio quella di una produzione casereccia, fatta alla bell'e meglio giusto per dare alle stampe un lavoro in più.

Noi che sappiamo che non è così gli diamo un po' di fiducia e diciamo che per almeno metà della sua durata Margins sa essere un disco sufficiente, radio-friendly quanto basta per non scadere nel melenso o nell'esagerazione commerciale, con tutti i suoi limiti che speriamo di avervi lasciato intendere nelle righe di cui sopra.

Voto: 6-

giovedì 6 gennaio 2011

Red Sparowes Live @ Scalo San Donato, Bologna 26 Ottobre 2010





* tutti i diritti riservati all'autore della foto
RECENSIONE PUBBLICATA SU GENTILE CONCESSIONE DI IMPATTO SONORO.
Versione originale, a cura di Fabio Gallato, qui

L’approdo allo Scalo San Donato (una sorta di affascinante centro sociale abbellito dalla dicitura “Cantiere Culturale”) ha un sapore quasi epico ed evocativo, vuoi per la miniodissea burocratica-logistica che, dal Locomotiv, ha spostato fin qui il concerto, vuoi per quello che dopo tutto potrebbe significare il concerto stesso.

É la musica dei Red Sparowes, è il primo freddo d’Italia, di Bologna, degli spiriti che si congelano e non si stupiscono già più del potenziale ormai non più stupefacente del post-rock, il rock che vent’anni fa osarono definire del futuro e che oggi, in un crogiuolo di anemiche crisi esistenziali, si limita a sopravvivere adagiandosi sugli allori dei soliti noti.
L’ultimo disco dei Pelican, gli ormai furono Isis, certi scivoloni di loro maestà Mogwai, i nostri Giardini Di Mirò, tutti insieme, in dosi diverse, nel comune e incorreggibile vizio di continuare a guardare l’universo dal basso verso il basso, a mascherare la muffa con piccoli aggiustamenti di rotta che suonano tanto come un triste compromesso con se stessi per evitare di guardare dritta negli occhi l’inevitabile vecchiaia.

La paura è straziante, ma al suo interno giace la risposta.

I Red Sparowes salgono sul minuscolo, quasi inesistente, palco e nell’aria il timore che si sparge è sempre lo stesso che suscita ogni uscita con il -post davanti: che la musica, strumentale o non, così romantica e così estrema, non sia poi in grado effettivamente di interloquire, comunicare, affascinare e ammaliare come si vorrebbe.
I video proiettati alle loro spalle, un mix di scene naturali e apocalittiche al tempo stesso, trasudano la standardizzazione che si vorrebbe provare a negare con le armi più classiche e più forti, le note e gli strumenti.
Colpiscono senza sbavature, tra arpeggi decadenti, una sorprendente steel guitar, una batteria forse troppo minimale e un basso positivamente sopra le righe.
Mettono in piedi una struttura inattaccabile, senza giri a vuoto, convincente in ogni pezzo e in ogni passaggio, perfetta per intensità, coinvolgimento emozionale e stile.

Appunto, lo stile, che è sempre lo stesso, proposto, descritto, ri-proposto e brevettato da due decenni ormai, senza sostanziali colpi di genio o audaci azzardi.
Cose che dai Red Sparowes, da interpreti del genere, sarebbe in fondo legittimo aspettarsi.
A volte la sensazione è che la rivoluzione stia arrivando, in ogni momento e sotto forma di deflagrazione cacofonica dopo un mare di sorprendenti slide tanto belli quanto semplici (“In Every Mind”, le cose più semplici e istintive sono le più belle). Un urlo liberatorio a voler dire che sì, i Red Sparowes possono essere davvero più post del post, possono essere davvero il futuro che si immaginavano 20 anni fa.
A volte invece, sembra di aspettarla da sempre e per sempre, nel guardarli compiacersi e giochicchiare con i feedback sulla strada dell’equilibrio, senza mai rischiare il colpo definitivo, quello del trionfo che non arriva mai.
In poche parole, la fotografia del post-rock.

La fotografia dei Red Sparowes, alla fine della serata, quando le giunture e le articolazioni fanno male per tanto immobilismo, è quella di un gruppo di secchioni che potrebbero essere geni per davvero, ma che hanno deciso di adeguarsi e livellare la loro proposta alla solita vecchia, bella e funzionale medietà.

La paura è straziante. La paura di rischiare e di fallire è sempre più forte di quella di cadere nel girone degli ignavi.


