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venerdì 17 dicembre 2010

Ministri Live @ Roncade (TV) 7 Dicembre 2010


* L'immagine ha ovviamente tutti i diritti riservati all'autore

Le prime battute le prendiamo dal Facebook dei Ministri, dove dichiarano:
"Quando abbiamo iniziato a suonare eravamo in quattro, poi abbiamo scoperto che in tre facevamo più casino". Le due premesse sono: non è vero che siete in tre; non è vero che fate più casino. Purtroppo il nuovo tour dei Ministri soffre dell'assenza di cattiveria che li ha sempre contraddistinti, quella furia punk e quasi da metallari dell'ultim'ora che ai concerti riusciva a sconvolgerti dentro. Ed è paradossale che fossero un gruppo "da pogo" quando nessuno ai concerti batteva ciglio, e adesso che si sono smorzati la gente inizi a muoversi. Nulla in contrario a chi salta e si agita con queste canzoni, che in concerto sono coinvolgenti più che mai, ma è chiaro che bisogna dire la verità e il "casino" io non l'ho sentito. E pensare che nel tour precedente li ho visti cinque volte e ogni volta con immenso piacere, seguito da una sfrenata voglia di accompagnare la musica fisicamente come poche band ancora sanno suscitare in me, e più in generale, in noi.

La verità è che il nuovo sound dei Ministri è più commerciale. La distorsione da "amplificatore distrutto" dei primi tempi di Federico Dragogna ha lasciato spazio ad una doppia chitarra più precisa a livello tecnico ma con un sound più tiepido, più pop e più melodico, soprattutto quando non c'è da pestare di brutto. Un altro elemento che indebolisce le canzoni è la semplificazione estrema dei pattern di batteria che, soprattutto in "Non mi Conviene Puntare in Alto", uno dei brani migliori dell'intera discografia "ministrica", e in "Tempi Bui", fanno perdere coerenza al comparto ritmico dei brani. Sarà che Michele Esposito si è accorto di non essere un gran batterista e ha voluto suonare quello che sa fare meglio, però arrivare a utilizzare due ritmi in un intero concerto mi sembra un po' troppo riduttivo. 
Per il resto, niente da dire. I nuovi brani possono piacere o far storcere il naso su disco, ma live hanno un'ottima presa. "Il Sole (E' Importante Che Non Ci Sia)", in apertura, con il peggior suono di rullante mai sentito nella storia della musica rock, è l'inizio perfetto e scatena i primi cori in un pubblico coinvolto più che mai (i loro fan ormai si distinguono per un'estrema, quasi morbosa, forma di attaccamento alla band, tanto da seguirli per interi tour in massa neanche fossero gli U2 o i Muse italiani), seguita da "Che Cosa Ti Manca" e il singolo evergreen "Bevo". E' qui che si nota come i brani vecchi siano più apprezzati, ma bando alle ciance e andiamo avanti. Altri highlights dei 75/80 minuti circa di set sono senz'altro i 5 brani del bis, cioè "La Petroliera" (con un groove elettronico che nonostante il suo appeal troppo da classifica si fregia di un sound molto interessante, originale se paragonato alla media della carriera dei milanesi), "Tempi Bui", "Diritto al Tetto" (che finalmente sta migliorando), "Abituarsi alla Fine", come sempre lunghissima in finale, e "I Nostri Uomini Ti Vedono", cattiva e sfrontata più che mai. Ottima sempre "La Piazza", accolta molto calorosamente "Il Bel Canto" (che ritorna in veste acustica) e tra le nuove spicca soprattutto "Tutta Roba Nostra", con un arrangiamento leggermente diversificato rispetto a quello del disco. Delude, anche se resta sufficiente, "Gli Alberi".

