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mercoledì 21 dicembre 2016

Frank Zappa's continuing voyage into the twilight realm of his own secret thoughts




Fintanto che questo blog continuerà ad esistere, Dicembre sarà sempre un mese dedicato a Frank Zappa. Chi segue questo sito sa bene, infatti, che da qualche anno ci addentriamo nella discografia postuma di questo straordinario artista che ha lasciato una incredibile mole di materiale, a volte anche perfettamente compiuto e rifinito, consentendo così ai suoi eredi di poter pubblicare una dose massiccia di documenti postumi, alcuni anche di notevole valore musicale oltre che storico. Dall'ultima volta che abbiamo aggiornato questa lista (Dicembre 2014), oltre ad avere avuto finalmente la pubblicazione ufficiale di due documenti da lungo tempo richiestissimi, sono successi diversi avvenimenti degni di nota.

Ahmet, Gail e Dweezil Zappa
Per prima cosa, in ordine di importanza, sicuramente la morte di Gail Zappa, la vedova di Frank, vero e proprio pilastro dello Zappa Family Trust, avvenuta il 7 Ottobre 2015. Gail spesso  si è resa colpevole di alcune scelte controverse, soprattutto riguardanti la gestione dell'esecuzione della musica del marito da parte di terzi, ma comunque ha sicuramente sempre difeso con grande passione l'integrità intellettuale delle opere di Frank. Lo scettro è passato ad Ahmet Emuukha Rodan, il terzogenito dei quattro figli di Frank. Il decesso della dispotica madre sembra aver scoperchiato il vaso di Pandora perché, nei primi mesi di gestione, sono scoppiati diversi conflitti tra la progenie Zappa, con Ahmet e Diva da una parte e Moon Unit e Dweezil dall'altra. In particolare tra i due figli maschi si è accesa una diatriba riguardante i diritti dell'uso del nome Zappa Plays Zappa, il nome della coverband ufficiale; secondo Ahmet, infatti, Dweezil avrebbe dovuto pagare perlomeno una cifra simbolica per poter usare il marchio. Il primogenito, però, non trovando giusto tale trattamento, ha preferito mutare il nome in Dweezil Zappa Plays the Music of Frank Zappa. La polemica tra i due si è spinta a punto tale da coinvolgere anche i mezzi stampa, rilasciando messaggi al pubblico. In seguito questa polemica si è estesa all'utilizzo in sé del nome Zappa.

Alex Winter
Una iniziativa notevole è senza dubbio il documentario "Who The F*@% is Frank Zappa" ad opera del film-maker Alex Winter, previsto ufficialmente per il 2018. Si tratterà del primo film autorizzato sulla vita del Maestro e, come tale, il primo che utilizzerà documenti inediti provenienti direttamente dalla Vault. Essendo molto del materiale presente nell'archivio in stato precario o, comunque, in formati molto fragili, lo ZFT ha pensato bene di ricorrere all'uso del crowdfounding, promettendo premi e esclusivo materiale a coloro che decideranno di contribuire monetariamente, in modo da poter trasferire in digitale il contenuto di più materiale possibile, prima che si deteriori irrimediabilmente. Sfortunatamente, però, la polemica tra gli eredi di Zappa ha coinvolto anche questo progetto: Moon Unit e Dweezil si sono, infatti, dissociati apertamente, alludendo al fatto che la cifra incassata dal kickstarter fosse ad esclusivo uso e consumo di Winter e che a loro, sostanzialmente, non venisse in tasca nulla da tutto ciò.

Joe Travers
Come prevedibile, queste faide interne si sono ripercosse anche tra i fan di Zappa che, in larga parte, si sono avventati su Ahmet, accusandolo di essere ingordo e affetto da cupidigia quanto la madre. Purtroppo, giudicare dall'esterno queste situazioni non è mai facile, sebbene sia sicuramente molto più facile provare empatia per l'artista Dweezil più che per il manager imprenditoriale Ahmet. Entrambi, nelle loro lettere pubbliche (un po' una mancanza di classe, secondo il parere di chi scrive) espongono dei punti validi e, sicuramente, la verità pura la sanno solo loro due: il consumatore può solo basare la sua opinione solo su congetture e sui dati che appaiono in pubblico, spesso molto diversi dipendentemente dal punto di vista di chi li espone. Tuttavia, è comunque necessario spezzare una lancia a favore del terzogenito dato che, nonostante tutte le premesse, la sua gestione, per ora, è sicuramente più rilassata rispetto a quella della madre. Per prima cosa, tutti i vari dischi usciti per la Vaulternative, precedentemente ordinabili solo tramite il sito ufficiale, ora possono essere acquistati anche su Amazon a prezzi più che accettabili, rendendoli così più facilmente accessibili anche per i fan non disposti a spendere cifre esorbitanti. In aggiunta, altro fattore importantissimo, stando alle parole di Steve Feigenbaum, il fondatore della casa discografica Cuneiform Records che pubblica i dischi della Ed Palermo Big Band, una delle coverband che più si trovò a discutere con Gail Zappa per la pubblicazione dei propri lavori, Ahmet usa una linea decisamente più morbida, autorizzando senza problemi l'uscita di tributi alla musica del padre. Inoltre, all'inizio del suo mandato, il nuovo capo dello ZFT ha dichiarato di avere in programma una lunga serie di pubblicazioni, affermando che "si tratta di un ottimo momento per essere fan di Frank Zappa". In effetti, solo nel 2016 sono usciti ben 7 nuovi CD! Insomma, nonostante i vari problemi, sembra che comunque, lo scolaro Zappiano non ci rimetterà e sarà in grado di ascoltare molte nuove chicche, anche perché, il curatore principale di queste uscite rimane il Vaultmeister Joe Travers che, da circa 20 anni, sta facendo un eccellente lavoro in grado di accontentare collezionisti, i fan più esigenti e quelli casuali.  

Ecco i link per chi, prima di addentrarsi in questo articolo, volesse reperire le puntate precedenti. Le analisi cominciano a partire dall'album "The Lost Episodes", pubblicato nel Febbraio del 1996.





Dance Me This (Zappa Records ZR20018)
Data di pubblicazione: 19 Giugno 2015

Dopo anni di promesse, finalmente ecco una pubblicazione ufficiale di "Dance Me This", un album che Zappa completò poco prima di morire, la cui pubblicazione è rimasta in sospeso per motivi non specifici.  Si tratta di un'opera destinata al balletto moderno e comprendente composizioni realizzate per la maggior parte al synclavier, ma danno anche grande spazio a esibizioni di cantanti Tuvani, creando una sorta di "Zappa World Music". Il fulcro del disco sta nella suite in cinque movimenti "Wolf Harbor", molto poco ballabile, perlomeno nel senso popolare del termine, ma molto vicina alla musica del suo mito Edgar Varèse. Tra gli altri brani interessanti, abbiamo la title-track, che contiene un breve ma intenso assolo di chitarra dello stesso Frank, probabilmente l’ultimo eseguito nella sua vita, "Piano", un lungo esercizio per pianoforte molto lontano dai canoni generali della composizione zappiana e, soprattutto, "Calculus": accreditata anche a Todd Yvega, il tecnico del synclavier di Zappa, la composizione è stata realizzata tessendo degli algoritmi su una improvvisazione dei cantanti Tuvani, in modo da creare una base che andasse automaticamente a tempo con gli inevitabili sbalzi di velocità che avvengono durante un’improvvisazione vocale. Il risultato è estremamente instabile dal punto di vista ritmico, ma sorprendentemente compatto all'orecchio. "Dance Me This", come la maggior parte dei lavori dell'ultimo Zappa, è molto denso e maturo, tanto interessante quanto difficile da digerire ai primi ascolti, anche se sarebbe stato sicuramente meglio se fosse uscito contemporaneamente alle opere coeve e non 22 anni dopo, in modo da potergli dare oggi il giusto peso storico e critico. Sicuramente è un ascolto obbligatorio per lo studioso Zappiano, ma anche per l'ascoltatore generico interessato alla musica colta contemporanea. A chi, invece, viene dal mondo strettamente rock, conviene aspettare un po' prima di decidere di affrontarlo.

Voto: 8


Roxy - The Movie (Zappa Records EAGDV050/CD)
Data di pubblicazione: 30 Ottobre 2015

Nel giro di pochi mesi, i fan di Zappa hanno finalmente potuto gustarsi due opere che sembrava fossero destinate a non uscire mai. Il video della serie di concerti al Roxy Club dall'8 al 12 Dicembre 1973, dai quali venne tratto la maggioranza del mitico doppio LP "Roxy & Elsewhere", è stato annunciato per molti anni, ma mai pubblicato. Il motivo, come si è scoperto più avanti, è che Zappa non aveva mai cominciato nemmeno a selezionare quali fossero i pezzi che avrebbe voluto includere in una possibile pubblicazione e che, soprattutto, non tutto il materiale era selezionabile: pare che i difetti tecnici fossero numerosi e che in molte sezioni le telecamere non stessero riprendendo ma fossero semplicemente appoggiate per terra. Finalmente, un film di 95 minuti, più circa 20 di bonus, ha visto la luce nel 2015, editato e co-prodotto da John Albarian e con i contributi audio del Vaultmeister Joe Travers. Il film in sé è spettacolare: le selezioni sono eccellenti (molte sono le stesse take dell'album originale), le performance straordinarie e la qualità video assolutamente incredibile. Si tratta di uno dei periodi più felici musicalmente per Zappa e poter vedere in azione questo gruppo è sicuramente un'esperienza memorabile. In particolare "Be-Bop Tango", che forse su album poteva risultare un po' tediosa, offre un ottimo compendio tra composizione, assolo e partecipazione del pubblico. Oltre al DVD, la pubblicazione offre anche un CD audio con gran parte della colonna sonora, in nuovi mixaggi di Bruce Botnick. Da un punto di vista musicale, tale CD risulta forse un po' fine a sé stesso, perché la maggior parte delle performance contenute sono le stesse che si possono ascoltare su "Roxy & Elsewhere" e sul CD del 2014 "Roxy by Proxy", sebbene i mixaggi di questa nuova pubblicazione siano superiori. Tuttavia, l'intero packaging risulta sicuramente promosso a pieni voti ed è un acquisto essenziale per chiunque sia anche solo minimamente interessato a Frank Zappa.

