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lunedì 22 novembre 2010
Le Luci della Centrale Elettrica Live @ Teatro Comunale, Ferrara 11 Novembre 2010
La Data Zero. Così è stata battezzata da quelli de La Tempesta la performance di Vasco Brondi al Teatro Comunale di Ferrara. In realtà Data Zero è una rassegna che si tiene a Ferrara da settembre e che vede numerosi artisti presentare proprio nella "città delle biciclette" i loro nuovi dischi. L'undici novembre è toccato al beniamino di casa, Vasco Brondi, forte di un consenso popolare che in tutta Italia riesce ad essere tanto grande da non temere più le grasse urla dei suoi (ex) concittadini che lo ricordano ancora per il piccolo cantautore di città che era.
Il nuovo disco non brilla certo per originalità e per freschezza, ma in questa capatina a teatro tutto ha avuto un altro significato. Una certa timidezza degli astanti ha fatto inizialmente da caloroso contraltare alla pazzia di un paio di ubriachi esaltati che già da un'ora prima del concerto sbandieravano per strada la loro felicità, ma quando Vasco Brondi è uscito allo scoperto il pubblico impaziente si è scaldato e ha iniziato ad interessarsi. Niente cori, dopotutto le canzoni sono nuove, ma un grande senso di attrazione, quasi magnetico, nel sentire questi brani inediti, soprattutto nella veste semiorchestrale che i fiati e le tastiere di Enrico Gabrielli e i violini di Rodrigo d'Erasmo riescono a costruire (in realtà il pezzo che più ne guadagna non è nuovo, ma è la vecchia "Fare i Camerieri"). Il disco nuovo è eseguito interamente, alternato da qualche breve monologo di Vasco Brondi che non nasconde di essere impacciato in queste situazioni più comunicative, salvo poi mollare l'osso e spiaccicare anche qualche battutina come mai gli si era sentito fare (soprattutto in relazione all'ubriacone che balla durante tutto il concerto provocando lo sconcerto della security, la quale a sua volta si è attirata l'odio del pubblico più intelligente che difendeva il poveraccio). A livello di performance si può parlare di un Vasco in forma, forte del periodo di pausa che l'ha visto lontano dai palchi per qualche mese, e con molta voce da donare alle solite parti urlate, in realtà aiutate dall'effetto distorto del suo classico microfono secondario.
Niente da dire quindi a livello tecnico, soprattutto per la notevole ospitata (spiccano tra il pubblico anche Molteni dei TARM e Giorgio Canali) che ha contributo a migliorare anche la resa del concerto. Buona ma sopravvalutata la cover degli Afterhours, "Oceano di Gomma", che Vasco esegue da solo sul palco all'inizio dell'encore di due pezzi che regala al pubblico alla fine di un concerto durato poco più di un'ora e mezza.
Diciamo la verità, poteva andare peggio. A nessuno fa paura idolatrare un cantautore che si è fatto strada tra i giganti, anche grazie al loro aiuto, ritagliandosi uno spazio che forse gli era anche dovuto. Oggi che pure lui è diventato un gigante a spaventare è più che altro il grande numero di fans che lo seguono, con il rischio dell'effetto "pallone gonfiato" che già si intravede all'orizzonte tra interviste e fatti di cronaca sulle reazioni dell'artista alle critiche su forum e siti vari. Una sola cosa rimane sicura, evidente, palese: lui è cresciuto, e se i testi riescono ancora a comunicare qualcosa forse non è solo per merito dei tempi che gli sono senz'altro d'aiuto, ma anche di una capacità che lui ha dentro e si porta dietro da quando ha iniziato l'avventura come Luci della Centrale Elettrica. A Ferrara ha dimostrato che la superficialità del nuovo disco è in grado di scomparire completamente quando si scontra con il calore del pubblico e delle performance live. Super consigliato, non perdetevi le prossime date.
Video di "housenrico" e "aletoffy"
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concerto,
Le Luci della Centrale Elettrica
martedì 16 novembre 2010
Le Luci della Centrale Elettrica - Per Ora Noi La Chiameremo Felicità (La Tempesta Dischi, 2010)
Tracklist:
1. Cara Catastrofe
2. Quando Tornerai dall'Estero
3. Una Guerra Fredda
4. Fuochi Artificiali
5. L'Amore Ai Tempi dei Licenziamenti dei Metalmeccanici
6. Anidride Carbonica
7. Le Petroliere
8. Per Respingerti In Mare
9. I Nostri Corpi Celesti
10. Le Ragazze Kamikaze
E allora si, divertiamoci a chiamarla felicità, anche se è tutt'altro. Ascoltiamo bene i testi di Vasco Brondi e poi proviamo ad individuare la percentuale di felicità che esalano. Che sia quanto o più del monossido di carbonio che gli piace tanto citare non ci interessa, perché l'universo "vascobrondiano" si fonda su una serie di elementi che si sono consolidati nei primi anni della sua breve carriera e che, volenti o nolenti, siamo costretti a sorbirci di nuovo.