Tecnicamente la band sta migliorando, soprattutto se consideriamo la voce di Divi e la chitarra di Dragogna, supportate entrambe dai cori e dalla seconda chitarra più il sintetizzatore del quarto aggiunto F Punto (anche se è proprio la sua presenza ad ammorbidire il sound, molto spesso). La batteria invece continua ad arretrare, come dicevamo sopra, e per non ripeterci ci limiteremo ad augurargli di trovare una dimensione più congeniale al genere che suona, perchè potrebbe spaccare cento volte di più.
La serata al New Age, tutto sommato, è stata molto buona e a tutti i fan dei Ministri sarà bastata a dimostrare che la loro carriera è in continua ascesa. Purtroppo per chi li vuole guardare con un occhio critico e imparziale, un peggioramento lo si nota anche troppo, ma per non fare i pignoli ci limiteremo a dire che tutto ciò può ancora essere messo da parte, per godersi un live caldo, carico e pungente come solo i Ministri, in questo momento, sanno fare. 

*video di "doripuzzone2"

venerdì 10 dicembre 2010

Fotoreport #17: Ministri live @ Renfe, Ferrara 05 Novembre 2010

Eleonora Verri era presente per Good Times Bad Times al concerto dei Ministri al Renfe di Ferrara, la "data zero" del tour in puro stile La Tempesta (come per le date di Le Luci della Centrale Elettrica, Massimo Volume e Uochi Toki). 
Ecco qualche scatto.

lunedì 18 ottobre 2010

[DOPPIA RECENSIONE] Ministri - Fuori (Universal, 2010)


Tracklist: Qui 

RECENSIONI:
1. A cura di A.B. (nuovo collaboratore)

Fuori è il terzo album studio dei Ministri, gruppo punk-rock milanese, del quale colpiscono subito le tipiche armonie tormentose, i ritmi incalzanti e i testi “impegnati” sempre travestiti da una visione adolescenziale. 

Il singolo e traccia numero uno del disco (Il Sole), si presenta con un caldo rullante elettronico di batteria, sposo ideale per il groove ossessivo di chitarra. Quest’ultimo viene “rivisitato” ed inserito anche nel decimo brano (Che Cosa Ti Manca).
Nella seconda traccia (Gli Alberi) da evidenziare - noi saliremo sopra gli alberi/ sputeremo in testa a chi si avvicinerà/ guarderemo da lontano le guerre che incendieranno la nostra città - frase che mette in luce tutta la filosofia della band disposta anche a veder bruciare la propria casa piuttosto che “scendere dalla pianta”. Libertà non è stare sopra un albero.
- Noi fuori dalle radio - è lo slogan del quarto brano (Noi Fuori), - è dall’alto che inventano il pericolo - quasi commuovente sapendo che il lato oscuro della luna dei Ministri si chiama già da un po’ Universal.
Cosmiche le atmosfere create dal synth usato per accompagnare il brano numero cinque (Tutta Roba Nostra).
Nell’ottava traccia (La Petroliera), risalta la ritmica lineare di batteria elettronica; la melodia dolce e malinconica ha lo scopo di concentrare le riflessioni su di un testo nobile solo per ideali. 

Nel complesso il disco si fa ascoltare, poco impegnativo sia musicalmente che letterariamente, a portata d’ascolto dei più. 

Voto: 4  

2. A cura di Emanuele Brizzante

Il terzo full-length dei Ministri arriva come una sassata sulla testa di chi si aspettava l'album carico che le anteprime ai loro concerti primaverili ed estivi avevano lasciato prospettare. In questo "Fuori" ci sono elementi di continuità con la vecchia produzione dei Ministri (il primo disco e l'EP "La Piazza), infettata di immediatezza punk rock e testi politicizzati e diretti. Nel secondo disco, come tutti ricorderanno, il mostro Universal aveva già iniziato a mietere le prime vittime, cogliendo i tre sul fatto nel tentativo di "commercializzarsi", con alcuni brani carini ma molto più banali come "Tempi Bui" e "E Se Poi Si Spegne Tutto". L'anima di questa nuova uscita è quella più smaccatamente pop, libera da quelle finzioni che prima il trio metteva in atto per nascondere questa loro già presente attitudine, e lo dichiarano in "Una Questione Politica", il manifesto del loro cambiamento e servilismo alle logiche major che viene attestato con la frase "Si, siamo cambiati è vero". L'importante è ammetterlo, in faccia ai fans che tanto ci avevano creduto, ma che sono disposti sempre a credere a tutto quando ci sono davanti le tre giacche più famose d'Italia. Ma, piano, non stizzitevi, piacciono molto anche a me, c'è solo da ammettere in cosa pecca questo nuovo loro lavoro.

