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lunedì 20 dicembre 2010

Fish and Clips #8: OK GO (parte 2)

Rieccoci con gli OK Go, eravamo rimasti su "Do What You Want", più o meno a metà della loro carriera, e si riparte proprio da lì con la loro videografia.

INVINCIBLE (2006)
Invincible è una di quelle canzoni che non ti si levano dalla testa. E un'altra cosa che non si leva dalla testa delle persone è un'esplosione, come nel video di Gangster Trippin' del sempre troppo figo Fatboy Slim (e tra l'altro la settima uscita di Fish and Clips parlava proprio di lui). In questo video diretto da Damian Kulash e Michael Barnett ci sono parecchie esplosioni, anche se di piccolo taglio. Guardatelo lo stesso



HERE IT GOES AGAIN (2006)
Questo video l'hanno visto tutti. Questa canzone l'hanno ascoltata tutti, perfino le veline di Striscia la Notizia la ballavano (forse l'unica volta in cui il rock è entrato nel programma di Ricci a parte per Tick Tick Boom dei The Hives). C'è ancora Trish Sie a coreografare la band sui tapis roulant che tanto gli hanno regalato celebrità. Guardatelo.




WTF? (2009)
Registi: OK Go e Tim Nackashi. Quasi tutti gli oggetti in questo video sono stati comprati in un "99 cent store" ed è stato registrato in un'unica volta. La canzone spacca di brutto.





THIS TOO SHALL PASS (2010)
Anche stavolta due video, e a loro modo molto ingegnosi bisogna dire. Il video più famoso non è il primo, ma andiamo con ordine. Brian L. Perkins nell'ottobre 2009 a South Bend filma la band vestita da banda. Eccetera, eccetera. Insomma, guardate.





E poi il video più complesso mai realizzato dagli OK Go, che evidentemente si divertono tantissimo a fare queste cose. La Rube Goldberg Machine è difficile da spiegare qui, per cui vi diamo l'articolo di Wikipedia, e per il resto guardate il video. Vi si dica solo che è fenomenale. Per farlo ci hanno provato una sessantina di volte, se volevate saperlo.





END LOVE (2010)
Non ve lo so spiegare, ma non è male come video. E pure la canzone ha il suo perchè. Vi assicuro che vorrete anche voi le tutine colorate dei quattro.





WHITE KNUCKLES (2010)
I cani hanno fatto un ottimo lavoro. Sono stati fatti 124 take per questo video, e quello definitivo è il settantaduesimo. I cani sono stati appositamente addestrati per settimane. A dirigerlo Trish Sie, mentre tutti gli oggetti del video sono dell'IKEA, e anche questo conta qualcosa.





LAST LEAF (2010)
Uscito meno di due mesi fa. E' stato girato in collaboarzione con Samsung, dalla band, Nadeem Mazen e Ali Mohammad, con la produzione di Shirley Moyers e le animazioni realizzate da Champion Studio e Geoff Mcfetridge. Sono state utilizzate 215 fette biscottate già scadute per realizzarlo. 






Abbiamo finito. Forse abbiamo saltato qualche video, ma l'importante è che vi siate divertiti. Al prossimo numero, molto probabilmente dedicato a Moby, ma chi lo sa?

domenica 12 dicembre 2010

Fish and Clips #8: OK GO (parte 1)

Gli Ok GO all'anagrafe rispondono ai seguenti nomi: Damian Kulash, Tim Nordwind, Dan Konopka e Andy Ross. Non sono solo una delle band americane più celebri degli ultimi anni, dando alle stampe almeno un paio di dischi memorabili e facendo della loro ultima uscita la punta di diamante di una carriera. Hanno anche puntato molto sull'immagine e per quanto loro non siano certo begli uomini, i loro video piacciono a tutti. Vediamoli tutti, su Fish and Clips

GET OVER IT (2002)
Uno dei primi video, dove ancora la vena originale della band non si esprimeva "soprattutto" con questo mezzo. Francis Lawrence fa comunque un ottimo lavoro, e la sequenza centrale della band che gioca a ping pong vince su tutto. 


DON'T ASK ME (2003)
Questo esiste addirittura in due versioni. La prima, definita "Dance Booth version" o "The Orange version" è diretta da Barnaby Roper. Lo sfondo colorato dona soprattutto alla pelata del bassista. 