Voto: 10 (Movie), 8 (Soundtrack)


200 Motels - The Suites (Universal Music Group International/Zappa Records 00824302001929)
Data di pubblicazione: 20 Novembre 2015

Nell'articolo per il ventennale dalla sua scomparsa, mi auguravo che Frank Zappa potesse presto venire considerato come un compositore vero e proprio e che la sua musica potesse, finalmente, venire eseguita liberamente da tutte quelle orchestre specializzate in repertorio moderno. Questa pubblicazione, l'unica postuma non di archivio, va proprio in quella direzione: si tratta della rappresentazione della Los Angeles Philharmonic Orchestra delle 200 Motels suite alla Walt Disney Concert Hall il 23 Ottobre 2013. Da un lato, il collezionista compulsivo potrebbe chiedersi se sia davvero necessario inserire pubblicazioni del genere nella discografia del Maestro. Dall'altro, un'uscita del genere centra esattamente il ruolo che Zappa dovrebbe avere nel mondo moderno e dà un'ulteriore aura di autenticità a questa immagine. L'esecuzione in sé è brillante e molto ben curata, tanto da poter essere considerata un po' fredda in alcune sezioni ("Strictly Genteel") e la componente umoristica, che nell'originale era per la maggior parte improvvisata e, di conseguenza, molto spontanea, è rappresentata in maniera fin troppo meccanica. Tuttavia, considerata l'attenzione che il compositore prestava in vita alle sue opere, non si tratta, necessariamente, di difetti e l'ascolto dei due CD è comunque decisamente godibile. Inoltre, questa rappresentazione ripristina anche alcuni momenti ("Can I Help You With This Dummy?", molte sezioni di "The Pleated Gazelle"...) esclusi sia dal film che dall'album originale per motivi di tempo. Non è un sostitutivo della versione incisa nel 1971, ma chi è veramente interessato al lato colto della musica orchestrale di Zappa può sicuramente considerare l'acquisto di questo doppio CD, sperando che faccia tendenza tra le varie orchestre più avventurose.

Voto: 8



Road Tapes, Venue #3 (Vaulternative Records VR 2016-1)
Data di pubblicazione: 27 Maggio 2016

Terzo volume dei "Road Tapes", contenente due concerti registrati a Minneapolis il 5 Giugno 1970. Filologicamente, si tratta di materiale di estremo interesse: è da questi nastri che Zappa tirò fuori il brano "The Nancy and Mary Music" contenuto su "Chunga's Revenge". Inoltre, si tratta di due tra i primi concerti dei "secondi" Mothers of Invention, contenenti i due cantati ex-Turtles Flo & Eddie. Tale formazione è nota per essere fin troppo contaminata da scenette comiche e battute volgari sulle groupies tanto che, alcuni fan, definiscono questo periodo in maniera dispregiativa come "the vaudeville years". In questa fase, tutto ciò non era ancora così marcato e si tratta, semplicemente, di un gruppo molto solido con due ottime voci soliste. Il rovescio della medaglia è che, a differenza dei primi due volumi, questo "Road Tape" ha una qualità audio che, effettivamente, potrebbe non essere del tutto digerita dai fan più esigenti: i problemi sono dovuti alla cattiva acustica del posto, ad una cattiva microfonazione delle voci e, per quanto riguarda la prima mezzora, all'uso di un nastro già precedentemente utilizzato, causando quindi disturbi audio di vario tipo. Tuttavia, i fan disposti a sopportare questi problemi, si troveranno di fronte comunque a delle ottime performance, soprattutto per quanto riguarda George Duke (tastiere) e Aynsley Dunbar (batteria). I brani da segnalare sono senza dubbio l'"Orange County" medley, "King Kong", "A Pound for A Brown", "Sleeping in a Jar", "The Return of the Hunchback Duke", una versione in fase di costruzione di "Chunga's Revenge" (qua ancora intitolata "The Clap") e "Justine", una divertentissima cover di un brano rock'n'roll di Don and Dewey del 1958.

Voto: 7,5


The Crux Of The Biscuit (Zappa Records/UMe ZR 20020)
Data di pubblicazione: 15 Luglio 2016

Finalmente, dopo sei anni di attesa, esce il quarto Project/Object che, come suggerisce il titolo stesso, rappresenta "Apostrophe (')", complessivamente il diciottesimo album di Zappa ed il primo ad avere un buon successo di vendita anche presso il pubblico mainstream. La prima parte del CD è costituita da un intero lato alternativo montato da Zappa nel 1973 durante la lavorazioni di "Apostrophe (')". Sebbene tre dei quattro pezzi presenti in questa costruzione siano in seguito stati inclusi nella versione ufficiale del disco, nessuno di loro è esattamente identico. I più interessanti sono "Uncle Remus" che, rispetto alla versione definitiva, presenta una strofa in più, un breve assolo di organo di George Duke e alcune splendide armonie vocali di Tina Turner e le Ikettes in seguito rese inaudibili su disco e la title-track, qua più lunga di ben quattro minuti rispetto alla versione ufficiale. Un'altra sezione di questa pubblicazione è dedicata alla costruzione di una composizione intitolata "Energy Frontier", nella quale è presente anche Jack Bruce. Si tratta di materiale degno di nota, se non altro, perché collega due composizioni di Zappa apparentemente slegate tra di loro: il tema è, infatti, semplicemente una early version di "Down in De Dew" e la sezione identificata come il bridge, in seguito, sarebbe diventata la title-track. In effetti, ascoltando attentamente le due composizioni, si notano diversi punti di incontro, apparentemente inaccessibili se non vengono fatti notare prima. Se da un lato, questa parte del disco è musicalmente un po' sconclusionata e incoerente, dall'altro, l'assolo di Frank nel "bridge" è brillante e andrebbe ascoltato almeno una volta. La versione dal vivo della "Yellow Snow" suite qua presentata, registrata a Sydney il 24 Giugno 1973 e antecedente alle session del disco, invece, è un momento che soddisferà sicuramente tutti. Compariamo questa versione estesa e senza tagli con la "Australian Yellow Snow" che compare su "One Shot Deal", registrata esattamente il giorno prima e rimontata da Zappa stesso. La versione "ufficiale" editata da Frank risponde di più ai requisiti che lui stesso pone in un'intervista presente su questo CD, nella quali definisce l'intera suite come qualcosa che si avvicina molto ad una "comedy routine" e, infatti, si concentra quasi interamente sulle parti vocali improvvisate e sulla storia demenziale narrata nel pezzo, togliendo quasi ogni frammento musicale complesso presente nell'originale. Per contrasto, la versione completa qui presentata, suona di più come una composizione completa e di ampio respiro: si ascolti, ad esempio, la sezione che comincia con "St. Alphonzo's Pancake Breakfast" nella quale l'elemento comico della suite passa un po' in secondo piano lasciando spazio ad alcune mirabolanti performance virtuosistiche che culminano in uno spettacolare e frenetico hard rock cantato dal fiatista Sal Marquez. Questa intera parte è stata eliminata in "Australian Yellow Snow", rendendo, quindi, il tutto molto più statico e difficilmente assimilabile da coloro che non trovano particolarmente buffe le disavventure del piccolo Eschimese Nanook alle prese con la tossica neve gialla. Il disco contiene anche alcuni frammenti di session sparsi che, sebbene siano rivolti soprattutto ai collezionisti più arditi, racchiudono comunque alcuni momenti di grande qualità. Si tratta di una pubblicazione di estremo interesse per coloro che amano l'album, dato che lo integra bene senza raschiare il fondo del barile. La qualità sonora è eccellente: i pezzi mixati nel 2014 da Craig Parker Adams sono stati realizzati con grande cura e il mastering generale lascia respirare molto bene la musica. Il difetto principale di questo CD è, ovviamente, la sorprendente e inspiegabile assenza di "Stinkfoot", il pezzo centrale di "Apostrophe (')", nonché quello che ha dato il titolo a questa raccolta. Per il resto: altamente consigliato!

Voto: 8,5


Frank Zappa For President (Zappa Records/UMe ZR 20021)
Data di pubblicazione: 15 Luglio 2016

Sicuramente, questa è una pubblicazione che mira a rendere chiaro una volta per tutte che Frank Zappa era un compositore e non una semplice rockstar. I brani per synclavier "Overture to Uncle Sam", "Amnerika", "Medieval Ensemble" e "If I Was President",  alcuni presentati qui per la prima volta, sono certamente degli esempi di musica seria e contemporanea che nessun altro a parte Zappa avrebbe potuto comporre e costruire. Il CD contiene anche un paio di pezzi dal tour del 1988, probabilmente inclusi per giustificare il tema politico di questa compilation: "When The Lie's So Big" e un arrangiamento sorprendentemente serio e non ironico di "America The Beautiful". Secondo chi scrive, però, la cosa migliore contenuta nell'intero CD è il remix di "Brown Shoes Don’t Make It", il primo vero capolavoro di Zappa, presente sul secondo album dei Mothers of Invention: "Absolutely Free" del 1967. Questo secondo mixaggio, risalente al 1969, è molto più nitido e dettagliato di quello ufficiale che, invece, soffre di un po' troppa compressione, probabilmente dovuta al fatto che il pezzo contiene un po' troppi elementi che, con le limitazioni tecnologiche degli anni '60, risultano letteralmente schiacciati nell'immagine sonora. Inoltre, l'intero pezzo sembra essere stato ricostruito in molti punti, generando quindi molte interessanti differenze. Una traccia eccellente che consola almeno parzialmente dall'assenza di un Project/Object di "Absolutely Free". "Frank Zappa for President" è diretto soprattutto a coloro che considerano Frank Zappa qualcosa di più di una semplice divinità del rock ma, comunque, anche coloro che si apprestano ad ascoltarlo, devono conoscere già abbastanza bene la sua musica. Inoltre, sebbene il materiale contenuto sia tutto di alto livello, ogni pezzo funziona meglio individualmente che nel suo contesto, rendendo l'ascolto generale un po' stancante.