*video di "Astroman14" ripreso al concerto di due giorni prima a Mezzago

mercoledì 5 gennaio 2011

IN PILLOLE #1: Quintessenza - Nei Giardini di Babilonia (Autoproduzione, 2010)

La nuova rubrica IN PILLOLE esce con il primo numero dedicato ai Quintessenza, un progetto veramente molto interessante di cui vi parla "in pillole" il nostro recensore misterioso A.B.




Un opera seria. L’unico vero melodramma di questi fottuti anni “zero”. Un opera d’arte di elevata qualità letteraria e musicale. Un viaggio mozzafiato da seguire dal primo all’ultimo secondo (consigliatamente in acido). Difficile poter cogliere tutti i contenuti nemmeno dopo quasi dieci ascolti. Credo fermamente che l’opera “Nei Giardini Di Babilonia” dei Quintessenza dovrebbe essere oggetto di studio approfondito da parte di qualsiasi musicista che si rispetti. Invece a malincuore penso, che questi artisti saranno sempre sottovalutati e poco considerati a causa della sottocultura artistica italiana. E’ in questi momenti, più di altri, che mi vergogno di essere italiano. Non ci resta che ascoltare, ulteriori commenti sarebbero superflui, ascoltate in silenzio!

Voto: 10

martedì 4 gennaio 2011

A Toys Orchestra e Uochi Toki @ 27/11/2010 Bronson (Ravenna)

Reportage e foto a cura di Eleonora Verri



Attendevo da molto di vedere i freschi vincitori del Premio Italiano Musica Indipendente 2010 come miglior gruppo e per fortuna ne ho l’occasione grazie al Bronson che in fatto di qualità non si smentisce mai.
Ad aprire il concerto il duo Hip Hop “Uochi Toki” proveniente dalla fiorente etichetta “La Tempesta”.
Al Bronson presentano il set “Legno” con la batteria di Bruno Dorella e il contrabbasso di Lucio Corinzi.
Dal vivo sono molto più convincenti che in disco e per una buona oretta intrattengono il pubblico. Personalmente non è il mio genere, ma li ho apprezzati notevolmente sotto il punto di vista musicale, ma quanto a testi è stato abbastanza ostico perché a tratti ero assuefatta dallo stesso tono della voce che non cambiava mai e dunque non mi rendevo conto di ciò che usciva dalla bocca di Matteo "Napo" Palma, il cantante.
E’ legittimo per me chiedere un’unica cosa “Ma perché uno che va ad assistere a un concerto degli "A Toys Orchestra" deve sorbirsi un gruppo che con loro non ha niente a che spartire?” Sarebbe interessante capire le modalità, a volte bizzarre delle scelte dei gruppi spalla.


Finalmente salgono sul palco gli "A Toys Orchestra", con formazione a 5 elementi tutti intercambiabili, a parte la batteria. Non c’è purtroppo Beatrice Antolini, che li ha accompagnati per buona parte del tour.
C’erano molte aspettative da parte mia, perché li ritengo uno dei migliori gruppi italiani degli ultimi anni. Non rimarrò delusa. A volte i buoni gruppi li abbiamo in Italia e non ce ne accorgiamo. Fine polemica.
Il concerto inizia e ci si può subito immergere nel loro sound inconfondibile che contraddistingue i 3 lavori della band.
La scaletta è varia ed accontenta un po’ tutti attingendo a piene mani da tutti gli album.


Si passa dai pezzi storici di “Cuckoo Boohoo” come “Peter Pan Syndrom”e e di “Technicolor Dreams” “(Mrs Macabrette)” per arrivare a “Midnight Talks” (“Celentano”, “Red Alert”, “Plastic Romance”).
Ci sono canzoni più lente (“Summer”, “Invisible”) alternate ad altre più energiche e spensierate come ad esempio “Look in Your Eyes”.



Unica pecca, una cassa del Bronson che faceva le bizze e non voleva saperne emettendo strani rumori, spazientendo a volte i il cantante quando si metteva alla tastiera.
E' stato comunque un ottimo concerto e ne è valsa la pena aspettare tanto!

lunedì 3 gennaio 2011

Brainkiller - The Infiltration (Rare Noise Records, 2010)



Recensione a cura di FABIO GALLATO
Su gentile concessione di IMPATTO SONORO (articolo originale qui)

Tracklist:
1. U Can't Stomp Z Train

2. Casketch
3. Spider
4. Gilberto's Fantastic Safari
5. Ice Fishing
6. Pianer
7. Eapy
8. Michelsketch
9. Vindicator
10. Unfiltered
11. Last Mask

I Brainkiller vivono in un non-luogo musicale ancorato tra passato, futuro, schizofrenia e genialità. Sarà che vengono dal Texas, sarà che hanno preso il vecchio concetto di jazz-rock e lo hanno frullato in un mare di incredibili derivazioni e spigolose contaminazioni, “The Infiltration” è un manifesto di creatività e stile che va al di là di ogni misero tentativo di inquadrarlo in un qualche schema musicale algido e senza cuore.