I contenuti del disco non meritano una gran discussione. I pezzi si dividono in quelli punk-rock alternativo di "Il Sole", "Noi Fuori", "Io Mangio La Terra" e "Che Cosa Ti Manca", e in quelli pop-tastieristico degli altri brani. L'impressione è che, nei brani lenti come "Vestirsi Male" e "Tutta Roba Nostra", i Ministri abbiano preteso troppo da loro stessi. E' evidente che comporre brani calmi non è il loro forte, anche se "La Petroliera" è una perla da non sottovalutare, forse tra le migliori degli ultimi due album. I testi forniscono la solita dose di qualunquismo demagogico, con la classica serie di frasi "proverbiali" indimenticabili destinate a finire su bacheche di Facebook e commenti di YouTube, pur senza capirne il significato, che non sempre hanno. E lo si vede lontano un miglio. I ritornelli sono tutti molto radiofonici: quello de "Gli Alberi" è il migliore, così come la canzone, la migliore del disco e azzeccatissima come primo singolo, il peggiore è invece quello di "Due Dita Nel Cuore", che non funziona assolutamente, condannato anche dalla parola "cacciati" che più cacofonica di così non poteva essere. L'altra faccia della medaglia è però quella di una grande interpretazione alla voce di Divi (molto più di quella mediocre al basso ovviamente), protagonista di una performance che sottolinea e valorizza pienamente il suo timbro particolarissimo immediatamente riconoscibile a chiunque ascolti il genere in Italia negli ultimi cinque anni. Pollice verso invece per alcune scelte nel sound, in primis l'eccesso di tastiere "senza saperle suonare", il tentativo di utilizzare pattern elettronici di batteria che rovinano qualsiasi canzone dove siano inseriti e un'accozzaglia veramente fanfarona di chitarre e sintetizzatori in alcune sezioni particolarmente cariche, con l'unico risultato di rendere meno potente e comprensibile la parte di canzone in questione.

Il disco funziona ma è assolutamente inevitabile notare la flessione e la diminuzione di qualità rispetto alle prime uscite discografiche. Attenzione per il futuro. 

Voto: 6.5

lunedì 8 febbraio 2010

Ministri e Heike Has The Giggles live @ Covo, Bologna, 12/12/09


Quando ho visto la prima volta questi ragazzi mi trovavo proprio al Covo, solo 9 mesi fa (Marzo 2009). Era una band molto meno conosciuta, e molto diversa sul palco, sebbene la scaletta non sia cambiata di molto. L'attitudine sempre molto punk rock nel proporre un genere in realtà difficilmente etichettabile così, li rende una band da godere più in live che su disco, complice una carica notevole che fa da perfetto contraltare alle carenze tecniche in passato denunciate da molti ai concerti. Ma dopo centinaia di date si può parlare tutto fuorché di errori.
Lasciando perdere le esagerazioni di Federico alla chitarra e di Michele alla batteria, nelle parti improvvisate come i finali dei pezzi o la conclusiva Abituarsi alla Fine, che a volte sfiorano il ridicolo, tecnicamente parlando, il gruppo è migliorato davvero tanto. Meno stonature per Divi, meno note fuori tonalità per Federico, un distorto più pulito e preciso, un suono più curato. Anche la scaletta di questo “In Mille Pezzi Tour” sembra funzionare molto meglio, costruita con più cura forse per suggellare definitivamente un grandissimo anno per una delle realtà che si sta consolidando più forte, anche se ci si chiede quanti altri fan possano conquistare continuando con questo genere che in Italia quasi nessuno prende in considerazione. Certo, se i fan sono tutti come i ragazzi che li seguono, facendosi centinaia di chilometri neanche fossero gli U2, bastano e avanzano per consolidare lo status di band italiana dell'anno, almeno per quanto riguarda il lunghissimo, estenuante e riuscito tour.
La scaletta, che trovate sotto, abbraccia tutte e tre le uscite discografiche dei Ministri (il primo disco, ristampato da poco, il secondo Tempi Bui e l'EP La Piazza), tra i cori del pubblico che sempre al Covo nove mesi fa non conosceva una parola. Anche il pogo è devastante, soprattutto in un locale piccolo come questo (dove peraltro anche l'acustica non brilla per la sua qualità), nelle canzoni più potenti come Il Camino de Santiago, Diritto al Tetto (la migliore della serata) e I Nostri Uomini ti Vedono, che suona bene spostata ad inizio scaletta. C'è spazio anche per la nuova versione de Il Bel Canto, i singoli dell'ultimo disco (tutti e quattro, compresa la lenta E Se Poi si Spegne Tutto) e tre pezzi su quattro dell'EP, tra cui la richiestissima Fari Spenti in apertura di concerto.
Da notare come il “quarto ministro” F Punto abbia trovato (o gli abbiano fatto trovare...) una dimensione finalmente personale, suonando la chitarra “per davvero” per tutto il concerto, lasciando stare sintetizzatori e tastierine che servivano, facendo due conti, solo a far partire qualche base.
Tenendo conto della crescita della band e del tempo che ci hanno messo non si possono che esternare i più sentiti complimenti, restando solo attenti a non esagerare con gli apprezzamenti perché si tratta pur sempre di una band nella media sia tecnicamente che a livello compositivo, anche se per chi ascolta questo genere è quasi impossibile non coinvolgersi e non uscire contenti da un concerto di questo tipo. E se volete pogare, ora, potete. Questi sono i Ministri, alla fine del millenovecentotrentanove.