Voto: 7,5




ZAPPAtite - Frank Zappa's Tastiest Tracks (Zappa Records/UMe ZR 20023)
Data di pubblicazione: 16 Settembre 2016

Semplicemente, una compilation contenente 18 selezioni per avvicinare possibili nuovi adepti al mondo di Frank Zappa. La scaletta, che non contiene nessun inedito, sembra basarsi principalmente su quella della compilation del 1995 "Strictly Commercial", ma offre più varietà, spaziando dalle composizioni più serie a quelle più scanzonate e di satira, mantenendosi comunque su un terreno facilmente digeribile ed assimilabile. Va fatto notare che, con l'eccezione di "Mothermania", attualmente, questo CD è l'unica compilation Zappiana in stampa. Chi scrive non è particolarmente amante di questo genere di operazioni: sarebbe molto meglio addentrarsi piano piano nella discografia e scoprirla cronologicamente. Tuttavia, per un artista così prolifico (persino da defunto), si potrebbe trattare di un'impresa quantomeno titanica, e la scaletta non è per niente male. Inutile, quindi, per il fan sfegatato, ma un buon regalo di natale per chi vuole conoscere il mondo di Frank Zappa.

Voto: N/A



Meat Light: The Uncle Meat Project/Object (Zappa Records/UMe ZR 20024)
Data di pubblicazione: 4 Novembre 2016

In preparazione da anni, questa è senza dubbio una delle pubblicazioni più attese dai fan: per molti, infatti, "Uncle Meat" è da molti considerato il capolavoro dei Mothers of Invention. Questa pubblicazione è suddivisa in tre parti. Il primo CD contiene la versione originale in LP dell'album; quando "Uncle Meat" è stato ripubblicato in digitale, Zappa modificò pesantemente il sonoro dell'album, riequalizzandolo, aggiungendo riverbero e remixando alcune parti e aggiunse ben 40 minuti di spezzoni di dialoghi dal film e la canzone "Tengo Na Minchia Tanta", risalente al 1982 e non in linea con il resto del disco. Queste bonus track non piacquero per niente ai fan, che, in segno di scherno, presto coniarono il termine "penalty tracks". La seconda sezione del progetto, contiene una prima versione del'album, montata nel 1968. Molte delle sezioni del disco nella sua versione finale, sono qua sparpagliate in varie tracce, mantenendo comunque una logica. Per questo motivo, si tratta di una costruzione di estremo interesse che, comunque, oltre ad offrire qualche mixaggio alternativo, include anche alcuni interessanti frammenti dal vivo ("Whiskey Wah", "The Whip") che in seguito verranno esclusi dalla versione definitiva. Infine, le ultime 20 tracce consistono in una serie di outtakes varie trovatie nella Vault, tra cui mixaggi diversi, versioni in pre-produzione di alcuni pezzi, field recordings, qualche composizione inedita e varie versioni alternative. Si tratta, probabilmente, della parte più affascinante dei tre CD e, tra le cose da segnalare, abbiamo "Exercise 4 Variant", contenente temi in seguito sparsi per l’intero album (tra cui il "Main Title Theme"), un mixaggio di "Mr. Green Genes" con alcuni bellissimi fraseggi di chitarra solista completamente eliminati nella versione finale e le varie composizioni inedite ("1/4 Tone Unit", "Tango", "Sakuji’s March", "Number 4"). Inoltre, per la prima volta dal 1969, viene finalmente ristampata la versione strumentale del 45 giri di "Dog Breath", nella quale il tema viene eseguito dal sassofono e dalla chitarra. Pur non essendo terribilmente dettagliato, il libretto offre comunque molti elementi di prestigio, tra cui una serie di foto inedite, citazioni sul metodo lavorativo di Zappa e alcune interessanti, ma non molto lunghe, note del polistrumentista Ian Underwood. In definitiva, “Meat Light” è una delle migliori pubblicazioni di archivio di Frank Zappa e, chi ama “Uncle Meat”, sicuramente verrà stregato da questo documentario audio.

Voto: 10



Chicago '78 (Zappa Records/UMe ZR 20025)
Data di pubblicazione: 4 Novembre 2016

Album che racchiude la seconda delle due esibizioni del 29 Settembre 1978 all'Uptown Theatre di Chicago. Oltre a Zappa, la formazione era costituita da Ike Willis (chitarra e voce solista), Denny Walley (chitarra slide, voce), Tommy Mars e Peter Wolf (tastiere), Ed Mann (percussioni), Arthur Barrow (basso) e Vinnie Colaiuta (batteria). Come per la maggior parte delle pubblicazioni Vaulternative, è un concerto che precedentemente non era disponibile ai fan nemmeno tra i circuiti non ufficiali. Si tratta di una performance molto energica che vede uno Zappa particolarmente ispirato alla chitarra e che, per giunta, ha una scaletta piena di rarità, tra cui "21", esercizio ritmico rielaborato l’anno successivo all'interno della versione in studio di "Keep it Greasey" su "Joe’s Garage", "Sy Borg", eseguita pochissimo dal vivo e un bellissimo momento improvvisativo intitolato "Paroxysmal Splendor", nel quale compaiono degli embrioni di "I’m A Beautiful Guy" e "Crew Slut". L’album comprende anche eccellenti versioni di "Yo Mama", "Village of The Sun", "Little House I Used To Live In", "Bamboozled by Love", l’intera "Yellow Snow Suite" e "Black Napkins". Il concerto è presentato in maniera completa, senza alcun tipo di taglio e, a parte alcune brevissimi momenti presi da una cassetta attaccata al mixer, la qualità audio è davvero eccellente, merito anche dell’azzeccato mixaggio ad opera di Craig Parker Adams. Volendo, l'unica critica che possiamo fare a doppio CD è l'inclusione di alcuni pezzi che abbiamo già sentito troppe volte ("Dancin' Fool", "Honey, Don't You Want A Man Like Me?", "Keep it Greasy"), in versioni che nulla aggiungono a tutte le altre. Tuttavia, sarebbe stato scorretto e decisamente non filologico rimuoverli! 

Voto: 8



Little Dots (Zappa Records/UMe ZR 20026)
Data di pubblicazione: 4 Novembre 2016

A distanza di dieci anni, finalmente viene pubblicato il promesso sequel di "Imaginary Diseases", un progetto dedicato al periodo del Petit Wazoo del 1972. La title-track di questo CD era, fino ad ora, l’unica composizione non improvvisata eseguita in quel periodo ad essere rimasta totalmente inedita e, sebbene il suo tema iniziale del pezzo sembri assemblato in maniera casuale e spontanea, la cosa viene smentita dal fatto che venga ripetuto esattamente uguale alla fine del pezzo, e suona molto come qualcosa che non stonerebbe in un repertorio free jazz. La parte centrale della composizione è costituita da jam molto più facilmente assimilabili: in questa versione, tra le varie cose, possiamo gustare un ottimo duetto tra Jim Gordon (batteria) e Dave Parlato (basso) e due eccellenti assolo di Zappa e Tony Duran (slide guitar). Un altro brano significativo di questo tour è "Rollo", le cui varie sezioni verranno in seguito rimaneggiate all'interno di "St. Alphonzo’s Pancake Breakfast" e, esclusivamente dal vivo, come ultimo movimento della "Yellow Snow Suite", con un nuovo arrangiamento cantato. Nel 1972, la composizione cominciava con una sezione cantata mai più ripresa in futuro, per poi proseguire in una versione strumentale dei temi che abbiamo appena citato. In questa esecuzione, il ruolo da leone è senza dubbio di Tony Duran, autore di un ottimo assolo. Una versione di questo pezzo era già stata pubblicata su "Imaginary Diseases" ma, in quel caso, solo la sezione finale era stata utilizzata; questo CD, invece, contiene la versione integrale. Un discorso a parte merita l'ultimo brano, "Columbia, S. C.". Il concerto a Columbia del 5 Novembre 1972 fu uno dei rari momenti in cui Zappa perse il controllo della situazione: qualche minuto prima dell'inizio, il trombettista Gary Barone e il batterista Jim Gordon vennero arrestati per possesso di droga. Invece di annullare l’esibizione, Zappa, con grande spirito di iniziativa, propose a Maury Baker, il batterista dell’artista di supporto (Tim Buckley), di suonare con lui quella sera. La selezione qua contenuta è tratta dal finale di tale concerto e, nonostante le premesse, è di sicuro una delle improvvisazioni più godibili del tour: la prima sezione è molto avanguardistica, quasi un richiamo ai Mothers of Invention degli anni '60, mentre la seconda è molto più melodica e maestosa, con ottime prove chitarristiche di Zappa e Duran. Il sostituto Baker, che comunque era già un professionista, se la cava in maniera egregia, offrendo un playing di supporto con molto calore e gusto. Come il suo predecessore "Imaginary Diseases", "Little Dots" è un prodotto che, all'interno del canone Zappiano, risulta forse meno avventuroso e originale del solito ma che, in sé, è perfettamente apprezzabile e certamente di alto interesse per lo studioso. Inoltre, a differenza della maggioranza dei bootleg disponibili di questo periodo, la qualità audio, è straordinaria: non dimentichiamoci che è materiale assemblato, mixato e preparato da Zappa stesso.

Voto: 8,5


A queste uscite, vanno aggiunte le nuove edizioni in vinile di "Cruising with Ruben & The Jets", "Joe's Garage", "Lumpy Gravy", "Weasels Ripped My Flesh" e "We're Only In It For The Money", prese rigorosamente dai master originali analogici e presentate con particolare cura sia nel suono, sia nel packaging. Speriamo in un 2017 altrettanto prolifico, per la gioia delle nostre orecchie e la disperazione dei nostri portafogli!




Potete comprare gli album al BARFKO-SWILL SHOP!



