lunedì 4 luglio 2022

Folkatomic - Polaris (Italysona, 2022)



"Polaris" è l'album di debutto del progetto Folkatomic, ensemble costituito da quattro elementi (Valeria Quarti e Franco Montanaro voce e percussioni, Li Bassi chitarre ed elettroniche e Oreste Forestieri strumenti a fiati), che si pone come scopo quello di sposare la musica folk del sud Italiana con sonorità più elettroniche. Il disco si compone di un inedito e sette rivisitazioni di canti popolari Pugliesi, Calabresi, Campani e Siciliani.

L'inedito è proprio il brano che dà il titolo al disco, posto in apertura, invocazione, per l'appunto, alla Stella Polare da parte di un naufrago che desidera ritrovare la via di casa. Si tratta comunque di una composizione che attinge a piene mani dalle tradizioni omaggiate nel resto del disco (struttura presa in prestito dalla pizzica, testo in dialetto Calabrese) e, in quanto tale, si sposa bene col resto delle sonorità presentate. Per quanto riguarda il resto dell'album, la sfida è appunto quella di cercare di unire la tradizione con il presente, senza far cadere nessuno dei due nell'anacronismo. Ed ecco, quindi, la presenza di esperimenti come "Tamurriata", canto Campano che, dopo un inizio piuttosto fedele a come verrebbe proposto in un contesto più tradizionale si trasforma in un ballabile trance e delle pizziche Pugliesi "Quant'ave" e di San Vito e Torchiarolo le cui atmosfere già danzerecce in sé risultano perfettamente compatibili con i ritmi elettronici proposti, dimostrando che il mélange idealizzato dal quartetto non è poi così improbabile. Altri momenti, invece, come la tarantella Calabrese "Tirulalleru", probabilmente il pezzo che finisce per colpire di più al primo ascolto, pur presentando un arrangiamento coerente col resto del disco, mantengono l'ago della bilancia più spostato verso la tradizione e risultano di più come esecuzioni modernizzate che rivisitazioni vere e proprie.

L'album non è certamente campato in aria: la scelta della strumentazione classica e le sonorità elettroniche appropriate ad essa sono senza dubbio frutto di una ricerca attenta e di una particolare fiducia nella proposta. Inoltre, le parti vocali risultano molto passionali e convinte, dando al tutto un chiaro senso di autenticità. Detto questo, è sicuramente anche un lavoro non facile da piazzare che richiede un tipo di pubblico particolare che sia in egual misura ben disposto verso la musica popolare tradizionale e quella elettronica e ballabile.

lunedì 16 maggio 2022

Eugenio Balzani - ItaliòPolis (RNC Music, 2022)

 


"ItaliòPolis" è il titolo del quarto album in studio del cantautore cesenate Eugenio Balzani, qui aiutato da un quartetto di musicisti identificato come Recover Band e formato da Christian Ravaglioli al piano elettrico Wurlitzer e ai sintetizzatori, il fiatista Paolo Fantini e la sezione ritmica composta da Alfredo Gentili Gianluca Donati, rispettivamente basso e batteria. Il titolo del disco identifica l'Italia come une grande città i cui abitanti vengono resi in chiave critica e sardonica, evidenziando tutte le nevrosi e i comportamenti irrazionali dovuti alla pandemia, ma non solo.

Con queste premesse e con le deliziose sonorità jazzate, il disco sembra promettere bene ed, effettivamente, si apre in grande stile con "Samurai", pezzo dedicato alla frenesia moderna nel quale ogni tassello appare al suo posto: un pregevole giro di fiati che supporta l'intera canzone, un testo garbatamente ironico, una cantato che appare volontariamente annoiato e distaccato molto adatto alle tematiche. Non sempre, però, l'album è all'altezza di questa canzone. Ad esempio, "Il luna park dei pazzi", canzone di protesta contro l'alimentarsi degli stereotipi nella società attraverso i social, pur presentando degli intenti lodevoli e un buon arrangiamento, rischia di cadere un po' troppo nel paternalismo per via del testo un po' troppo diretto. Detto questo, non tutto l'album è legato alla critica sociale: "Clara l.r.p.d." e "L'amore sovversivo" sono due canzoni dedicate alla madre e alla sorella del cantautore. Entrambe sono intrise di profonda malinconia e cupezza ma sono espresse con molto garbo e gusto, senza sfociare nella pantomima, sebbene in particolare il testo della seconda, che racconta in maniera piuttosto esplicita la morte della sorella, sia parecchio intenso. Interessante anche la chiusura del disco, "Happy Birthday, Jesus", il cui cantato in inglese le dà un tono vintage apprezzabile. Le cose migliori del disco, comunque, restano le basi strumentali delle canzoni. La band di supporto a cui si è affidato Balzani si dimostra preparata e professionale e rende la musica molto interessante, in particolar modo nella già citata "Samurai" ma anche in "L'undicesimo canto", nella quale ha anche l'occasione di mettersi in mostra durante l'introduzione, e "Le strade del jazz"

Pur non essendo del tutto consistente, "ItaliòPolis" risulta un disco generalmente piacevole grazie alla buona produzione e alla presentazione accattivante che dimostrano, comunque, una certa esperienza e consapevolezza da parte dell'autore. 

martedì 10 maggio 2022

Laura B - La ragazza di nessuno (Autoproduzione, 2022)



"La ragazza di nessuno", il primo lavoro solista di Laura B, musicista bresciana in attività dal 2009, in passato collaboratrice di Lucio Bardi e Luciano Ninzatti e frontwoman dei Lemon Squeezers. Nei suoi venti minuti di durata, l'EP cerca di dare voce al mondo visto da un'ottica femminile e presenta con testi che puntano ad essere diretti e a lasciare meno spazio possibile ad interpretazioni alternative.

