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lunedì 6 dicembre 2010

My Own Rush - Sogno Italiano (DMB Music, 2010)

Tracklist:
1. Ho Provato a Guardarmi Dentro Ma Ho Preferito Guardarmi Fuori
2. Sogno Italiano
3. Figlio del Mio Tempo
4. Dolce Polly
5. Sexteen (Miss Backstage)
6. Milano di Notte
7. Serenata Rock
8. Una Vita da Onorevole
9. Canto per Dispetto
10. Dad is Calling Out

"Un disco rock'n'roll carico di (auto)ironia, irriverente quanto basta." Le autodefinizioni si sprecano, forse è questa l'autoironia? 
I My Own Rush marcano la loro prima presenza ufficiale nel mercato discografico con un album che fa del suo aspetto rappresentativo l'estetica più che la musica. Non penso l'abbiano scelto loro, e già questo non ne dà un'immagine positiva, se non si era capito. Il "sogno italiano", che in verità sarebbe sogno di fama, di donne e di soldi, è qui più che altro un sogno teso a spiegarti chi è un italiano, con i soliti cliché dell'italiano pizza e mandolino che hanno stancato anche gli stranieri (forse perché sono più impegnati a parlare male del nostro terribile gusto politico). La copertina è abbastanza provocatoria, ma si spiaggia su un umorismo che è già stato fatto e rifatto talmente tante volte che risulta semplicemente imitazione o, alla meglio, citazione. 
In ogni caso il disco ha anche dei buoni spunti musicali. Definirlo rock'n'roll forse è abbastanza esagerato, però il suo piglio diretto, piuttosto straight-to-the-point e a suo modo arrivista è sicuramente parte di quel tipo di scena, rock'n'roll e poi punk, che fa della semplicità e della carica due tratti distintivi.  "Sogno italiano" è un brano molto scarno, che fa il verso (forse senza neanche volerlo) alle prime glorie di gente come Vasco Rossi e Ligabue, con un utilizzo sfrontato delle rime più banali e un continuo tentativo di far sembrare l'arrangiamento pomposo e "rock" vecchio stampo, senza riuscirci. "Dolce Polly" fa un tuffo nel glam, comunque negli eighties tardivi che hanno poi regalato tanti fans ai Guns. "Canto per Dispetto" è un pezzo che troverebbe un importante punto di forza nel suo songwriting se non fosse troppo adolescenziale, troppo spoglio, come praticamente gran parte del disco. Ad esempio, l'immaturità dei testi di "Sexteen" e "Serenata Rock" ci fa pensare che il lessico scelto dalla band serva solo a gettarsi in pasto ai discografici e alle classifiche più che a fare un bel disco, tanto che in alcuni momenti ricordano i Finley o i disastri psico-elettronici di gente come i Dari (basta ascoltare "Milano di Notte"). 
Alcune note positive vengono dall'utilizzo della famigerata tecnica dello stop'n'go in pezzi come "Figlio del Mio Tempo", che dà sempre un po' di energia ai brani, e sicuramente raggiungerà la sua giusta dimensione nei live set. Inoltre il sound è ottimo e per questo la produzione va sicuramente applaudita. Non va applaudito invece il modo in cui la band promuove l'album, dicendo che i cantautori italiani plasmano i loro contenuti sul gusto della gente, quando è evidente che questo disco non fa altro che realizzare questa loro condanna nel migliore dei modi. 

Fare un elenco di chi merita di ascoltare il disco e chi no è stato troppo, soprattutto se era all'inizio del tutto. Decorare dischi di rock anni '70, riff hard rock che non sanno di niente e testi populisti funzionava qualche anno fa quando l'avevano fatto ancora in pochi. Oggi, è fumo negli occhi, soprattutto quando il songwriting è acerbo e i musicisti tecnicamente bravi fino a un certo punto. Senz'altro si può intravedere in questo disco un barlume di speranza, la possibilità che il sound evolva e la stesura dei brani di un futuro disco possa essere migliore, ma per quanto riguarda Sogno Italiano non c'è altro da aggiungere.

In ogni caso la recensione parla chiaro, ora sapete se vi può piacere o no. 

Voto: 4.5