Parte di questo speciale è stato riadattato da alcuni articoli che ho scritto per "Rock by Wild" e "Il Secolo XIX":




domenica 21 dicembre 2014

The Return of the Son of Frank Zappa II


  

Riprendiamo la tradizione, in occasione del giorno del compleanno di Frank Zappa, di recensire gli album postumi del Maestro. A causa della scarsità di materiale uscito nel 2012 e nel 2013, abbiamo deciso di saltare temporaneamente gli aggiornamenti nei due anni precedenti e di aspettare che si accumulassero più pubblicazioni. Come al solito, sono uscite delle chicche gustosissime, affiancate ad altre cose meno interessanti. Oltre a queste pubblicazioni, un altro evento importantissimo è stato, finalmente, la ristampa totale del catalogo di Zappa, avvenuta nel 2012. Molti di questi nuovi CD sono stati trasferiti di nuovo dai master tape dei dischi e, in molti casi, presentano il mixaggio originale dell'album, a volte radicalmente diverso da quello dei CD precedenti ("Hot Rats" e "Sleep Dirt" sono i due esempi più palesi). Per chi volesse approfondire, segnaliamo questo ottimo link: una piccola guida che spiega dettagliatamente quali nuovi CD possono essere utili anche a chi possiede le edizioni precedenti.

Prima di proseguire, invitiamo i lettori, nel caso non l'abbiano già fatto, alla lettura dei due precedenti articoli che trattano delle uscite postume di Zappa a partire da "The Lost Episodes":


Understanding America (Zappa Records/UMe ZR3892)
Data di pubblicazione: 30 Ottobre 2012

Una compilation preparata dallo stesso Zappa, intorno al 1991. Tra i due CD, non c'è nessun inedito vero e proprio, solo una versione deluxe di "Porn Wars", il famoso collage per synclavier dedicato alle tematiche del PMRC e della censura musicale, uscito nel 1986. La nuova versione aggiunge ben 14 minuti in più ai 12 già esistenti (!), ma il nuovo materiale consiste in stralci di canzoni di Zappa, inserite a mo di commento, e qualche altra frase degenerata da parte dei membri del congresso, per un totale di ben 25:51". Sicuramente, avrete capito che non è qualcosa che ascolterete spesso. Il resto della compilation, inoltre, proviene dai vecchi master usati per i CD precedenti, e soffre di molti disturbi audio (Zappa, verso la fine della sua vita, aveva qualche problema d'udito). Come se non bastasse, molto spesso i brani sono mozzati e seguono tra di loro in maniera molto rudimentale. Purtroppo, per questi motivi, non funziona bene nemmeno come introduzione alla musica del Maestro, ed è consigliabile solo ai fan più estremi che non vogliono perdersi "Porn Wars Deluxe". 

Voto: 4


Road Tapes, Venue #1 (Vaulternative Records VR 20122)
Data di pubblicazione: 7 Novembre 2012

Zappa, nelle note di copertina della serie "You Can't Do That On Stage Anymore", aveva fatto notare spesso come le migliori performance fossero proprio quelle che venivano registrate sui cosiddetti "guerrilla tapes", ovvero le registrazioni non catturate su multi-traccia. Con questo primo volume di "Road Tapes", lo ZFT lancia una serie che finalmente dà spazio a quelle performance, strumentisticamente ineccepibili, ma registrate in maniere professionale. In un certo senso, potremmo paragonare i Road Tapes ai volumi dei "King Crimson Collectors Club": così come nei KCCC, anche nei Road Tapes, infatti, i nastri vengono pubblicati integrali, persino le canzoni che, sulla registrazione originale, risultano incomplete. Non si può, comunque, parlare di bootleg ufficiali perché si tratterà sempre, comunque, di nastri registrati dell'equipe di Zappa. Questo primo volume contiene il concerto alla Kerrisdale Arena di Vancouver del 25 Agosto 1968, nel tardo periodo Mothers of Invention. La formazione include Frank Zappa, unico chitarrista e cantante, Don Preston alle tastiere, Ian Underwood ai fiati e alle tastiere, Bunk Gardner ai fiati, Jim "Motorhead" Sherwood al sax baritono, al tamburello e all'armonica, Roy Estrada al basso e Jimmy Carl Black e Arthur Tripp alla batteria. La qualità audio è sorprendentemente molto nitida e di buona definizione, sebbene l'archivista dello ZFT Joe Travers abbia affermato nelle interviste che, per renderla pubblicabile, è stato necessario un minuzioso lavoro di ripulitura, e la performance è ottima. Oltre ad alcuni classici del gruppo ("Help I'm A Rock", "Hungry Freaks Daddy", "Trouble Every Day" e "King Kong", eseguita come bis da un sorpreso, ma compiaciuto Zappa, in seguito alle urla entusiaste del pubblico), spiccano bellissime versioni del medley "Orange County Lumber Truck" e di "Holiday In Berlin", qui intitolata "Shortly". Vengono inoltre inclusi anche due cavalli di battaglia del repertorio dei Mothers che erano precedentemente disponibili soltanto in registrazioni non ufficiali: "Oh, In The Sky", un bizzarro brano doo-wop cantato in maniera deliziosamente demenziale da Roy Estrada e "Octandre", un riarrangiamento dei Mothers di un'opera di Edgar Varese. Una pubblicazione eccellente che, a dispetto della descrizione della serie, può essere apprezzata da tutti. Anzi, questo doppio CD è più rappresentativo dell'attività dal vivo dei Mothers rispetto a "Ahead of Their Time", l'album pubblicato nel 1992 tratto dai due concerti alla Royal Festival Hall il 25 Ottobre 1968. Da avere!

Voto: 9


Finer Moments (Zappa Records/UMe ZR3894)
Data di pubblicazione: 12 Dicembre 2012

Si tratta di un disco di archivio preparato nel 1972 da Zappa, completo e pronto per essere pubblicato ma, per qualche motivo, lasciato su uno scaffale a prendere polvere. Il disco si alterna tra materiale del 1969 e del 1971 ed era stato concepito come doppio vinile. La prima facciata, alterna frammenti del leggendario concerto alla Royal Albert Hall del 6 Giugno 1969, tra cui l'ispirato assolo Zappiano "Sleazette" e la musique-concrete di "The Walking Zombie Music", ad altro materiale del 1971, nello specifico i coinvolgenti assolo di "The Old Curiosity Shoppe". La seconda facciata, contiene un piccolo divertissment in studio e un lungo brano ("Uncle Rhebus"), tratto da un esecuzione di "King Kong" a Boston, l'8 Agosto 1969, contenente 17 minuti di intensa e furiosa improvvisazione musicale. La terza facciata dell'album, è anche la più ostica. Si tratta, essenzialmente, di una lunga serie di 21 minuti di sperimentalismo, con frammenti registrati dal vivo ("There Is No Heaven From Where Slogans Go To Die"), uniti ad altri in studio ("Enigmas 1 Thru 5", "Pumped and Waxed"), conclusi dal demenziale "Squeeze It, Squeeze It, Squeeze It" che, senza rivelare cosa sia, dovrebbe, ormai, essere ben familiare ai fan di Zappa. La quarta, e ultima, facciata, infine, è interamente occupata da "The Subcutaneous Peril", 19 minuti di improvvisazioni tratte da versioni dal vivo di "King Kong" e di "Pound for a Brown", tratte dai concerti alla Carnegie Hall dell'11 Ottobre 1971. Parti di questo materiale sono uscite ufficialmente sparse su "The Lost Episodes", "Mystery Disk", "Carnegie Hall" e su vari volumi di "You Can't Do That On Stage Anymore". Tuttavia, come prodotto in sé è interessante, i vari assolo pubblicati sono tutti di alta caratura ed è un lavoro che lo scolaro Zappiano dovrebbe procurarsi, anche se, chi è alle prime armi, forse, dovrebbe aspettare un po'. Comunque, un'uscita affascinante.

Voto: 7


AAAFNRAA 21 December 2012 - Baby Snakes, The Compleat Soundtrack 2h 44m 20s (Zappa Records/Itunes)
Data di pubblicazione: 21 Dicembre 2012

Una delle più grandi delusioni in assoluto: una semplice estrazione in audio del DVD di "Baby Snakes". Nessuna differenza: stesso mixaggio, stessi titoli e stessa suddivisione in capitoli. D'accordo, il materiale presentato è musicalmente eccellente, ma perché mai qualcuno dovrebbe privarsi dello (splendido) DVD e acquistare solo l'audio su Itunes? La cosa, non è conveniente nemmeno a livello di prezzo. Questi Birthday Bundle (pacchetti I-tunes pubblicati il giorno del compleanno di Zappa) si rivelano, ancora una volta, le peggiori pubblicazioni postume. Se non altro, il Birthday Bundle del 2013 (non recensito in questo articolo in quanto tratta esclusivamente delle pubblicazioni audio) è stato un favoloso video di 10 minuti del tardo 1973 che mostra il gruppo in studio (la formazione di "Roxy & Elsewhere" più le Ikettes in studio) intento a registrare una versione di "Cheepnis" ma, veramente, si tratta dell'unico caso degno di nota. Il voto finale è una media tra quello musicale (8) e quello della pubblicazione in quanto tale (1). 

Voto: 4,5


Road Tapes, Venue #2 (Vaulternative Records VR 2013-1)
Data di pubblicazione: 31 Ottobre 2013

Anche il secondo volume dei Road Tapes si rivela essere di estremo interesse per ogni fan di Zappa. Questa volta, ci troviamo davanti ad una selezione tratta dai concerti del 23 e 24 Agosto 1973 a Helsinki, tre in tutto (due nel giorno 23). Nonostante le premesse della serie, la qualità audio è ottima: in stereo e, solo con una leggerissima distorsione nel canale vocale. Ancora più importante, questa particolare formazione della band di Zappa non aveva ancora avuto il suo spazio nelle pubblicazioni ufficiali d'archivio: oltre a Zappa, c'erano il celeberrimo violinista Jean-Luc Ponty, i coniugi Ruth e Ian Underwood, alle percussioni e ai sintetizzatori rispettivamente, George Duke alle tastiere e alla voce, Tom Fowler al basso, suo fratello Bruce al trombone e Ralph Humphrey alla batteria. Splendido il medley che apre il primo CD ("The Eric Dolphy memorial Barbecue", "Kung Fu", "Penguin in Bondage", "Dog Meat" e "RDNZL") e monumentali le versioni di "Dupree's Paradise", preceduta da una lunga introduzione inserita in una traccia a parte, "Don't You Ever Wash That Thing?", "Big Swifty" e "Farther O'Blivion". Da segnalare anche il "Finnish Hit Single" "Dun Dun Dun", un'improvvisazione basata su quella che Zappa descrive come "la parte di violoncello che c'è nella colonna sonora dei film dell'orrore quando arrivano i mostri". Se i volumi futuri di questa serie sono come quelli che sono usciti, è il caso di tenerli d'occhio: potrebbero essere, assieme ai Project/Object (ovvero, i making of degli album), le cose più interessanti in assoluto.