Da un punto di vista musicale, l'EP è incentrato principalmente sulla voce della cantante, roca e graffiante e piuttosto adatta a supportare sia le parti vocali, sia le tematiche affrontate suoi testi. Musicalmente, il disco si muove principalmente su atmosfere soul e rock, ben eseguite e ben arrangiate. Dei sei pezzi qua contenuti, le più interessanti sono l'hard rock di "Cristina", canzone aggressiva e di protesta dedicata alle donne che hanno subito dei torti e che pagano per il resto della loro vita, "Il giorno triste del tuo compleanno", supportata da un buon giro di basso e con un testo piuttosto amaro riguardante la necessità di distaccarsi dalle relazioni sentimentali nocive e la conclusiva "Norma", il brano più politicamente impegnato del disco che chiude la sequenza in maniera musicalmente piuttosto delicata che vede un narrazione in prima persona riguardante la sua vita in tempi di guerra con relative difficoltà e un tocco di nostalgia.

Forse anche a causa della sua breve durata, "La ragazza di nessuno" è un lavoro che va dritto al sodo e che, dal suo punto di vista, sicuramente raggiunge i suoi obiettivi. Il cantato potrebbe non essere per tutti ma è adeguato al materiale proposto e la produzione dà alla presentazione del disco un tocco di convinzione che lo rende, complessivamente, un lavoro azzeccato.

giovedì 5 maggio 2022

Eusebio Martinelli Gipsy Orkestar - Sbam! (Maninalto!, 2022)



Quarta avventura discografica di questo progetto capitanato dal trombettista Eusebio Martinelli, già collaboratore, tra gli altri di Roy Paci, Vinicio Capossela e Demo Morselli, qua completato dal chitarrista Jacopo Tommasoni e dal percussionista Giuseppe Tortorelli. Accompagnato da un titolo e da una accattivante copertina che richiamano lo stile pop art, forse per cercare un parallelismo con la ripresa economica del secondo dopoguerra, questo "Sbam!" si pone come obiettivo quello di rappresentare la rinascita e il ritorno alla vita dopo due anni di pandemia. 

In generale, in effetti, nel disco si respira un'aria di festa e di trionfo, soprattutto nel brano di apertura "Calma Apparente", una esplicita grande celebrazione di fine pandemia, e nela gioiosa "Round the Fire", dedicata alla nascita del figlio del band leader contenente anche una buona prestazione vocale dell'ospite Emma Forni. Tuttavia, questa non è una regola generale: "Tratto Leggero", che vede la partecipazione di Cisco e Tonino Carosone, accosta ispirazioni musicali danzabili e gioiose ad un testo malinconico e cupo che ricorda l'ascoltatore che, per la maggior parte di noi, la vita è solo un momento di passaggio che, a livello storico, non lascerà molta traccia. Sulla stessa falsariga vi è anche "Iguana Crash", canzone dedicata al burnout contenente comunque una melodia piuttosto accattivante e con buon mordente. Tra gli altri pezzi degni di nota si possono citare "Babadochia", supportata da un riff di chitarra solido e "Alter Ego", un ballabile posto a fine album (ma non al termine vero e proprio del disco) che, associato all'opener "Calma Apparente" aiuta a dare un senso di circolarità. 

A livello di ascolto, la cosa che colpisce di più l'orecchio è la presentazione dell'album: le prestazioni tecniche dei musicisti sono chiaramente eccellenti e consentono alla band di creare degli arrangiamenti e delle esecuzioni azzeccati e misurati alle canzoni. Si nota anche una certa ispirazione anche nella produzione dell'album: i suoni, oltre ad essere adatti alla musica, danno anche un buon senso di coerenza all'ascolto: persino il remix ad opera di Robert Passera di "Ja Kuzzi", canzone originariamente presente nel disco "Danze" qua posta a fine album non suona come un corpo estraneo al resto. In generale, forse l'unica cosa un po' sottotono è il cantato; non tanto le parti vocali in sé, che comunque sono adatte alla base strumentale, quanto la timbrica della voce: intonata ma probabilmente più adatta a dei cori che ad una parte solista in sé. In questo senso, l'eccezione è rappresentata dalla già citata "Round the Fire"

Si tratta, comunque, di un disco leggero e gradevole che, grazie alla professionalità dimostrata nella sua realizzazione, sicuramente non mancherà di impressionare sia chi segue la Eusebio Martinelli Gipsy Orkestar sia chi si ritroverà ad ascoltarli per la prima volta.

giovedì 21 aprile 2022

Daniela D'Angelo - Petricore (Volume!, 2022)


 

"Petricore" è il primo lavoro solista della cantautrice Daniela D'Angelo, all'attivo dal 2012 prima con la band Distinto e successivamente nel progetto artistico In DA House. Il disco, inciso presso gli studi Adesiva Discografica, è stato realizzato sotto la direzione artistica di Vito Gatto e registrato in presa diretta da un trio composto dalla cantautrice (voce, chitarra), Ivano Rossetti (basso) e Mamo (batteria) con in seguito sovrapposizione elettroniche. 