Nota finale: ad aprire il set dei Ministri c'erano i bolognesi Heike has the Giggles, che propongono un rock veloce, ballabile, di stampo British, molto azzeccato. Il debut album è stato recensito su questo blog e potete aprire la recensione cliccando sul nome della band.

SETLIST:
FARI SPENTI
LA FACCIA DI BRIATORE
I NOSTRI UOMINI TI VEDONO
NON MI CONVIENE PUNTARE IN ALTO
BEVO
LE MIE NOTTI SONO MIGLIORI DEI VOSTRI GIORNI
I SOLDI SONO FINITI
IL BEL CANTO
IL CAMINO DE SANTIAGO
TEMPI BUI
E SE POI SI SPEGNE TUTTO
LA MIA GIORNATA CHE TACE
LA PIAZZA
DIRITTO AL TETTO
BERLINO 3
ABITUARSI ALLA FINE

domenica 6 settembre 2009

Coldplay - Concerto a Udine, 31/8/2009


Le band che raggiungono un successo così grande spesso peccano di sensibilità. Si presentano davanti a migliaia di persone con scenografie milionarie, fanno un ora di concerto e se ne vanno senza un grazie. Non è il caso dei Coldplay. Un palco enorme, un casino di soldi spesi in fuochi d'artificio, palloni ed altri effetti di scena piuttosto azzeccati, senz'altro, ma c'è anche uno show perfetto in ogni suo dettaglio, con quasi 2 ore di musica, una tracklist da pelle d'oca ed un esecuzione da brivido. Con due buoni gruppi spalla, oltretutto.
Parto proprio da quelli.
Alle 7 e qualche minuto accendono gli amplificatori i Ministri, che fanno un set di qualche minuto per scaldare la folla, che (nonostante il genere) gradisce. Qualche “bevo, bevo bevo” si eleva dal pubblico e i loro 25 minuti di set volano veloci. Buona la performance, con unica pecca la voce veramente stanca del cantante. Su tutte spiccano La Piazza e Non Mi Conviene Puntare in Alto.
Arrivano dopo poco i White Lies, band-rivelazione inglese del 2009. Fare l'occhiolino ai Joy Division non è solo un'operazione di marketing se sai suonare lo strumento che imbracci. I ragazzi tecnicamente ci danno dentro, si contano pochissimi errori e il set sfugge velocemente, con perle come Farewell to the Fairground in apertura e il singolo Death, ben eseguito, a chiudere.
E arrivano loro, quelli che hanno fatto muovere più di 40.000 persone nonostante il prezzo piuttosto elevato del biglietto. Si parte col botto, tutti in piedi anche sugli spalti, per la combo devastante di Life in Technicolor (introduzione), Violet Hill, Clocks, In My Place e Yellow. Nella serie almeno quattro delle canzoni migliori del loro repertorio, tra le altre cose anche le più amate, e lo si sente dalla reazione quasi smodata del pubblico (sempre meno di quella che partirà per il tormentone Viva la Vida). Eseguendo praticamente tutto l'ultimo CD, spunta anche qualche perla dal passato come The Hardest Part o la migliore di tutte, Fix You, veramente intensa in concerto. Con un set acustico in mezzo al pubblico (dal quale parte una sentita cover di Billie Jean del compianto Michael Jackson) e un remix di Viva la Vida, escono per la pausa. Di ritorno c'è tempo per qualche canzone (la migliore Lovers in Japan, con tanto di farfalle di carta sparate sul pubblico), prima dell'encore con The Scientist e Life in Technicolor II accompagnata dai fuochi d'artificio a mettere la parola fine alla performance.