Voto: 8,5


A Token of His Extreme Soundtrack (Zappa Records ZR20015)
Data di pubblicazione: 25 Novembre 2013

"A Token of His Extreme" era il titolo un programma-concerto TV del 1974,  registrato dal vivo agli KCET Studios di Los Angeles il 27 Agosto 1974, ma mai andato in onda ufficialmente. Alcune parti di questo programma erano finite nel video "The Dub Room Special" ma, nel 2013, lo ZFT ha finalmente pubblicato l'intero programma in DVD, ricevendo un plauso unanime da parte dei fan. Forse però era meno necessario pubblicare anche la colonna sonora. Sia chiaro: le selezioni sono eccellenti e l'ascolto del disco non può che dare immenso piacere (specialmente "Pygmy Twylyte", "Room Service", "Oh No" e "Son of Orange County"), ma, molto di questo materiale è in comune con quanto uscito sul CD colonna sonora "The Dub Room Special" e non c'è nessuna differenza nella scaletta rispetto al DVD, anche se il mixaggio è diverso dalle altre pubblicazioni. Tutto sommato, il fan non troppo esigente si può accontentare del DVD. Il voto complessivo è una media tra il contenuto musicale (8,5) e la pubblicazione in sé (4).

Voto: 6


Joe's Camouflage (Vaulternative Records VR 20132)
Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2014

Solitamente, la Joe's Corsaga contiene cose destinate solo ai fan più accaniti, ma questo nuovo volume è interessante per chiunque. Si tratta di una collezione tratta da varie prove in studio di una formazione di Zappa mai andata in tour e risalente a metà 1975, precisamente tra Agosto e Luglio: oltre a Zappa, Denny Walley alla chitarra, Napoleon Murphy Brock al sax e alla voce, Robert Camarena alla chitarra e alla voce, Roy Estrada al basso, Novi Novoog alla viola, André Lewis alle tastiere e Terry Bozzio alla batteria. Un CD della stessa serie, "Joe's Domage", conteneva anch'esso una prova in studio, ma in qualità audio bassa ed estremamente frammentaria, piena di pause. Chi è memore di quell'esperienza e non l'ha apprezzata può stare tranquillo: a parte un paio di selezioni proveniente da una cassetta in mono registrata da Denny Walley, la maggior parte dei brani sono stati registrati professionalmente su multi-traccia e non c'è praticamente nessuna interruzione al loro interno. Sicuramente, il succo di questo CD sono i due inediti, sconosciuti prima d'ora anche ai fan più accaniti: la strumentale "Phyniox", trionfale veicolo per assolo di Zappa, presentata in due take diversi e "Reeny Ra", un delizioso pezzo nonsense che ricorda un po' i primi Mothers of Invention. Da notare anche che, nella traccia denominata "Choose Your Foot", compare un frammento di "Swallow My Pride", brano eseguito nel tour successivo e tutt'ora non pubblicato ufficialmente. Il resto dell'album non è meno interessante: alcuni pezzi sono in arrangiamenti inediti ("T'Mershi Duween"),  altri in versioni embrionali, a volte notevolmente differenti da quelle pubblicate in seguito ("Honey Don't You Want a Man Like Me", "The Illinois Enema Bandit", "Sleep Dirt" e "Any Downers?"), il tutto intervallato da qualche frammento di audio veritée, in modo da dare un senso di "documentario" al tutto. La ciliegina sulla torta è la bellissima versione di "Black Napkins", con l'assolo di viola di Novi Novoog. Incredibile come,  a 21 anni dalla sua morte, ci siano ancora così tante cose di Zappa che dobbiamo ancora sentire!

Voto: 8



Roxy by Proxy (Zappa Records ZR20017)
Data di pubblicazione: 13 Marzo 2014

Praticamente ogni fan di Zappa sa bene l'epopea che c'è dietro ai famigerati filmati dei concerti registrati al Roxy Theatre di Los Angeles tra l'8 e il 12 Dicembre 1973. I concerti vennero filmati per poter essere pubblicati in video, ma il progetto non è mai stato completato, a causa di costi troppo elevati, anche se due minuti di "Dummy Up" sono finiti nella VHS "The True Story of 200 Motels". Dopo la morte del compositore, il film è stato più volte annunciato e sono state rese disponibili varie anteprime: un trailer di tre minuti, 30 gustosissimi minuti proiettati prima dei concerti della coverband ufficiale di Dweeil, Zappa Plays Zappa (adesso disponibili sul sito ufficiale a questo indirizzo), la pubblicazione del già citato video delle registrazioni di "Cheepnis" in studio e, infine, questo CD, un prequel al video e che contiene tracce mixate e preparate da Zappa nel 1987, forse per "You Can't Do That On Stage Anymore", ma in seguito non utilizzate. Ma, come se non bastasse, anche questo CD ha una piccola epopea:  inizialmente, questo album era stato annunciato a fine 2012 come un progetto di gigantesco crowd founding; i fan interessati avrebbero comprato i master e sarebbero stati i distributori, ma la cosa si rivelò un grandissimo flop e non se ne fece nulla. Il disco venne annunciato, quindi, come pubblicazione regolare, in uscita prevista il 21 Settembre 2013, ma difetti tecnici nella stampe dei dischi hanno spostato la pubblicazione al 13 Marzo dell'anno successivo. Una cosa divertente da notare è che la data di uscita è stata posticipata di settimana in settimana, tenendo i fan sul filo del rasoio! In ogni caso, una volta che ci siamo trovati il CD tra le mani, siamo stati tutti molto veloci a dimenticare i disagi passati. La formazione è fantastica: FZ, Napoleon Murphy Brock al sax, al flauto e alla voce, Ruth Underwood alle percussioni (le cui note nel libretto del CD risultano interessantissime), i fratelli Bruce e Tom Fowler al trombone e al basso, George Duke alle tastiere e alla voce e Paul Humphrey e Chester Thompson alla batteria. Ogni brano presente su CD è in versione monumentale, ma segnaliamo "Inca Roads" in arrangiamento inedito, con una divertente introduzione cocktail jazz, una versione, una versione di "Cheepnis" suonata solo con la batteria e le percussioni, prima di eseguire di nuovo il brano, stavolta normalmente, "Dupree's Paradise", con una serie di assolo mozzafiato, tra cui quello di Tom Fowler, che riprende un inciso di "Montana" e il conclusivo medley finale "King Kong/Chunga's Revenge/Mr. Green Genes". Sebbene l'attesa per questo materiale sia stata lunga, la pazienza è stata ricompensata e, questo CD, schizza subito in alto tra le pubblicazioni postume più belle. Stando a quanto dice Gail Zappa, niente di ciò che è pubblicato in questo disco è in comune con il film e, in effetti, questa versione di "Dupree's Paradise" non è la stessa che c'è nei 30 minuti resi disponibili fin'ora. Oltre ad avere il DVD, la vera colonna sonora, a quanto pare, sarà resa disponibile a parte in futuro. Staremo a vedere ma, nel frattempo, godiamoci questo bellissimo CD.

Voto: 9


Happy Mothers Day (Zappa Records download)
Data di pubblicazione: 10 Maggio 2014

Piccolo bonus in digitale rilasciato il giorno della mamma, acquistabile dal sito ufficiale. Due le selezioni: una versione di "Zoot Allures" preparata da Zappa stesso, tratta da varie esecuzioni dal vivo del 1982 (l'assolo è stato registrato a Londra il 18 Giugno dello stesso anno), ma con una nuova pista di batteria in studio di Chad Wackerman, e "Cosmik Debris" proviene dagli stessi concerti ad Helsinki del 1973 che hanno dato vita al secondo volume della serie "Road Tapes". Entrambi i brani sono di ottima qualità e contengono due assolo di Zappa particolarmente energici e aggressivi, il secondo con un buon uso di wah-wah. Contrariamente ai vari Birthday Bundle, questo EP è senza dubbio più apprezzabile, meno costoso e, nonostante questi due pezzi non siano assolutamente delle rarità nelle pubblicazioni Zappiane, non ridondante.

Voto: 7

The Frank Zappa AAAFNRAA Birthday Bundle 2014 (Zappa Records download)
Data di pubblicazione: 21 Dicembre 2014

Ovviamente, non poteva mancare il consueto Birthday Bundle. Nonostante la nostra esplicitamente dichiarata antipatia per questo genere di uscite, questa volta non possiamo proprio lamentarci. L'anno scorso, come già citato, la famiglia Zappa ci aveva presentato un bellissimo video con un making of di un take in studio di "Cheepnis". Quest'anno si continua sulla stessa scia. Solo un brano non è eseguito da Zappa. Per il resto, ci sono due file audio e uno video. Partiamo dai due audio: "Down in De Dew" è un outtake in studio del 1973, pubblicato per la prima volta su "Läther". Questa particolare versione è un mixaggio originale di Zappa del 1974 ed era già stata pubblicata quest'anno come retro del 45 giri "Don't Eat The Yellow Snow" uscito durante il Record Store Day del 2014. "Freak Choufflè" è un prezioso documento storico: una jam blues dal vivo registrata nel 1966, con una formazione inedita: FZ, Del Casher alla chitarra ritmica, durato nella line-up solo pochi mesi, Roy Estrada al basso, Don Preston alle tastiere e Jimmy Carl Black e Billy Mundi alla batteria. Per una volta, rompiamo una regola, e consideriamo anche il filmato: "RDNZL" registrata dal vivo a Palermo, il 14 Luglio 1982, durante il famoso concerto in cui scoppiò una terribile rivolta. Il brano è stato filmato prima dello scoppio dei disordini, ma non per questo è meno interessante. La versione è eccellente, il video, filmato dal tecnico Thomas Nordegg, è di qualità molto alta pur essendo single-shot, e l'inizio del pezzo è arrangiato diversamente rispetto a tutte le versioni pubblicate ufficialmente fino ad ora. Il gruppo cita pure la marcia trionfale dell'"Aida" di Giuseppe Verdi per omaggiare il bel paese. A giudicare da cosa ha scritto Gail Zappa nella mailing list del sito ufficiale, questo video è solo una piccola anteprima di qualcosa che vedremo in futuro, speriamo presto. Finalmente ce l'abbiamo fatta: dopo otto anni, abbiamo dato un (meritatissimo) voto alto ad un Birthday Bundle!