Che il disco sia un prodotto pensato e realizzato con uno schema preciso in mente è già evidente dalla sua rappresentazione, a partire dalla copertina creata da Clara Daniele, visual artist con una particolare preferenza verso l'imperfezione. L'album si pone l'obiettivo di rappresentare una sorta di percorso spirituale basato sulla crescita personale in seguito ai rapporti d'amore ed è strutturato in una sequenza che si pone lo scopo di funzionare bene sia a livello concettuale che musicale. In effetti, sebbene ci sia una certa omogeneità nel sound, data soprattutto dalle aggiunte elettroniche del produttore Gatto, c'è una buona varietà musicale e momenti più pacati ("Questo cuore") vengono affiancati ad altri decisamente più ritmati e irrequieti ("Suppergiù") dando anche l'opportunità di prendere un po' di respiro con un breve intermezzo posto a metà album ("Esercitazioni"). Le liriche del disco sono piuttosto ben riuscite, soprattutto quando i testi esprimono insofferenza ("Suppergiù" e "Butto giù"), risultando catartici e coinvolgenti: in questi momenti, il cantato di D'Angelo è particolarmente espressivo e ciò contribuisce a dare credibilità ai contenuti. Come già menzionato, a livello di sound il disco è permeato di atmosfere prevalentemente cupe date dalle sonorità elettroniche ad opera del produttore Gatto che però, per fortuna, non danno sensazione di freddezza: nonostante risaltino particolarmente, non sono necessariamente in primo piano, bensì un ingrediente di un sound dato anche da una registrazione di una band live in studio, le cui performance sono misurate e professionali. 

"Petricore" è, in definitiva, un prodotto che risulta apprezzabile per la sua realizzazione più che per le sue intenzioni: sebbene si noti una coerenza tematica all'ascolto dei testi, senza le spiegazioni dell'artista è un po' difficile collocarle in una cornice. Detto questo, come collezione di canzoni funziona abbastanza bene e lascia in bocca un sapore di professionalità, dato dalla pregevolezza della produzione e del cantato.

martedì 19 aprile 2022

Blu 21 - Ricordami (Autoproduzione, 2022)


Blu 21 è un duo elettro pop composto da Paolo Bottini (arrangiamenti e musica) e Sergio Guida (cantato e testi). Dopo una collaborazione di tre album con la band Underdose, i due hanno deciso di mettersi in proprio e, durante il lockdown, hanno composto e realizzato insieme alcune canzoni, completandosele a vicenda, che in seguito hanno dato forma a questo "Ricordami", fresco di uscita.

Il disco è permeato da un'atmosfera fortemente amara. Le canzoni, anche quando hanno un messaggio di speranza ("Parlami di te" e "Mercoledì" che aprono l'album, entrambe legate alla voglia di reagire e di rinascere, in contesti diversi) hanno tutte un sottofondo cupo e malinconico, certamente fortemente influenzato anche dal momento storico in cui è stato concepito l'album. Di conseguenza, musica e cantato si muovono sullo stesso livello e risultano adeguati e complementari alle intenzioni, con un approccio tecnico/stilistico professionale e ben studiato. Le basi musicali sono efficaci, sia dal punto di vista delle melodie che della scelta dei suoni, e sono decisamente gradevoli e ben prodotte. Il cantato aggiunge una componente molto melodica alla musica e dimostra buone capacità vocali e interpretative, soprattutto nei momenti più drammatici, come nella conclusiva "Poi chiudo gli occhi", ballata struggente dedicata alla scomparsa di un genitore. Tra gli altri pezzi che si possono ricordare "1980", che probabilmente include la base musicale più interessante dell'intero album e "Ti vedo chiaramente", pezzo che probabilmente non farebbe brutta figura in una classifica mainstream grazie alla sua riuscita melodia pop ben supportata dal cantata.

Se, però, il punto di forza del disco è la coerenza, il suo svantaggio è quello di non offrire molta diversità: singolarmente ogni brano funziona bene ma, a livello di sequenza, si arriva al termine dell'album con l'impressione di aver ascoltato un blocco unico che rischia di far risultare l'intera opera un po' monocromatica. In ogni caso, si tratta di un lavoro che ha sicuramente una sua personalità e che cattura in maniera piuttosto egregia un certo tipo di mood.

giovedì 14 aprile 2022

Fred Branca - Romantico Punk (Cane Nero Dischi, 2021)

 


"Romantico Punk" sarà anche il debutto discografico di Fred Branca, pseudonimo di Federico Branca Bonelli, ma non è il suo ingresso nel mondo della musica: egli è, infatti, all'attivo da tempo come polistrumentista e produttore, nonché come fondatore della Cane Nero Dischi, etichetta discografica che, ovviamente, distribuisce anche questo album.