La seconda versione si chiama "Black And White version", la dirige Brian L. Perkins e contiene anche delle ballerine. Capite perchè è più interessante della prima? Detto questo, non siamo ancora entrati nel bel periodo degli OK Go, almeno per quanto riguarda i clips. E scusate per la qualità





A MILLION WAYS (2006)
Avanti popolo, e qua si inizia a ballare. Senza bandiera rossa però. In giardino, con delle mossette che fanno più ridere che divertire, gli OK Go sono diventati davvero famosi con questo video. E lo hanno anche rifatto qualche tempo dopo sui tapis roulant, ma ne parleremo dopo. La coreografia è di Trish Sie che non è una coreografa da poco, visto che ha vinto anche un Grammy.
Cercate i remake della gente su YouTube, alcuni sono fenomenali.





DO WHAT YOU WANT (2006)
Questo video esiste in tre versioni, Party, Tour e Wallpaper. Sembrano nomi di pacchetti regalo di qualche marca sfigata, ma effettivamente la fantasia non è il pregio dei titoli dati a queste cose. Nella versione "festa", diretta da Olivier Gondry, la band suonava, a dir loro, "at a fancy dandy party where people are drunk and dancing and having a great time", con una tecnica di ripresa che vi lascerà di stucco. 



La versione tour, effettivamente, non è tanto divertente, però è diretta da Scott Keiner quindi dateci un occhio lo stesso. 




E infine quella più celebre, che MTV ci ha propinato per qualche mese lasciando in disparte le altre due. Forse perchè è quella più figa delle tre? Per una volta l'Italia vince. Dirigono gli OK GO stessi insieme alla Blip Boutique





Continua la settimana prossima. Ciao ciao!

venerdì 22 gennaio 2010

Ok Go - Of The Blue Colour Of The Sky (Capitol Records, 2010)


Se siete di quelli che giudicano un gruppo dal singolo di debutto o dall'estetica, passate parola. Gli OK GO non fanno per voi. Il panorama indie inglese (americano se parliamo di loro) partorisce sempre progetti interessanti impacchettati già per passare di moda, ma gli OK GO di QUESTO disco non fanno certo parte di quel gruppetto. Se parlassimo del periodo “tapis roulant”, seppur buono, saremo ancora in quell'ambito abbastanza “indie rock insipido” da gustare solo se sei un lettore di NME, ma qui si inizia a sperimentare. Non come hanno fatto gli Strokes per il terzo disco. Di più, molto di più.
Il singolo, WTF?, in apertura di disco, spiazza immediatamente. Il gruppo è completamente cambiato. Poco commerciale per essere uno degli estratti, ma con un groove da paura (un cinque quarti come non se ne sentivano da tempo nelle chart), anacronistico, elegante. Salti nel passato continui (All Is Not Lost e Back From Kathmandu), intermezzi da country del triste cantastorie di turno (Last Leaf), giochi di vocoder neanche troppo aggraziati (Before the Earth Was Round). L'unico pezzo che si avvicina al vecchio stile della band è Needing/Getting, anche se non contiene nulla di quel power pop fin troppo melodico da essere ricordato. In effetti brani come questi ci fanno capire dove sta la differenza: i coretti quasi beatlesiani, i tempi più complessi, una struttura generalmente molto studiata, suoni incredibilmente pieni. Tutto quadra. Anche la semi-elettronica assolutamente fuori dal tempo (citiamo i Bluvertigo su un disco americano, eh beh?) di White Knuckles e End Love stupisce, e il caleidoscopio un po' si scalda con toni di reminiscenza nostalgica da eighties. Con i suoni dei novanta. Ma ve lo aspettavate? Psichedelia in ogni forma. A concludere In The Glass, tra Grandaddy e Wilco, duo comprensibile se pensate che poteva cantarla Bjork e sarebbe stato comunque un brano memorabile (nulla contro l'eccentrica islandese, per essere chiari).
Esperimento riuscito, azzeccato in ogni dettaglio, colpevole di venire fuori dalle menti di quattro musicisti simpatici, con una particolare attenzione ai videoclip che li ha catapultati nello star system prima ancora di poter dimostrare la loro vera vena artistica, la maturità che questo “Of The Blue Colour of the Sky” dimostra appieno. Superdisco. 

Voto: 8.5