Voto: 8

Come al solito, il materiale uscito è molteplice e interessante, anche se, purtroppo anche questo come al solito, di varia qualità. Gestire l'eredità musicale di un artista come Frank Zappa non è certamente un compito semplice e, sicuramente, va dato un plauso allo ZFT per il nobile tentativo che sta facendo: sebbene continuino a persistere con alcuni errori, la qualità delle pubblicazioni si è sempre dimostrata generalmente solida e, addirittura, in crescita, grazie ad iniziative sempre nuove e interessanti (l'ultima, appunto, i Road Tapes). Nonostante Zappa sia morto da ormai 21 anni, non sono ancora arrivati a raschiare il fondo del barile e, in certi casi, ci hanno offerto alcune delle incisioni più belle del Maestro, sia dal vivo che in studio. Per quanto riguarda ciò che potrebbe uscire in futuro, stando ad una recente intervista a Gail Zappa, la prossima uscita, cronologicamente la #100, dovrebbe essere finalmente "Dance Me This", un disco inedito per synclavier di Zappa preparato nel 1992 che dovrebbe essere quanto di più vicino alla world music il compositore abbia mai fatto. Tuttavia, nel momento in cui scriviamo, non ne è ancora stata annunciata una data ufficiale di pubblicazione. Un'altra cosa che sembra che uscirà sicuramente è il Project/Object  di "Apostrophe (')", esplicitamente annunciato sul retro del 45 giri di "Don't Eat The Yellow Snow" uscito durante il Record Store Day di quest'anno. Tanto per salivare un po' di più, ecco una breve lista incompleta di cose annunciate in varie interviste, in varie epoche: i Project/Object di "Hot Rats" e "Uncle Meat", un secondo volume di "The Lost Episodes", un secondo CD dedicato al Petit Wazoo tour (il primo è stato "Imaginary Diseases" del 2006), un concerto del Bongo Fury tour con Captain Beefheart, un progetto companion di "The Lumpy Money Project/Object", il concerto al Ritz di New York del 17 Novembre 1981, considerato dai fan come uno dei migliori in assoluto e "The Mothers Live at the Whiskey", un album dal vivo preparato da Zappa nel 1968, rimasto inedito. Dovremmo aspettarci queste cose? Sicuramente sì, ma non in questa priorità e, probabilmente, non tutte nella maniera in cui le hanno annunciate. Ma d'altra parte, una delle cose più belle delle uscite postume di Zappa è che, così come quando era in vita, è assolutamente impossibile predire cosa uscirà e in che modo. Per questo motivo, auspichiamo che l'eccitazione che c'è ogni volta che una nuova release viene annunciata sia destinata a permanere per ancora un bel po' di tempo!



Potete comprare gli album al BARFKO-SWILL SHOP!

NOTA - Questo articolo è il terzo della serie dedicata alle uscite postume di Frank Zappa:


  1. Frank Zappa II
  2. Frank Zappa II 2.0
  3. The Return of the Son of Frank Zappa II
  4. Frank Zappa's continuing voyage into the twilight realm of his own secret thoughts

mercoledì 1 gennaio 2014

Into Deep #11 - Yesterday And Today - I Beatles negli USA





Penso che non ci sia bisogno di nessun tipo di presentazione per i Beatles, sicuramente il gruppo più famoso di tutti i tempi che, stranamente, in questo blog non ha ancora ricevuto uno spazio vero e proprio. Per chi se lo chiedesse, questo non è per un presunto fastidio da parte degli autori verso il gruppo ma, perché, essendo il più famoso di tutti i tempi, si rischia di cadere nella retorica parlando di loro. Sarebbe molto più facile trattare della loro musica se si potesse avere accesso ad una discografia diversa. Non intendiamo dire album inediti o composti da canzoni inedite, ma una discografia nella quale le canzoni sono organizzate diversamente.

Per fare questo, in realtà, non abbiamo bisogno di cercare universi paralleli: basta andare oltreoceano per scoprire che gli album, così come li conosciamo noi, là non sono usciti fino al 1987. Come pratica comune della maggior parte dei gruppi Inglesi esportati in America (la stessa cosa successe anche ai Rolling Stones, per fare un esempio), nel grande continente, tutto il materiale pre"Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" venne organizzato in maniera completamente differente. Da quell'album in poi, su richiesta dei Beatles stessi, le due discografie combaciano, ma negli USA sono stati aggiunti due album. Uno di questi, "Magical Mystery Tour" è stato ufficializzato nella discografia Inglese a partire dal 1976, ed è stato ristampato su CD insieme agli altri. Perché mai negli Stati Uniti gli album non sono arrivati in maniera normale? Beh, prima di tutto, i Beatles avevano la fastidiosa abitudine di non includere i loro singoli su disco. Questo, a dire loro, veniva fatto per non imbrogliare i fan che, una volta acquistato il 33 giri, si sarebbero ritrovati due brani ridondanti. Se da un punto di vista intellettuale tale cosa risulta assolutamente onesta, da un punto di vista commerciale è assolutamente deleterio. Inoltre, lo standard di brani in America, in quel periodo era di 12 per disco e i Beatles, spesso e volentieri sforacchiavano. Ecco quindi che, per togliere tali misfatti, i dischi vengono smontati e completamente rimontati. Non solo, così facendo, si ha anche molto più materiale per produrre molti più album. Dal 1963 al 1967 gli album dei Beatles in Inghilterra, così come loro li avevano concepiti sono stati sette: "Please Please Me", "With the Beatles", "A Hard Day's Night", "Beatles for Sale", "Help!", "Rubber Soul" e "Revolver"; in America sono diventati dodici: "Introducing... The Beatles", "Meet the Beatles!", "The Beatles' Second Album", "A Hard Day's Night", "Something New", "Beatles '65", "The Early Beatles", "Beatles VI", "Help!", "Rubber Soul", "Yesterday and Today" e "Revolver", ai quali va aggiunto anche "The Beatles' Story", un documentario audio, parte a tutti gli effetti della discografia ufficiale, per un totale di tredici. Ad aumentare la confusione, le versioni Americane di "A Hard Day's Night", "Help!", "Rubber Soul" e "Revolver" non combaciano con quelle Inglesi.

Poiché i fan dei Beatles oltreoceano erano assolutamente ignari del fatto che gli album che compravano non fossero gli originali, molti di loro sono rimasti stupiti e confusi quando nel 1987, con le prime edizioni CD, tutto il primo periodo dei Beatles fosse presentato in maniera completamente diversa. Inoltre, i veri fanatici, sbavavano da tempo dietro le versioni Americane dei dischi dei Beatles, perché i mixaggi, che fossero stereo o mono, erano radicalmente diversi. Per questi motivi, la richiesta di una ristampa su CD, magari a parte, di questi dischi, è sempre stata alta. In alcuni casi, i fan sono stati accontentati. Come già detto, il primo disco Americano ad essere pubblicato su CD fu "Magical Mystery Tour", adottato assieme alla discografia ufficiale e stampato assieme al resto del catalogo nel 1987. "Meet The Beatles!", "The Beatles' Second Album", "Something New" e "Beatles '65" videro finalmente la luce su CD nel 2004 all'interno del lussuoso cofanetto "The Capitol Albums Volume 1", che li ristampava in mono e in stereo. Analogamente, "The Early Beatles", "Beatles VI" e le versioni Americane di "Help!" e "Rubber Soul" vennero riunite nel 2006 nel "The Capitol Albums Volume 2". Tutti gli altri album sono rimasti non disponibili in digitale: alcuni per motivi di copyright (la versione Americana di "A Hard Day's Night"), altri per richiesta specifica dei membri sopravvissuti dei Beatles ("The Beatles' Story"). Tuttavia, la situazione è solo temporanea: tutta la discografia Americana, ad eccezione di "Introducing... The Beatles" e "Rarities" verrà ristampata nel cofanetto "The US Albums", previsto per il 21 Gennaio 2014. Ogni CD verrà anche venduto separatamente, in tiratura limitata, ad eccezione di "The Beatles' Story".

Con queste premesse, sembra che sia una buona occasione per rivisitare una interessante pagina dimenticata della storia dei Beatles e di riuscire così a parlare del gruppo senza sfociare nella solita adulazione retorica.


INTRODUCING... THE BEATLES
(Vee-Jay, 10 Gennaio 1964)

Il primo disco Americano dei Beatles, sorpresa, non esce per la Capitol ma per la Vee-Jay. Essenzialmente, si tratta di una versione mozzata dell'Inglese "Please Please Me": da 14, i brani passano a 12. La Vee-Jay, comunque, non aveva ancora un contratto ben definito con i Beatles e, infatti, la pubblicazione dell'album lasciò molte battaglie legali tra la Vee-Jay e la Capitol che, in effetti, possedeva diritti su buona parte del catalogo Beatlesiano a questo punto. Il disco uscì in due versioni: nella prima, i due brani rimasti fuori erano "Please Please Me" e "Don't Ask Me Why", precedentemente uscite come singolo negli USA. Tuttavia, la Capitol minacciò ripercussioni legali in quanto deteneva i diritti sui brani "Love Me Do" e "Please Please Me", usciti come singolo in Europa. Per questo la Vee-Jay dovette interrompere la produzione e sostituire quei due brani con i due precedentemente tagliati. Come potete immaginare, quindi, il disco è più interessante per questo tipo di aneddoti che per la sua qualità in sé. Comunque sia, le vendite non scarseggiano di certo e, ad oggi, entrambe le versioni dell'album sono quotate moltissimi soldi.