Il disco consiste in otto canzoni per un totale di 30 minuti esatti di musica scritta, arrangiata ed eseguita interamente dal musicista. Da questo punto di vista, si tratta di un lavoro decisamente notevole: il sound è organico, raffinato e ben costruito, certamente non come una di quelle tante autoreferenziali autoproduzioni che pullulano in questo tipo di genere. Si percepisce anche una visione d'insieme piuttosto coerente: piaccia o non piaccia, questo album è il frutto di un lavoro mirato e consapevole. A livello musicale, "Romantico punk" si mantiene tutto su un pop all'Italiana ma infarcito di internazionali che rendono in una certa diversità a livello di dinamiche e atmosfere. Tra i pezzi più interessanti vi sono "Fellini", delicata e raffinata, un dichiarato omaggio alle atmosfere delle colonne sonore di Ennio Morricone, sebbene a livello di arrangiamento e di presentazione sia piuttosto diverso dall'opera del maestro Romano, "Percussioni latine", pezzo cupo che cattura perfettamente le atmosfere notturne da discoteca o post-discoteca vite però sotto un'ottica poco amichevole e inquietante,  l'orecchiabile "Ballo come mi pare" e la conclusiva "Male come ti amavo" che chiude il disco in atmosfere soffuse ma, allo stesso tempo, irrequieta. I testi sono prevalentemente introspettivi, legati più che altro ad esperienze passate, in primis relazioni sentimentali, spesso e volentieri riviste in chiave malinconica e nostalgica ma non del tutto pessimista. Buona la produzione del disco: i suoni sono chiari, nitidi e rendono l'ascolto molto gradevole. 

Fred Branca ci presenta un lavoro ben studiato e ben realizzato che, al di là, di qualsiasi giudizio estetico, mostra competenza artistica e dal quale traspare molto la personalità dell'artista. Forse, l'unica pecca nell'esecuzione è proprio il cantato: intonato ma non con un timbro sempre immediatamente fruibile. Detto questo, la presenza di un collaboratore esterno avrebbe rotto il concetto della one-man band e, comunque, si potrebbe tranquillamente obiettare che proprio questo tipo di voce particolare aggiunge una personalità particolare e distintiva al disco. Per il resto, sicuramente non farà storcere il naso a chi è interessato alla musica pop Italiana degli ultimi anni.

martedì 12 aprile 2022

Marco Cignoli - Coccodrillo Bianco (Jab Media, 2021)




Classe 1988 e Iriense di nascita, Marco Cignoli è conosciuto perlopiù per la sua attività da presentatore e giornalista. Dopo alcuni singoli e collaborazioni, l'anno scorso è uscito il suo primo album completo, intitolato "Coccodrillo bianco", una citazione ad Alberto Radius che funge da metafora per rappresentare la purezza degli emarginati che sfuggono alle regole della società rifiutandone i compromessi e l'ipocrisia. Il disco è frutto di una collaborazione con i musicisti Daniele e Francesco Saibene, co-produttori e, in qualche caso, comparse musicali.

Nelle liriche Cignoli si presenta come un personaggio allo sbando ma senza prendersi troppo sul serio e con consapevolezza di sé. "Avrei dovuto lavorare in banca/mettermi presto la mia laurea in tasca/sentirmi chiamare dottore [...] e invece scrivo canzoni/faccio televisioni" lo si sente cantare nella terza canzone dell'album, per l'appunto intitolata "Invece scrivo canzoni", anche se poi si affretta ad aggiungere che detesta "i buoni consigli e i comodi appigli", rivendicando quindi la sua identità da coccodrillo bianco del titolo. A volte, invece, la prosa assume toni decisamente più drammatici come in "Menù kebab" nella quale la depressione e l'ansia per il futuro assumono toni decisamente realistici, anche per quanto riguarda il cibo visto come l'esorcismo perfetto delle paure. Non mancano anche la canzoni dedicate al tema delle relazioni: "Mi devo abituare", che apre il disco, e "Bulgaria", entrambe, come di consueto, dolceamare. 

A livello musicale, l'album si mantiene su un discreto pop alla Italiana arrangiato bene e con dei suoni piuttosto piacevoli. Da questo punto di vista, i pezzi che risaltano di più sono "Tamburo", che peraltro si avvale della partecipazione del rapper Berdix, la morbida "Utopia" ma soprattutto la conclusiva "Che ca**o sto dicendo?" (la censura non è ad opera dell'autore di questa recensione!) che, oltre ad offrire un godibilissimo e ballabile ritmo supportato dai fiati, ha anche un divertentissimo testo che rappresenta a pieno le potenzialità del senso dell'umorismo del cantautore di Voghera.