Tecnicamente la band è davvero apprezzabile. Si contano sulle dita di una mano gli errori, ancora meno le stonature di un Chris Martin in forma, che gioca anche con il pubblico dirompendo qua e là con qualche frase in un italiano che dire stentato è dire poco. Divertenti quanto basta per far capire che anche loro si divertono, ancora, a suonare, lasciano l'amaro in bocca solo quando ci si rende conto che lo spettacolo è finito e che per rivederli bisognerà attendere molto. Veramente un gran concerto, complice anche l'atmosfera creata di un pubblico di sostenitori accaniti e sinceri.
Imperdibile.
*la fotografia è stata trovata su FlickR, non è di mia proprietà e ringrazio l'autore

mercoledì 18 marzo 2009

Ministri - Tempi Bui (Universal, 2009)

I Ministri, trio milanese che ho già recensito su questo blog, arrivano nel 2009 a pubblicare per Universal il loro secondo album di inediti. Cosa troviamo all'interno di questo album? Undici canzoni dense di rock contaminato dal punk rock dei Foo Fighters tanto quanto dall'alternative di tradizione italica. Undici critici spaccati di vita quotidiana che il chitarrista Dragogna tramite la sprezzante e potente voce di Autelitano ci vuole spiattellare dritti in faccia, la scottante verità sotto forma di frasi-slogan e rime urlate. Questo è il formato di questo CD che ora mi appresto a recensire in maniera più approfondita.

L'album si dimostra molto più vario del precedente "I Soldi Sono Finiti" poiché, seguendo la traccia impostata dall'Ep "La Piazza" alterna momenti melodici e più rilassati a sferzate di potenza che ben si conciliano con la sfacciataggine dei testi. E' così che ascoltiamo il singolo "Tempi Bui" seguito dall'ironica, cinica e sfrontata "Bevo" e dalla malinconica "Il Futuro E' Una Trappola". I risultati della continuazione nel percorso artistico di questi tre si sentono nelle canzoni più particolari come "Vicenza (la voglio anch'io una base a)", violento pezzo il cui significato non ha bisogno di tante spiegazioni, e "Ballata Del Lavoro Interinale", probabilmente il brano meno in linea con la tradizione "ministrica". Frasi come "lascia che ci sia un padre sopra di noi che si batta il petto e si chieda perché dovrà seppellirsi da sè" e "il futuro l'avete inventato voi" suonano poetiche quanto dirette, e non lasciano libera interpretazione all'ascoltatore, ed alcuni potrebbero storcere il naso per qualche, comunque ammissibile, parentesi "politica" dei tre. Tecnicamente il gruppo sta migliorando e la produzione di qualità decisamente superiore a quella del primo disco rende molto bene questa evoluzione, che si vede sia nelle linee vocali che nei riff di Dragogna, sempre graffianti ma a volte più complessi e precisi, con qualche influenza dal metal e dal punk vecchio stampo (es. "La Faccia di Briatore" e "La Casa Brucia"). Il CD contiene anche "Diritto al Tetto", già vista sull'EP che ha preceduto di un anno la pubblicazione di questo disco, leggermente rimissata con un impercettibile riverbero teso a potenziare l'atmosfera già molto caotica, seppur bastevole a garantire una notevole orecchiabilità, del pezzo. Il mix dei suoni è in linea con la potenza che il gruppo da sempre cerca di comunicare, con basso e batteria neanche troppo in risaltato per permettere di apprezzare appieno il contenuto dei testi. Immancabili gli stralci di musica popolare inseriti per collegare una canzone all'altra come nel primo disco, e stavolta è toccato a due cantanti dialettali (Maurizio Palmieri e Francesca Cacciatore) salmodiare qualche verso di stili molto poco affermati come la "tammuriata" e il "griko", un canto salentino.