MEET THE BEATLES!
(Capitol, 20 Gennaio 1964)

Cercando di ignorare l'album precedente, la Capitol annuncia il debutto dei Beatles nella grande mela 10 giorni dopo l'uscita del disco precedente, con questo album. La copertina e la scaletta (anche nell'ordine) riprendono quelle del secondo album Inglese "With the Beatles", ma "Please Mr. Postman", "Roll Over Beethoven", "You Really Got a Hold On Me", "Devil in Her Heart" e "Money" (quattro delle cinque cover presenti sull'album) vengono sostituite dal singolo "I Wanna Hold Your Hand", il suo retro Americano "I Saw Her Standing There" (in Inghilterra il primo brano di "Please Please Me" e già apparsa 10 giorni prima su "Introducing... The Beatles") e il suo retro Inglese "This Boy", poste all'inizio dell'album. Né "I Wanna Hold Your Hand" né "This Boy" erano apparse su LP in Inghilterra. Il risultato è un album perfetto come presentazione ai Beatles, ma meno coeso nei contenuti della sua controparte Inglese. Come prevedibile, il disco schizza subito al primo posto in classifica per undici settimane quando il disco successivo, lo rimpiazza. Per la prima volta, in America, un artista viene surclassato da sé stesso nelle vendite!




THE BEATLES' SECOND ALBUM
(Capitol, 10 Aprile 1964)

La Capitol, con il titolo affibbiatogli, mette ben chiaro che "Introducing... The Beatles" non sarebbe da considerare parte della discografia, ma la storia non si può riscrivere e, in realtà, questo è il terzo album Americano del gruppo. In questo caso, il disco non si basa su nessun album Inglese ed è un puro pot pourri assemblato dalla casa discografica Americana. Sulla prima facciata, abbiamo quattro dei cinque brani di "With The Beatles" esclusi da "Meet The Beatles!", a questi brani vengono affiancate "Thank You, Girl", in Inghilterra lato B del singolo "From Me to You" (brano, in quel momento, non pubblicabile dalla Capitol, ma presente su "Introducing... The Beatles") e "You Can't Do That", che in in Inghilterra era apparsa sul disco "A Hard Day's Night". Il lato B si apre con due brani in quel momento inediti in Inghilterra: "Long Tall Sally" e "I Call Your Name", prosegue con il quinto brano ancora inedito da "With The Beatles" ("Please Mr. Postman") e si conclude con entrambi i lati del 45 giri Inglese in madrepatria inedito su 33: "I'll Get You" e "She Loves You". Il risultato finale è un disco puramente rock'n'roll, forse un po' troppo banale e ripetitivo, ma perfetto per il pubblico Americano che, in effetti, lo adora e lo fa salire immediatamente primo in classifica.




A HARD DAY'S NIGHT
(United Artists, 26 Giugno 1964)

Con la Beatlemania alle stelle, non c'è da stupirsi se il quartetto Liverpooliano diventa protagonista di un lungometraggio e, chiaramente, con l'uscita del film, deve uscire anche la colonna sonora! In Inghilterra, l'album omonimo al film consiste delle sette canzoni presenti nella pellicola, più sei nuove di zecca che rappresentano il sound attuale dei Beatles. In America, forse per avere più materiale da pubblicare in futuro, il disco omonimo, invece, è la colonna sonora vera e propria del film: i brani aggiuntivi vengono esclusi (a parte "I'll Cry Instead", scritta per il film, ma successivamente non inserita) e vengono sostituiti da rifacimenti orchestrali (ad opera di George Martin, da sempre il vero quinto Beatle) di cinque brani del quartetto. Il risultato finale, chiaramente, suona esattamente come una colonna sonora, più che come un disco a sé stante (nonostante la presenza di classici come "And I Love Her"), e, anche se rappresenta un'alternativa interessante per i collezionisti e per i fan, ancora una volta, l'album Inglese originale gli è preferibile. Non essendo quest'album edito dalla Capitol, non è stato ristampato su CD assieme agli altri. Dato che contiene materiale esclusivo, la sua imminente ristampa è particolarmente interessante!



SOMETHING NEW
(Capitol, 20 Luglio 1964)

La Capitol, come al solito, riorganizza il materiale per i propri comodi, intitolando furbescamente l'album "Something New", qualcosa di nuovo. Chiaramente, il titolo è furbesco fino ad un certo punto perché, "I'll Cry Instad", "I'm Happy Just to Dance With You", "Tell Me Why", "And I Love Her" e "If I Fell" erano già apparse sulla versione Americana di "A Hard Day's Night". Inoltre, la Capitol ha anche inserito dei riempitivi che suonano anacronistici col titolo: i due brani rimanenti dell'EP "Long Tall Sally" e la versione in Tedesco di "I Wanna Hold Your Hand" (intitolata "Komm, Gib Mir Deine Hand"), scelta apparentemente incomprensibile, ma spiegabile dal fatto che questo disco è stato venduto anche in Germania. Insomma, alla fine, degli 11 brani contenuti nel LP, solo tre sono davvero nuovi. Inoltre, a causa dell'accostamento di brani sofisticati che segnano il nuovo processo evolutivo dei Beatles (come "And I Love Her") al vecchio materiale rock'n'roll, il prodotto finale risulta una delle pubblicazioni meno coese della discografia Americana. Non solo: suona proprio come un assemblaggio studiato a tavolino e non troppo ben riuscito di materiale preesistente ed effettivamente è proprio così.



THE BEATLES' STORY
(Capitol, 23 Novembre 1964)

Prima vera e propria esclusiva per gli States, questo doppio LP consiste in un documentario audio nel quale si racconta la storia dei Beatles, intervallata da spezzoni di interviste, rivisitazioni orchestrali dei vari singoli e frammenti dal vivo registrati all'Hollywood Bowl. Introdotto così sembra essere più interessante di quello che è, ma purtroppo, la storia si concentra di più sul fenomeno della Beatlemania che nel processo creativo/evolutivo del gruppo, gli splendidi arrangiamenti orchestrali di George Martin sono usati solo come sottofondo e i frammenti dal vivo sono così brevi da poter passare inosservati. Come immaginabile, quindi, questo è solo un prodotto del tempo, ad uso e consumo per il pubblico del 1964. Comunque sia, per non essere altro che un costoso album documentario, il disco vende piuttosto bene: nel Gennaio 1965 si trova ben al settimo posto nella top 10.



BEATLES '65
(Capitol, 15 Dicembre 1964)

Nonostante il titolo, questo album è stato pubblicato alla fine del 1964. Questo rende il 1964 un anno piuttosto prolifico per i fan Americani: ben sette pubblicazioni in dodici mesi. Questo LP è probabilmente l'unico caso in cui l'album Americano è superiore a quello Inglese. Il disco si basa essenzialmente su "Beatles for Sale", all'epoca l'ultimo album uscito in Gran Bretagna, ma sostituisce sei dei brani con "I'll Be Back" da "A Hard Day's Night" (ancora non pubblicata dalla Capitol), e, soprattutto, lo splendido singolo "She's A Woman"/"I Feel Fine". Queste piccole aggiunte rendono molto più gradevole e variegato quello che, a parere di chi scrive, è l'album forse meno interessante dei Beatles. Chiaramente, ancora una volta, non tutto il materiale si sposa bene, ma il risultato finale è comunque piuttosto buono.



THE EARLY BEATLES
(Capitol, 22 Marzo 1965)

In attesa di avere nuovo materiale su cui mettere le mani, la Capitol, finalmente, si aggiudica i diritti per l'album "Please Please Me" e lo ristampa. Il disco è essenzialmente, una versione troncata dell'"Introducing the Beatles" uscito per la Vee-Jay il Gennaio dell'anno precedente che, a sua volta, era una versione troncata del disco originale. Vengono escluse "I Saw Her Standing There" (uscita su "Meet the Beatles!"), "Mysery" e "There's a Place". Niente di essenziale, quindi, e niente che il pubblico Americano non potesse già procurarsi prima, e, infatti, l'album è il primo a non andare al primo posto nella classifica Americana. A dire il vero, non arriva nemmeno nella Top 10, ma la Beatlemania è ben lunga dall'essere finita!



BEATLES VI
(Capitol, 14 Giugno 1965)

Per la prima volta, vengono dati in esclusiva alcuni brani per il mercato Americano. "Bad Boy" e "Dizzy Miss Lizzy", due cover di Larry Williams vengono registrate appositamente per questo album: il grintoso sound rock'n'roll di questi due brani era perfetto per il pubblico Americano. Gli Statunitensi vengono premiati anche con due brani ("You Like Me Too Much" e "Tell Me What You See"), che,  in Inghilterra, vedranno la luce solo due mesi dopo su "Help!" (i Beatles decideranno di utilizzare anche "Dizzy Miss Lizzy" nella scaletta di tale album). Il resto del LP è completato dai brani rimanenti di "Beatles for Sale" e da "Yes It Is", in Inghilterra il lato B di "Ticket to Ride" (il lato A in sé viene messo da parte per la versione Americana di "Help!"). Ancora una volta, un buon prodotto montato apposta per piacere al pubblico Americano (che, infatti, manco a dirlo, lo fa arrivare al primo posto in breve tempo), ma che fa soffrire molto la creatività del gruppo, relegandoli ad un solo genere e non facendo trasparire, invece, la continua evoluzione della loro musica. Nel Regno Unito "Bad Boy" comparirà per la prima volta sull'antologia "A Collection of Oldies but Goldies" nel 1966, e finirà ufficialmente su CD nel primo volume di "Past Masters", stupendo doppio CD contenente tutti i brani non presenti sugli album Inglesi a 33 giri.