"Coccodrillo bianco" non è un lavoro unico nel suo genere, né a livello di tematiche liriche né per quanto riguarda l'aspetto musicale, ma se non altro ha il pregio di presentarsi sotto una veste fresca, energica ed autoironica che sicuramente ne aumenta molto l'appeal, soprattutto per la simpatia naturale che ispira il cantautore: cosa, ammettiamolo, piuttosto rara in questo genere.

giovedì 7 aprile 2022

Cisco - Canzoni dalla soffitta + Live dalla soffitta (Cisco Produzioni, 2021)


Cisco non dovrebbe aver bisogno di presentazione al pubblico di appassionati di musica Italiana. All'anagrafe Stefano Bellotti, il suo nome è indissolubilmente legato a quello dei Modena City Ramblers, nei quali ha militato fino al 2005, anno in cui ha deciso di intraprendere la carriera solista della quale "Canzoni dalla soffitta" è solo il più recente capitolo. Si tratta di un disco di attualità che vede il cantautore confrontarsi con ciò che la pandemia, tra le varie cose, ha comportato a livello sociale: il controsenso di dover rimanere distanti per spirito di comunità. Per fortuna, il mondo iperconnesso in cui viviamo, offre anche dei vantaggi, uno dei quali è quello di poter collaborare insieme senza doversi per forza incontrare: ecco, quindi, che ad aiutare Cisco nella realizzazione di questo album c'è un cast di ospiti illustri da far girare la testa, a partire da Phil Manzanera, storico chitarrista dei Roxy Music, e dalla cantante Tamani Mbeya, ma anche il nostrano Simone Cristicchi,  l'ex compagno di avventure nei MCR Franco D'Aniello e il rapper Benna.

Come immaginabile, la pandemia ruota intorno alla maggior parte delle tematiche liriche del disco. La danzante "Baci e abbracci" apre il disco in maniera ottimista, immaginando le future feste fatte dall'umanità una volta finita l'emergenza e sulla stessa falsariga procede anche il secondo pezzo, "Andrà tutto bene", intitolata come uno slogan che in questi mesi abbiamo sentito più volte, anche se in questo caso si percepisce un po' di sarcasmo nel testo, soprattutto quando Cisco vede i litigi "nei bar per partite di calcio" come il ritorno alla normalità. A volte il Covid è il protagonista indiretto dei testi come in "Lucho", omaggio al grande scrittore Cileno Luis Sepúlveda, una delle primissime vittime illustri del virus, e "La finestra sul cortile", pezzo in perfetto stile Modena City Ramblers, nel quale il film di Hitchcock viene usato come metafora per rappresentare l'unica visione del mondo esterno di cui molti di noi abbiamo dovuto accontentarci durante il lockdown. C'è anche spazio per qualche omaggio internazionale: precisamente nelle due canzoni che chiudono il disco, "Il fantasma di Tom Joad" e "Fiori morti", rivisitazioni di due brani, rispettivamente, di Bruce Springsteen e dei Rolling Stones che, comunque, suonano coerenti con il resto del disco e non stonano nella sequenza.

La voglia di stare insieme è esplicitata anche dalla presenza di un "Live dalla soffitta", un auto-esplicativo disco dal vivo/non dal vivo nel quale Cisco propone undici pezzi tra cover e rimaneggiamenti di vecchie canzoni tratte dalla sua produzione solista e da quella dei Modena City Ramblers. Tra queste spiccano "Manifesto" de la Bandabardò, dedicata al recentemente scomparso Erriquez, "Bianca", un omaggio alla propria figlia cantato interamente in dialetto Emiliano e precedentemente edito sul disco "Indiani & cowboy" del 2019, e una curiosa ma non del tutto riuscita reinterpretazione per chitarra acustica e voce di "By This River" di Brian Eno. L'atmosfera che si respira in questo disco bonus è decisamente intima: il musicista si accompagna da solo, con la chitarra acustica, l'armonica e il tamburo. Detto questo, c'è comunque, una certa volontà di contatto col pubblico: nonostante l'ascoltatore sia presente solo in forma virtuale, Cisco si prende un po' di tempo per introdurre alcuni dei brani, dandoci l'impressione di trovarci effettivamente in sua presenza fisica.

A livello musicale e di produzione, il materiale suona maturo e convinto e allo stesso tempo coerente con il percorso musicale offerto dall'artista fino ad ora: in particolare, si nota anche una grande abilità nel scegliere gli ospiti in modo che chiunque apporti qualcosa alla musica senza diventarne il protagonista. Queste canzoni e live provenienti dalla soffitta di Cisco hanno il pregio di presentarsi in una veste particolarmente intimista che permette di entrare in simbiosi con il cantautore. Un disco che sicuramente ha tutte le carte in regola per essere apprezzato dagli appassionati del genere.

martedì 5 aprile 2022

Lasersight - Le due porte (RKH, 2021)



Secondo disco in studio del rapper romano in attivo dal 2018. Le due porte del titolo sono una metafora per rappresentare i bivi e le scelte che la vita si pone davanti. 