Cos'aveva di bello il primo disco? "Canzoni da Spiaggia Deturpata" era un gioiello, un disco diventato in breve tempo cult per la sua capacità di comunicare, con un lessico personale dell'autore ma che si poteva benissimo estendere a tutti i suoi coetanei (e soprattutto a quelli più giovani), un'immediatezza quasi punk nonostante il genere e un "modo di dire le cose" talmente diretto da risultare di facile comprensione a chiunque. Inoltre, sommato al demotape e a quanto imparato durante l'estenuante tour che ne ha seguito l'uscita, Le Luci della Centrale Elettrica è diventato un progetto riconoscibile per alcuni tratti somatici (anzi, somatizzanti) che piacciono ad un numero di fans incredibilmente alto, e che continueranno per anni a rimanere appannaggio unico di questo artista. Questo per dire che gli accordi che usa, il modo di cantare che utilizza, il suo timbro, le parole scelte e il modo di costruirci sopra delle frasi che restino in testa e il songwriting di Vasco Brondi stupiscono perchè inimitabili, davvero innovativi (stupisce più che altro come non sia mai venuto in mente a nessun'altro di fare una cosa del genere). L'aspetto negativo di tutto ciò è che, per quanto la gente voglia ascoltare un disco uguale al precedente e lavarsene le mani di eventuali cambi di rotta e di ambizione nella mente dell'artista, a chi vuole dare un giudizio critico dell'album non rimane in mano niente. Tutto evapora nella ripetitività di quei concetti e di quello stile che non è più tanto appetibile come lo era tre anni fa, e che lascia a desiderare soprattutto quando consideriamo che le aspettative erano altissime (o ha vinto il premio Tenco per nulla?).
Ma piano, non esageriamo, nulla è svanito in una bolla di sapone: Per Ora Noi La Chiameremo Felicità contiene una decina di tracce, tutte molto belle, tutte identificate in quell'insieme di aspetti di cui sopra, quindi sicuramente funzionanti per lo stuolo di fans che mai lo abbandonerà. Vince su tutte "Anidride Carbonica", la più concitata, fatta di un fiume di parole che riescono ad avere una coerenza nonostante alcuni scivoloni. Il bello di un disco così è anche che le frasi riescono ad avere una forza comunicativa eccellente grazie al timbro di Vasco, uno dei pochi che anche se ti piazza una frase a sé stante come "le luci di dicembre delle raffinerie di Ravenna" riesce a smuoverti qualcosa dentro. Lo dimostra anche in "Le Petroliere", il singolo "Cara Catastrofe" e "Una Guerra Fredda", canzoni il cui significato sfugge subito dall'attenzione quando iniziano ad alternarsi frasi-tormentone e cazzate à-la-Vasco Brondi, nonostante i brani ottengano tonnellate di linfa vitale dagli ospiti del disco (anche qui, gli stessi del tour precedente), cioè Canali, D'Erasmo degli Afterhours ed Enrico Gabrielli, che lo accompagnano di nuovo anche in concerto. Per quanto gli archi rendano fiacchi gli arrangiamenti riescono a dargli l'impatto che meritano, sollevando il disco da una piattezza musicale che, tagliando corto, si riduce di nuovo a quattro accordi da spiaggia, che per giunta non è più deturpata, visto che il lavoro sul sound è molto superiore a quello della prima uscita discografia per La Tempesta. Il taglia-e-cuci di paesaggi urbani e rurali, degli scontri inevitabili tra la vita del giovane disoccupato e la sua città che simboleggia uno Stato che se ne frega di tutti, di lotte interiori ed esteriori, continua a non lasciar scampo: la forza comunicativa di queste frasi visibilmente sconnesse è enorme, e di nuovo il disco frega tutti quelli che non ne potevano già più di sentirlo urlare "portami a bere dalle pozzanghere" o "cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero". E anche se non si capisce se il suo obiettivo sia andarsene, come ha fatto spostandosi in Lombardia per inseguire il sogno musicale, o invocare ad un ritorno alla propria casa, come in "Quando Tornerai dall'Estero", altro brano vagamente carico che riesce a mantenere accesa la candela fino all'ultimo secondo.
Si pensava che fosse finito, ma ha resistito. Ma al terzo lavoro lo attenderà la prova definitiva: un altro disco così e per Vasco è la fine. E da Milano dovrà tornarsene nella città che tanto ama-odia, cioè Ferrara.