I Brain Killer vanno a cena indistintamente con John Coltrane e Chet Baker, con Kurt Cobain e Robert Plant, con Thurston Moore e Blixa Bargeld. Non disdegnano superalcolici con Johh Zorn, ma nemmeno con Bartòk.
Il risultato è una tracklist che scorre via snella, divertita e divertente, tra elucubrazioni da big band e riflessioni da camera, in un’atmosfera che si sottrae incredibilmente al rischio mortale di snobismo e complessità (s)forzata, riuscendo perfettamente nell’ambizioso tentativo di avvicinare al (non-)genere anche i meno avvezzi.

Sperimentazione e classicismo, big muff e trombone, nostalgie crepuscolari e marcette sudamericane, piano elettrico e laptop, “The Infiltration” si apre a 360° in un mondo libero e arioso come non mai, un mondo dove forme classiche e riconosciute si liquefanno e si ricompongono costantemente in un oceano di colori nuovi, sorprendenti ma dopotutto rassicuranti e familiari.

Voto: 7.5

domenica 2 gennaio 2011

GTBT presenta: I live di Gennaio - parte 1

05.01 MINISTRI @ Bronson, Madonna Dell'Albero (RA)
05.01 THE FIRE @ Blue Train Club, Poggibonsi (SI)
06.01 MINISTRI @ Pala Sant'Elena, Caramanico Terme (PE)
06.01 DOES IT OFFEND YOU, YEAH @ Circolo degli Artisti, Roma
07.01 AIRWAY @ Oddlysheed, Casagiove (CE)
07.01 THE FIRE @ Controsenso, Prato
07.01 DIAFRAMMA @ Locomotiv Club, Bologna
07.01 THE TUNAS @ Angelo Mai, Roma
07.01 DOES IT OFFEND YOU, YEAH @ Covo, Bologna
07.01 PLASTIC MADE SOFA @ Tunnel, Milano
08.01 IORI'S EYES @ Level, Ancona
08.01 FONDERIA @ Circolo degli Artisti, Roma
08.01 DOES IT OFFEND YOU, YEAH @ Wah Wah Club, Venezia (Marghera)
08.01 AIRWAY @ Closer, Roma
08.01 THE FIRE @ Palarockness, Genzano di Roma (RM)
08.01 THE TUNAS @ Covo, Bologna
08.01 WORA WORA WASHINGTON @ No Fun, Udine
08.01 LA FAME DI CAMILLA @ Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA)
08.01 HEIKE HAS THE GIGGLES, AMOR FOU, BOLOGNA VIOLENTA ed ELIZABETH @ Estragon, Bologna
09.01 IORI'S EYES @ Brevevita, Ascoli Piceno
09.01 THE FIRE @ Baba Club, Pescara
11.01 LESTER BANGS BOOK PARTY (letture a cura di FRANCESCO MONTANARI e BRUNO MARINUCCI) @ Circolo degli Artisti, Roma
12.01 COMANECI @ Fanfulla, Roma
13.01 LOMBROSO @ Officina Giovani, Prato
13.01 AUTOKRATZ @ Circolo degli Artisti, Roma
13.01 ARDECORE @ Parco della Musica, Roma
13.01 PERTURBAZIONE @ Fondazione Pomodoro, Milano
13.01 STRIP IN MIDI SIDE @ Jah Bless Music Hall, Torre del Greco (NA)
14.01 ARDECORE @ Sala Vanni, Firenze
14.01 DUFRESNE @ Eurosonic, Groningen (OLANDA)
14.01 PERTURBAZIONE @ Controsenso, Prato
14.01 UOCHI TOKI @ Unwound, Padova
14.01 COMANECI @ Zena, Campagna (SA)
14.01 IORI'S EYES @ La Scighera, Milano
14.01 GLI AVVOLTOI @ Covo, Bologna
14.01 TYING TIFFANY@ Locomotiv, Bologna
14.01 QUARTIERE COFFEE e NICO ROYALE & MARK-ONE @ Estragon, Bologna
14.01 MINISTRI @ Vibra, Modena
14.01 LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA @ Latte Più, Brescia
14.01 VERDENA @ Patchanka, Milano
15.01 PERTURBAZIONE @ Circolo degli Artisti, Roma
15.01 COMANECI @ Antica Traccia, Taurianova (RC)
15.01 LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA @ Hiroshima Mon Amour, Torino
15.01 MINISTRI @ Baraonda, Marina di Massa (MS)
15.01 LINEA 77 @ Flog, Firenze
15.01 BALKATALAN EXPERIENCE @ Estragon, Bologna
15.01 THE IAN FAYS e LES MAN AVEC LES LUNETTES @ Covo, Bologna

sabato 1 gennaio 2011

Massimo Volume e Bachi Da Pietra @ Estragon 10/12/2010

Reportage e foto a cura di Eleonora Verri
Serata ad ingresso gratuito, locale praticamente pieno nonostante ci sia Marco Travaglio a Bologna con lo spettacolo “Il Dittatore del Bunga Bunga”.