Nei testi, fortemente personali e aperti e, in certi casi anche un po' sfacciati, Lasersight appare come un personaggio irrequieto, a volte un po' burbero e spigoloso ("Non sarai tu", contro l'ipocrisia e la voglia di apparire a tutti i costi che dilaga socialmente, ma anche l'iniziale e più personale "Limbo" che suonano quasi catartiche nella loro ferocia verbale) al quale però non manca una certa dose di innocenza e giocosità, notabile soprattutto in "Sognamo senza paura", nella quale si rivolge al sé stesso bambino e lo sprona a credere in sé stesso. La capacità interpretativa, alternata tra rappato e cantato, aiuta molto anche nella percezione del contenuto lirico ed è sicuramente adeguata. Musicalmente, il disco si presenta stilisticamente omogeneo ma non senza una certa varietà: per rappresentare al meglio il filo tematico che rappresenta tutto l'album, l'artista ha cercato di aggiungere più colori alle proprie sonorità servendosi di più sonorità grazie anche alla partecipazione di ospiti. Ed ecco quindi che ci si può godere la morbida e delicata voce della torinese Vea in "Così semplice", brano nel quale Lasersight si mette in una luce un po' più vulnerabile rispetto al resto, oppure le sonorità indie rock fornite dai Malpensa in "Turista per sempre", una sorta di lettera d'amore a Roma, dove il rapporto dell'autore con la città, attraverso riferimenti a Pasolini, il Colosseo e la Fontana di Trevi, viene comparato a quello che ha con la propria compagna.

A livello di sonorità, il prodotto offerto è credibile e coerente con il genere a cui si approccia. Le collaborazioni sono funzionali e aggiungono qualcosa alla musica ma, allo stesso tempo, non rubano la scena a Lasersight che rimane, in ogni caso, il protagonista assoluto. Un lavoro onesto e cristallino che, piaccia o meno, sicuramente colpisce in pieno gli obiettivi prefissati e racconta molto dell'autore.

lunedì 4 aprile 2022

Tango Spleen Orquesta - Vamos a la distancia (Autoproduzione, 2021)



Nel luglio dello scorso anno è uscito "Vamos a la distancia", il quinto disco in studio della Tango Spleen Orquesta, ensemble multinazionale formato nel 2008 e considerato dagli addetti ai lavori una delle maggiori eccellenze del genere. Attualmente la formazione comprende il bandleader e arrangiatore Mariano Speranza al pianoforte e al cantato, la violista Elena Luppi, la percussionista Anna Palumbo, Vanessa Matarmos al contrabbasso, Luciano Casalino al violino e Francesco Bruno al bandoneon. 

In questo lavoro, la band si destreggia tra rivisitazioni di composizioni di Astor Piazzolla e musiche originali, perlopiù scritte da Speranza stesso, ma anche da Elena Luppi e Anna Palumbo. Come intuibile dal titolo stesso, tratto da "Milonga del trovador", uno dei pezzi di Piazzolla riproposti su questo album, il disco è stato concepito e realizzato durante il periodo di lockdown del 2020. Piazzolla viene rivisitato e adattato al sound dell'orchestra, ma si tratta di un rimaneggiamenti fatti con riverenza e rispetto che, anche se modificano le vesti originali, non ne cambiano le intenzioni. Tre di queste risultano particolarmente interessanti: "Michelangelo '70", posta a inizio dell'album in modo da aprire le danze con freschezza ed energia, la già citata "Minolga del trovador" che grazie alla voce di Speranza acquista delle sonorità particolarmente delicate ed eleganti e "Adiós Nonino", forse il momento più riuscito del disco, introdotto da una brillante prestazione pianistica e in seguito supportato in maniera eccellente dall'intero ensemble. Molto valide, e ben integrate con il resto dell'album, anche le composizioni originali. Di queste, forse la più riuscita è "Dos Aguas", pezzo di ampio respiro che vede le capacità strumentali e di arrangiamento dell'Orquesta in grande spolvero. Altrettanto buona, però, è "Ciao", dalla costruzione intelligente e intrigante. Completano il cerchio "Calles" e "Milonga Schupi", malinconica la prima, dinamica la seconda, che si rifanno esplicitamente alle rivisitazioni di Piazzolla viste sotto la lente dell'Orquesta e "Poeme" un po' un momento di rilascio della tensione accumulata nel corso dell'album posto subito prima della sua chiusura.

Chiaramente il disco è il risultato di un lavoro minuzioso fatto da un gruppo di musicisti che si è autoimposto uno standard molto alto. Allo stesso tempo, oltre ad una chiara competenza e intelligenza nella stesura della musica, ciò che traspare dalle performance è una vera e propria passione verso il genere che rende l'ascolto particolarmente coinvolgente. Tutto ciò rende "Vamos a la distancia" un lavoro consigliabile anche a chi non è avvezzo al tango: in fin dei conti, sentire della musica suonata veramente bene da dei musicisti in gamba non può che essere una fonte di piacere per il vero appassionato di musica.

mercoledì 30 marzo 2022

Andrea Cavina - 10 Lettere (Autoproduzione, 2021)



Andrea Cavina è un valente chitarrista e insegnante di musica Faentino che, dopo un ritiro musicale durato dodici anni, è tornato alle scene nel novembre dello scorso anno con il suo esordio discografico "10 Lettere", che presenta altrettante composizioni che, come esplicato dal titolo del disco stesso, sono tributi a vari artisti (musicali e non: tra loro compare anche Vincent Van Gogh) che, con le loro opere, hanno influenzato la sfera personale e artistica del chitarrista. Per sottolineare l'intimità degli intenti, Cavina si presenta da solo e in veste acustica: le 'lettere' non sono cantate né sono sostenute da musicisti di accompagnamento.