Voto: 6.5
giovedì 15 luglio 2010
Fotoreport #1: Tempesta Sotto Le Stelle (Main Stage) 10.07.2010
Questo report fotografico del concerto tenutosi il 10 Luglio a Ferrara (qui recensito da noi) è a cura di Martina di Toro ed Eleonora Verri. Trovate i loro profili flickr sotto, con tante foto comprese altre tratte dal medesimo concerto. Tutti i diritti sono riservati.
Eleonora Verri
Martina di Toro
Eleonora Verri
Martina di Toro
Moltheni (foto 1) - di M. Di Toro
Moltheni (foto 2) - di M. Di Toro
Le Luci della Centrale Elettrica (foto 1) - di M. Di Toro
Le Luci della Centrale Elettrica (foto 2) - di M. Di Toro
Le Luci della Centrale Elettrica (foto 3) - di E. Verri
Tre Allegri Ragazzi Morti (foto 1) - di M. Di Toro
Tre Allegri Ragazzi Morti (foto 1) - di M. Di Toro
lunedì 12 luglio 2010
La Tempesta Sotto Le Stelle @ Ferrara, 10 Luglio 2010
Rassegne come Ferrara Sotto le Stelle in Italia ce ne sono poche. Che ogni anno portano musica di questo livello promuovendo artisti internazionali e non grazie anche ad autentici ed inesorabili bagni di folla. E quest'anno a fare da ciliegina sulla torta non è bastato il sold out del concerto dei Pixies, ma i "vertici" de La Tempesta, l'etichetta di Molteni dei T.A.R.M., hanno pensato di organizzare un concerto in cui praticamente suonavano tutti i gruppi di questa realtà.
Ed ecco quindi un totale di 6 ore e mezza di musica, tutta di altissima qualità, con i suoi pregi e i suoi difetti. Elencati, in disordine, sotto.
Ed ecco quindi un totale di 6 ore e mezza di musica, tutta di altissima qualità, con i suoi pregi e i suoi difetti. Elencati, in disordine, sotto.
Cosa andava:
- tutti i gruppi erano di ottimo livello, se non tecnico comunque musicale
- la gente ha dato un apporto enorme per quel che concerne la partecipazione e il calore che solo il pubblico italiano, sappiamo, sa dare
- alcune band hanno sfornato set non banali nel contesto
- c'erano CD e fumetti gratis per i primi entrati
- il prezzo era decente
Cosa non andava:
- la gestione dell'ingresso al "second stage" era oscena, lentissima e il servizio sicurezza trattava le persone come carichi di bestiame
- nel "second stage" l'acustica non era il massimo soprattutto per band iperdistorte come i Cosmetic
- alcune band non hanno saputo sfruttare al massimo il tempo fornito (es. Le Luci della Centrale Elettrica)
Superata questa fase descrittiva un po' da cronaca nera, il discorso resta uno solo. E' stata una giornata magnifica, nonostante io non sia riuscito, personalmente, a vedere Altro, Il Pan del Diavolo e Giorgio Canali (con i Rossofuoco e i Frigidaire Tango), guarda caso, per colpa della security di cui sopra.
Andando con ordine, i Cosmetic, con un'ottima tenuta di palco ma penalizzati dal sound troppo "risonante" del cortile interno del Castello Estense, hanno offerto una buona mezzora di vero rock alternativo italiano, seguiti dal rap schizofrenico ed assolutamente originale di quel genio di Uochi Toki, che ha spiattellato rime velocissime per una trentina di minuti senza mai fermarsi, a sovrastare quelle basi perfette per questo genere che riescono a farti dimenticare tutta la porcheria hip-hop da classifica che ci propina TRL senza passare dal via. E poi i Sick Tamburo, band comunque valida ma debole dal punto di vista tecnico e dell'originalità, con un sound troppo granitico e canzoni tutte troppo uguali l'una all'altra. Il passamontagna li aiuta e "Il Mio Cane a Quattro Zampe" trascina abbastanza da farteli piacere a tutti i costi.
Da qui in poi tutto bene. Zen Circus perfetti, lasciando stare ogni discorso "di forma", coinvolgenti come pochi, veri e propri re del second stage, con quasi 1000 persone (limite massimo del cortile) a cantare a squarciagola i cori e i ritornelli, saltare, sbracciarsi e ridere con le loro solite frecciatine di cui si parlava anche qui.
Da qui in poi tutto bene. Zen Circus perfetti, lasciando stare ogni discorso "di forma", coinvolgenti come pochi, veri e propri re del second stage, con quasi 1000 persone (limite massimo del cortile) a cantare a squarciagola i cori e i ritornelli, saltare, sbracciarsi e ridere con le loro solite frecciatine di cui si parlava anche qui.