Alla fine questo album è sicuramente sopra la media e i Ministri devono aver ascoltato molto bene il monito di Caparezza riguardo il "secondo album" perché hanno fatto di tutto per fare un prodotto degno di nota e che certamente gli darà ancora più spessore anche grazie ai coinvolgentissimi concerti che offrono a poco prezzo ad un pubblico sempre in crescita. Ci si aspetta grandi cose dal loro terzo lavoro che ascolteremo chissà tra un anno o due.

Voto: 8

mercoledì 20 agosto 2008

Ministri - La Piazza EP (Black Out/Universal, 2008)

Nel 2008 in Italia non è uscito solo l'album di Vasco Rossi, ma anche le realtà underground della musica alt-rock italiana si sono fatte sentire. Le Luci Della Centrale Elettrica, gli Amari, i Canadians, l'Eterea Postbong Band, ed infine i Ministri. Queste band stanno da tempo ravvivando il panorama “indie” italiano soprattutto con i loro concerti. Ma veniamo al dunque...questi Ministri. L'EP di recente pubblicazione è un prodotto di ottima fattura. La produzione, non eccelsa ma comunque sopra la media, rende giustizia ad una band che ha ancora molta strada da fare e molto da dire. 4 brani per una durata media di 3 minuti a pezzo, tutti politicamente impegnati anche se non eccessivamente, forse per smorzare un po' i toni dopo il primo album, molto più aggressivo a livello di liriche. E' un album comunicativo, sia come parole che come musica. Vediamolo meglio:

Il trio di “ussari” ci sbalordisce subito con un bel pezzo, l'omonimo La Piazza, che sa un po' di Afterhours dei tempi di Germi, con la voce di Alberto dei Verdena. Ma non è semplicemente con un paragone che si può descrivere questo bel pezzo rock, lento rispetto ai due che seguono, ma molto intenso e con un ritornello molto orecchiabile. Il secondo pezzo, il singolo, Diritto Al Tetto, con un testo che, a detta di Dragogna ed Auteliano intervistati per un giornale, è una denuncia neanche tanto velata contro alcuni provvedimenti della polizia milanese, che avrebbe condannato un senzatetto agli arresti domiciliari su una panchina per poi arrestarlo mentre si era allontanato a defecare. E' cronaca anche questa. Musicalmente la canzone è quasi punk, aggressiva al punto giusto e mai pesante, considerata la durata modesta che lo rende un singolo perfetto. La vera traccia di fuoco è Fari Spenti, con un ritornello bellissimo. Non si allontana da Diritto al Tetto come tiro, anche questa veloce e pesta, ma presenta un testo riflessivo, profondo e molto critico, senza mai diventare politico né avventato negli attacchi diretti che sferra. L'EP si chiude con un pezzo che odora di riempitivo, seppur proseguendo il filone critico nei loro testi e quello aggressivo nella musica, anche se nella seconda strofa notiamo un calo di intensità nelle parole di Dragogna. Molto bello il ritornello di questa Meglio Se Non Lo Sai, orecchiabilissimo soprattutto grazie al tiro pop della linea vocale (ascoltatelo e ditemi se non ricorda Max Pezzali negli 883, ma quelli dei tempi migliori).

Alla fine non c'è molto da aggiungere. I Ministri sono una realtà forte, conosciuta, rispettata. Hanno molto da dire vista anche la giovane età, e considerato che l'energia non gli manca c'è solo da sperare che sappiamo “amministrare” il loro futuro. Ci salveranno?

Voto: 8-