Il rischio di una produzione del genere è quello di presentarsi monotona o, comunque, interessante solo per gli addetti ai lavori. Tuttavia, il tema del disco dà l'occasione al chitarrista di aggirare l'ostacolo sfruttando a pieno tutta la versatilità che gli offre il suo strumento. In ciò lo aiuta anche l'azzeccata sequenza dei brani che consente alle composizioni di offrire, a seconda dei casi, più respiro o movimento. Si ascolti, ad esempio, la sequenza che parte con "La nanna di Giovanni" e termina con "Alba". Tra i brani più riusciti possiamo annoverare la già citata "La nanna di Giovanni", dalle ispirazioni classiche, la più movimentata "Estate", "Vento nella foresta", più complessa e a vari strati, e la raffinata "Stazioni", memorabile omaggio a due grandi della chitarra jazz: Pat Metheney Andrew York. Un altro buon pregio del disco è quello di offrire atmosfere cinematografiche, da colonna sonora: l'accostamento non è casuale considerati gli omaggi, tra gli altri, a Joe Hisaishi, Ludovico Einaudi e Yann Tiersen. Decisamente molto buona anche la produzione: il suono di chitarra di Cavina è nitido, cristallino ma allo stesso tempo caldo e naturale e, ad un ascolto in cuffia, vi si possono anche scorgere molto distintamente i respiri e le strusciate sul manico che danno un maggiore senso di intimità all'ascolto.

Sicuramente, avvicinare un ascoltatore di musica popolare mainstream a questo tipo di album non è facile: non tanto perché la musica in sé possa risultare ostile, quanto per la differenza stilistica. Eppure, il fatto di essere sospeso tra vari stili ed epoche alla fine risulta essere uno dei punti di forza del disco. "10 Lettere" si rivela un lavoro maturo, ben congegnato e altrettanto ben realizzato che raggiunge molto bene l'obiettivo prefissato in fase di realizzazione senza cadere in cliché. 

venerdì 25 marzo 2022

Soundelirio - Mostralgia (Boleskine House Records, 2021)



Soundelirio è un duo musicale composto da Alessandro Tacchini e Francesco Quinto nato nel 2019 ma agli esordi discografici solo dallo scorso novembre con questo "Mostralgia", sorta di semi-concept album dedicato ai "mostri" intesi come personaggi che, per via della loro storia o personalità, si sono allontanati da quella che è vista come la normalità. Sebbene non ci sia una title-track, il pezzo che sintetizza al meglio questo concetto è l'auto esplicativa "Ode all'anomalia" dedicata ai "dispersi, gli smarriti, a voi figli e ai mai nati, a quei passi falsi, ai caduti" e "agli animali soli che cercano perdono". Le liriche raggiungono sufficientemente lo scopo prefissato dagli autori e hanno la giusta drammaticità, in particolare nel pezzo di chiusura "Storia di A", piuttosto efficace e con il quale ci si può identificare sia con il narratore sia con il protagonista.

Con delle premesse di questo tipo, a livello musicale ci si potrebbe aspettare un lavoro tormentato e sperimentale, ma in realtà si finisce per trovarsi davanti ad un album di rock tipico che strizza l'occhio soprattutto ad alcune produzioni classiche Italiane. Delle dodici canzoni qua contenute, le più notevoli sono sicuramente "La pioggia sopra Yago", basata su riff azzeccati e ritmi trascinanti, "Goodbye Mr. Grey", altro pezzo molto aggressivo nel quale sono presenti anche alcuni interessanti trucchi di produzione come il suono del disco rovinato posto in apertura e "Madeleine", più delicata e malinconica e un buon momento di respiro.

La produzione del disco è valida e adeguata alla musica proposta. Buone anche le performance strumentali: in particolare i riff di chitarra sono presentati con mordente e con timbriche che li rendono convincenti ed accattivanti. Le parti cantate, affidate ad Alessandro Tacchini, sono sicuramente un  elemento che dà personalità alle canzoni, grazie ad una timbrica espressiva e caratteristica, sebbene in alcuni momenti (la già citata "Madeleine") forse sarebbe stato preferibile un cantato più morbido e meno ruvido.

"Mostralgia" appare come un disco dalle premesse ambiziose che però, al momento dell'ascolto, tendono un po' a passare in secondo piano per via della natura del prodotto più improntato verso un certo tipo di rock aggressivo. Per fortuna, da quel punto di vista funziona piuttosto bene e contiene abbastanza materiale solido da garantire una certa memorabilità.

mercoledì 23 marzo 2022

Santo e Stone - Cronico (Vero x Vero, 2022)



Santo e Stone, al secolo Davide Sanfratello e Federico Dipasquale, sono due musicisti Torinesi che, nonostante la giovane età, hanno dei buoni trascorsi nell'ambiente rap e hip hop: il primo pubblicando a nome Sanguefreddo, il secondo come produttore. In tempi più recenti hanno deciso di collaborare insieme, pubblicando alcune uscite indipendenti e, per finire, il loro primo album in studio intitolato "Cronico" e uscito nel gennaio di questo anno.