Aprono il concerto i Bachi Da Pietra duo composto da Bruno Dorella e Giovanni Succi che presentano il loro ultimo l
avoro “Quarzo”.
Non li avevo mai visti dal vivo e rimango perplessa per il modo in cui si isolano quando suonano ma affascinata dalla voce di Succi,una voce che mi colpisce e mi rapisce.
Un numero sparuto di persone applaude ma ci sono dei momenti in cui mi accorgo dell’indifferenza di molti nelle mie vicinanze,che parlano dei fatti loro,fumano,bevono e non si rendono conto di ciò che accade sul palco.
Un vero peccato.

Alle 23,00 fanno ingresso sul palco i “Massimo Volume”
La scaletta inutile elencarla è composta esclusivamente dalle tracce dell’album nuovo “Cattive abitudini” uscito per l’etichetta “La Tempesta”.
Trascinanti dal vivo le tracce “Coney Island””Le nostre ore contante” “Avevi fretta di andartene”
Pubblico in delirio (e anche la sottoscritta) all’esecuzione di “Fausto”una delle più intense canzoni dell’album.

Quest’ultima canzone fa riflettere, soprattutto la frase molto beat generation che dice“ ho visto le menti migliori della mia generazione mendicare una presenza al varietà del sabato sera il loro aspetto trasgressivo, il loro pallore, si sposava alla perfezione con l'argomento della puntata”
A voi la vostra traduzione,io due o tre “menti” le ho individuate.

Emidio Clementi durante tutto il concerto è imperturbabile, Vittoria Burattini sempre magistrale mentre quasi percepisco un Egle Sommacal non in penombra, ma un passo indietro rispetto a Stefano Pilia esplosivo,fenomenale a volte quasi tarantolato (in senso buono, of course)
Rimango un po’ delusa dalla scaletta,so che questo è il tour promozionale dell’album però mi aspettavo una scaletta più varia non solo ed esclusivamente le canzoni di “Cattive abitudini”
Vengo un po’ consolata dal bis in cui vengono riproposti “Il Primo Dio” “Fuoco Fatuo” e “Il tempo scorre lungo i bordi”.
Il concerto si chiude definitivamente con la psichedelica“Vedute dallo spazio”


Bentornati Massimo Volume!

venerdì 31 dicembre 2010

Iori's Eyes Live @ Tetris, Trieste 11 Dicembre 2010



Il Tetris, uno degli unici club del capoluogo giuliano a proporre rock di un certo livello, porta a casa un ottimo risultato accaparrandosi questo duo milanese che si presenta a Trieste con il valore aggiunto del batterista. Gli Iori's Eyes riempiono il piccolo localino, proponendo il loro intelligente miscuglio di synth/dream-pop, alternative ed elettronica, sparsa a piene mani sul prodotto finito grazie agli ottimi apporti della tastierista, confluendo poi nel viscerale pot-pourri di grondanti vibrazioni distorte della Gibson del cantante/chitarrista dall'appeal quasi garage rock, etichetta dalla quale ruba soprattutto la pesantezza, più che il sound.

Tutti i brani eseguiti nel breve set di tre quarti d'ora circa sono stati suonati molto bene, giocando sui suoni con ottime dosi di precisione e di tecnica, seppur limitata ad un raggruppamento in verità limitato di pattern (soprattutto dal punto di vista ritmico, più che compositivo). Si ottengono così svariati effetti tra cui il palesarsi concreto di un'atmosfera shoegaze che puzza presuntuosamente di post-rock, seppur annacquata dal timbro vagamente "effeminato" della voce del frontman (se possiamo chiamarlo così). Se non è nulla di originale né di estremamente coinvolgente a livello fisico, il pubblico è spinto a recepire il messaggio più sul piano uditivo ed emotivo, rendendo un loro concerto un'esperienza da provare (per credere), soprattutto per l'onestà di facciata che ricorda certo pop cantautorale come ultimamente va più di moda fare che ascoltare. 
Se capitano dalle vostre parti, dategli una chance, se lo meritano.

* dal loro profilo ufficiale