Moltheni, nell'ennesimo "concerto addio" sfoggia quaranta minuti di buon rock parapsichedelico pseudoalternativo pseudoclassico, pseudo-qualsiasi cosa, ma pur sempre Moltheni. Con quella voce che ricorda, alla lontana, il Manuel Agnelli dei bei tempi e musicisti che danno al tutto un colore molto pinkfloydiano, in certi frangenti, complice soprattutto il Fender Rhodes. Sempre azzeccato.
E il trittico finale, con tutto il pubblico concentrato nella Piazza Castello e il suo selciato ammazzalegamenti, quando il palco secondario è stato chiuso, con Tre Allegri Ragazzi Morti, Le Luci della Centrale Elettrica e Il Teatro degli Orrori, di fila, con poco da attendere, per fortuna.
TARM ottimi come sempre, in calo tecnico ma in ottima forma, a centellinare il reggae dell'ultimo disco pur senza dimenticare le vecchie hit come "Ogni Adolescenza" e "Il Principe in Bicicletta", scatenando un pogo che definire immondo non sarebbe neanche esagerato. Vasco Brondi, idolo della folla da vero padrone di casa, pecca di vanagloria (come direbbero gli amici del circo zen), e si sporca le mani con due cover (di cui la bellissima "La Domenica delle Salme" del mai troppo compianto De André), una canzone nuova, un reading di Emidio Clementi dei Massimo Volume durato meno di 2 minuti e le sole "Per Combattere l'Acne" e "Piromani" a regalare all'esaltatissimo pubblico un motivo per cui cantare. Un'esibizione comunque sopra le righe, grazie anche a Rodrigo d'Erasmo al violino, e questo contesto che ha dato al tutto un'aria diversa, sicuramente, migliore.
TARM ottimi come sempre, in calo tecnico ma in ottima forma, a centellinare il reggae dell'ultimo disco pur senza dimenticare le vecchie hit come "Ogni Adolescenza" e "Il Principe in Bicicletta", scatenando un pogo che definire immondo non sarebbe neanche esagerato. Vasco Brondi, idolo della folla da vero padrone di casa, pecca di vanagloria (come direbbero gli amici del circo zen), e si sporca le mani con due cover (di cui la bellissima "La Domenica delle Salme" del mai troppo compianto De André), una canzone nuova, un reading di Emidio Clementi dei Massimo Volume durato meno di 2 minuti e le sole "Per Combattere l'Acne" e "Piromani" a regalare all'esaltatissimo pubblico un motivo per cui cantare. Un'esibizione comunque sopra le righe, grazie anche a Rodrigo d'Erasmo al violino, e questo contesto che ha dato al tutto un'aria diversa, sicuramente, migliore.
E infine Il Teatro degli Orrori, i più attesi, i più graditi. Cinquanta minuti per loro, in parte sprecati dai soliti discorsi di Capovilla e noise casuale degli strumentisti imbarbariti dagli ascolti mai troppo rinnegati di Jesus Lizard e quel non so ché di noise storico. Ma le hit "E' Colpa Mia", "A Sangue Freddo" e "La Canzone di Tom" non sono mancate, dando alla gente un ultimo motivo per ricordare una giornata fantastica.
-si ringrazia "disorderedsoul" per i video-
domenica 4 ottobre 2009
Le Luci della Centrale Elettrica Live 2 Ottobre 2009 a Ferrara
Vasco Brondi è il beniamino di Ferrara. Presentato come “uno dei migliori artisti italiani”, un'espressione volendo esagerata ma che l'affluenza altrettanto esagerata di giovani e meno giovani ha confermato. Se non uno “dei migliori”, è uno di quelli “che ha fatto davvero il botto” ultimamente. In patria, al festival della Internazionale, molti non riescono ad entrare per godersi il concerto. Ma veniamo al dunque.
Supportato da violoncello, violino e seconda chitarra (un rumorista, più che solista), sui quali spicca Rodrigo d'Erasmo degli Afterhours, mette in scena un'ora di concerto/reading (leggendo alcuni passi del suo libro che già aveva portato nel suo tour precedente questo incontro), in cui esegue quasi tutti i brani del suo disco (su tutte la tesissima Fare i Camerieri, la conclusiva e spietata La Lotta Armata al Bar e l'ormai tormentone Lacrimogeni, eseguita tra le prime). Pollice alzato per l'acustica, nonostante la sala non fosse adeguata alla musica live (del resto non si tratta di un vero e proprio gruppo comunque). La tensione creata dagli arrangiamenti degli archi e dagli effetti delle due chitarre da una marcia in più a tutti i brani di Vasco che la critica giustamente considera musicalmente molto simili ma che in questo modo hanno guadagnato molto a livello di resa live e di originalità.
Un concerto di Vasco Brondi, con il calore dei suoi compaesani e in un contesto così intimo, è davvero imperdibile. Se vi capita fateci un salto, davvero.
* Video girato da me
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