Il disco è composto da nove riflessioni esistenzialiste nelle quale il duo si pone domande sul significato della vita o, perlomeno, delle azioni che compongono la vita quotidiana. L'atmosfera generale è parecchio tormentata già a partire dai due pezzi di apertura, la sardonicamente intitolata "Outro" (seguendo lo stesso ragionamento, la chiusura del disco è affidata a "Intro") e "Farfalle" che proiettano l'ascoltatore in un clima travagliato e di tensione: la prima dedicata ai danni causati dalle azioni dell'uomo ("se volere è potere e il potere uccide, sono allora un peccatore che non può voler la morte"), la seconda un grido di angoscia e un tentativo di dare una soluzione alla sensazione di smarrimento in un mondo apparentemente insensato nella sua cupezza ("vorrei dipingere ogni cosa che provo, è una messa alla prova quella vera dell’uomo, così posso vedere le emozioni che provo"). Detto questo, ci sono anche pezzi come "Vita" e "Caramelle gommose", due inni all'amore visto come un faro in mezzo all'oscurità, che sebbene mantengano una veste malinconica, aiutano un po' a spezzare la tensione e ad evitare di dare a tutto il lavoro un imprinting troppo disfattista.

Il passato di Dipasquale come produttore si fa sicuramente sentire: dal punto di vista dei suoni e degli arrangiamenti il disco si presenta solido. Certamente non manca una certa varietà: in particolare, si possono gustare delle chitarre sognanti in "Voce dell'essere", delle ritmiche più vicine al pop moderno che al rap su "Caramelle gommose" e della convincenti atmosfere dance su "Ciricado". Questi accorgimenti funzionano bene anche a livello di sequenza, dando così all'album coerenza oltre che doversità.

In definitiva, nel suo genere, "Cronico" è un lavoro che si presenta con una certa credibilità e che raggiunge abbastanza con successo gli scopi prescritti. Non è esente da difetti: in effetti, a volte, certe liriche appaiono un po' ingenue e, forse, un po' semplicistiche rispetto ai loro intenti. Detto questo, è un rischio nel quale forse è inevitabile cadere affrontando tematiche di questo tipo e che, comunque, viene compensato da una certa convinzione nella realizzazione, in particolare per quanto riguarda le voci dei due artisti che lo rendono piuttosto personale e sincero.

lunedì 21 marzo 2022

Tiberio Ferracane - Magaria (MoovOn, 2022)


"Magaria" è il quarto album in studio di Tiberio Ferracane, cantautore Torinese figlio di genitori Siciliani nati a Tunisi. Proprio dalle sue radici l'artista ha preso l'ispirazione per realizzare questo nuovo lavoro, a partire dal titolo che in Siciliano significa "incanto". Coerentemente, il disco pesca a piene mani dalla vita artistica e privata di Ferracane, sia nel linguaggio utilizzato (abbondano le parti cantati in Francese e in Siciliano), sia a livello musicale e compositivo e, per finire, anche a livello di struttura. 

Il disco è, infatti, suddiviso in due sezioni precise: la prima è composta da canzoni originali. Molte di queste sono autobiografiche come la toccante "Dall'altra parte della notte", dedicata alla difficile storia dei genitori, costretti dalla guerra ad abbandonare l'Africa, la dolceamara "Carlo" e il pezzo che dà il titolo al disco e "La casa sognata", permeate di nostalgia e malinconia. Non manca lo spazio, però, anche per l'autoironia, come nella leggera e divertente "Il mio amore di rosso vestita". La seconda parte dell'album è invece dedicata a rivisitazioni di composizioni altrui che sono state importanti per la crescita artistica di Ferracane in vari momenti della sua vita, spaziando da canzoni popolari ad artisti come Celentano, Modugno e Califano. È in questo punto dell'album che le capacità interpretative del cantante vengono messe maggiormente in risalto, in particolar modo nella versione a cappella di "U' pisci spada". L'album viene, infine, aperto e chiuso da due versioni di "Valse à Rocco", pregevole composizione strumentale di Philippe Troisi, musicista Marsigliese di origini italiane e collaboratore di Ferracane, scomparso a pochi giorni dall'inizio delle session di registrazione, al quale è dedicato l'intero album.

Musicalmente l'album funziona bene grazie a degli arrangiamenti molto ben riusciti e di classe e, soprattutto, alla ruvida ma allo stesso tempo gradevole e decisamente personale voce di Tiberio Ferracane, le cui doti di interprete riescono ad elevare le canzoni ad un livello successivo e, allo stesso tempo, a dare importanza e forza alle liriche. Tuttavia, il disco risente anche di una sequenza che forse non sempre funziona in maniera ottimale, soprattutto nel passaggio tra la parte contenente le composizioni originali e quella di reinterpretazioni che, più che uno spartiacque, rischia di essere percepita come un rallentamento del ritmo. In generale, comunque, resta un lavoro ben studiato e ben realizzato che sicuramente è dotato di un certo fascino, non ultimo per via della genuinità negli intenti, percepibile all'ascolto.