HELP!
(Capitol, 13 Agosto 1965)

Analogamente a "A Hard Day's Night", in America l'album uscito per promuovere il film "Help!" viene reso la colonna sonora del film stesso. Quindi, solo sette delle canzoni dell'album originale, le sette che apparivano nel film, vengono pubblicate, mentre i rimanenti brani del disco consistono in partiture orchestrali scritte da George Martin come musica di sottofondo per l'album. La versione originale di "Help!" era un disco cruciale per i Beatles, perché segnalava perfettamente uno spartiacque tra la musica relativamente semplice e rock'n'roll dei primi anni e quella evoluta e sofisticata degli ultimi. Rimontando l'album, nemmeno a dirlo, questa cosa viene completamente persa, sebbene, comunque, si possa intuire che l'album sia musicalmente molto diverso da quanto gli è stato preceduto. D'altro canto, solo in questa versione dell'album è possibile gustarsi gli splendidi frammenti orchestrali di Martin, di alta caratura, per cui, nonostante tutto, anche questa versione alternativa ha i suoi pregi. Ancora una volta, nonostante questo sia un disco poco convenzionale rispetto agli standard (ovviamente, si parla della versione Americana), ai fan dei Beatles la cosa non sembra interessare. Anche questa volta, infatti, va al primo posto e ci resta per ben nove settimane! Insomma, per fare una battuta un po' stupida, potremmo certo dire che, in quel momento, da quel punto di vista, non avevano bisogno di nessun aiuto.



RUBBER SOUL
(Capitol, 6 Dicembre 1965)

Se la scelta di modificare "Help!" era stata deleteria, ancor di più lo è stata per "Rubber Soul". "Rubber Soul" è, infatti, il primo vero album dei Beatles ad essere veramente ricco nei contenuti e il primo ad esplorare diversi stili di musica, tutto in maniera perfettamente convincente. Questo, però, alla Capitol piace poco e, forse temendo di fermare la Beatlemania dando in pasto al pubblico un disco troppo sofisticato, decide di rimontarlo con l'idea di fare "l'album folk dei Beatles". Per fare questo, toglie i brani più movimentati o sofisticati ("Drive My Car", "Nowhere Man", "What Goes On?" e "If I Needed Someone") e li sostituisce con due brani esclusi da "Help!", entrambi posti a inizio facciata ("I've Just Seen A Face" e "It's Only Love"). Alcuni fan (curiosamente, il 90% di loro di madrepatria Americana) sostengono che questa versione dell'album sia superiore all'originale che, a loro parere, sembra un'accozzaglia di canzoni non relazionate tra loro unite senza un filo logico, ma, secondo chi scrive, questa versione del disco non fa altro che rendere uniforme e forzato un album originariamente notevole per essere particolarmente variegato, ancor di più paragonandolo a quanto uscito precedentemente. Non solo, la differenza stilistica con i due brani dall'album precedente non passa certo inosservata. Forse il miglior esempio di come un'operazione può rovinare un'opera artistica.



YESTERDAY AND TODAY
(Capitol, 20 Giugno 1966)

Questo album è sicuramente il più conosciuto della discografia Americana; non tanto per i suoi contenuti, quanto per la macabra copertina che, nel giro di una settimana, dovette essere sostituita da un'altra più innocua. Il processo di sostituzione fu così sbrigativo che, per alcune copie, venne semplicemente incollata sopra la nuova copertina. Qualcuno dice che l'immagine originale sia una metafora su come i Beatles percepivano la loro discografia all'estero. Nonostante tale idea sia molto interessante, si tratta solo di una coincidenza. Per quanto riguarda la musica, questo album è un completo pot pourri: vengono recuperati i quattro brani mancanti da "Rubber Soul", "Act Naturally" e "Yesterday" da "Help!", le due canzoni ancora non stampate su LP in America, le due facciate del singolo "Day Tripper"/"We Can Work It Out" e tre gustosissime anticipazioni dal futuro "Revolver" (che uscirà in Gran Bretagna due mesi dopo): "I'm Only Sleeping", "Doctor Robert" e "And Your Bird Can Sing", curiosamente tre brani di Lennon. Per casualità, questa accozzaglia di brani suona come un disco che avrebbe potuto benissimo essere stato assemblato dai Beatles stessi e con tutti i brani di altissima caratura. Persino le divertenti "Act Naturally" e "What Goes On?" (entrambe cantate da Ringo) si sposano bene col resto dei contenuti e aiutano ad alleggerire un po' il tono. Certo, è meglio ascoltare la configurazione originale dei brani, ma anche questo LP funziona bene e, sicuramente, coloro che all'epoca erano ignari che non si trattasse di un disco vero e proprio, non si saranno certo lamentati sentendolo.



REVOLVER
(Capitol, 8 Agosto 1966)

Si va verso l'unificazione con la discografia Inglese. La versione Americana di "Revolver" infatti, si limita ad eliminare i tre brani dalla sua controparte Inglese che erano già stati editi su "Yesterday and Today". Questo rende l'album principalmente un disco di McCartney, con ben tre episodi di George e il solito brano cantato da Ringo. Una cosa, insomma, assolutamente sbilanciata. Un fan Americano, cresciuto con questa edizione dell'album, ha ricordato che "un disco con 14 ottime canzoni è bello, così come un disco con 11 ottime canzoni". La cosa è indiscutibile, ma perché accontentarsi del meno quando c'è il più? Tale configurazione dell'album messa in commercio su CD il prossimo Gennaio sarà estremamente cervellotica e si spera che, quantomeno, sui CD ad edizione limitata vi sia un adesivo che spiega che questa versione dell'album è troncata rispetto a quella classica.


Il disco successivo dei Beatles, il celeberrimo "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", su richiesta stessa del gruppo, non viene minimamente modificato negli Stati Uniti, e, per la prima volta, i fan di tutto il mondo possono godere di un prodotto artistico vero e proprio. Anche gli album successivi ("The Beatles", conosciuto come "The White Album", "Yellow Submarine", "Abbey Road" e "Let it Be") rimangono immutati. Tuttavia, questo non impedisce alla Capitol di fare più soldi aggiungendo qualche postilla alla loro discografia qua e là...



MAGICAL MYSTERY TOUR
(Capitol, 27 Novembre 1967)

In Inghilterra, i Beatles avevano appena prodotto quello che fu, forse, il loro unico vero flop: il surreale film "Magical Mystery Tour", che confuse i fan e fece storcere il naso alla critica. Si parla, ovviamente, solo del film, perché la sua colonna sonora, sei brani editi in un doppio EP, invece, vengono osannati come al solito da entrambi i versanti e, con gemme come "The Fool on the Hill", "Magical Mystery Tour" e "I'm The Walrus", sarebbe stato molto difficile non farlo. In America, ancora una volta, si decide però di fare testa propria. Il gruppo aveva specificato la sua volontà di non vedere più gli album tagliati e ricuciti, ma qua si parla di un EP, non di un disco. Per cui, si decide che "Magical Mystery Tour" sarà il nuovo LP dei Beatles. Così, l'intero EP viene trasferito sul lato A del vinile, mentre sul lato B compaiono cinque brani che avevano trovato posto sui singoli ma non sugli album. Due di queste, sono deliziose ballate pop, comunque molto avanti nell'arrangiamento e decisamente non trascurabili ("Hello Goodbye" e "All You Need Is Love"), mentre i rimanenti tre brani sono tre capolavori, tra le migliori pagine in assoluto della discografia del quartetto: "Penny Lane", "Baby You're A Rich Man" e soprattutto "Strawberry Fields Forever". Ecco realizzato così il sequel perfetto a "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" che, come il precedente, risulta essere un capolavoro. Capolavoro involontario, certo, ma pur sempre un capolavoro. Forse, l'unica vera mossa geniale della Capitol. Seppur non autorizzata, tale operazione soddisfa anche i Beatles: nel 1976 l'album viene stampato e venduto anche in Inghilterra e, nel 1982, diventa parte ufficiale della discografia, venendo inserito nella cofanetto "The Beatles: The Collection". Da allora, il disco è considerato parte ufficiale della discografia ed è stato ristampato assieme agli altri album Inglesi.


A questo punto, la discografia scorre parallelamente uguale tra i due continenti: le due versioni di "The Beatles" (il "White Album"), "Yellow Submarine" e "Abbey Road" non presentano alcuna differenza. Nel Febbraio del 1970, però, alla discografia Americana viene aggiunto un nuovo album.



HEY JUDE
(Capitol/Apple, 26 Febbraio 1970)

Originariamente intitolato "The Beatles Again", questo è l'unico progetto esclusivamente Americano preparato in Inghilterra dalla Apple. Con questa compilation, si recuperano alcuni brani del passato (in nuovi mixaggi stereo) esclusi dalle configurazioni in LP, oppure, non editi dalla Capitol. Si inizia con "Can't Buy Me Love" e "I Should Have Known Better" che erano apparse su 33 giri in America (su "A Hard Day's Night"), ma non ancora pubblicate dalla Capitol, e si procede con una selezione di otto brani tra i vari singoli: il capolavoro "Paperback Writer"/"Rain",  "Lady Madonna" (viene purtroppo esclusa la splendida Harrisoniana "The Inner Light" presente sul lato B) e la versione rock originale di "Revolution", che sul "White Album", è stata inclusa in arrangiamento molto più soft. Sul lato B del disco, c'è la title-track, "Hey Jude" (apparsa su singolo con "Revolution"), il singolo "The Ballad of John and Yoko"/"Old Brown Shoe" e "Don't Let Me Down", gustosa anticipazione di "Let it Be" (anche se non sarà inclusa in quell'album), il lato B di "Get Back", esclusa da questa compilation. Adesso l'album è reso obsoleto da "Past Masters", ma all'epoca, era un succulento archivio con brani bellissimi e acclamatissimi, e quindi, grazie al fatto che fosse una produzione dalla Apple, viene esportato anche in tutto il resto del mondo. In Spagna, all'epoca ancora sotto il Franchismo, "The Ballad of John and Yoko" viene esclusa, per via della parola "Christ" e per un riferimento alla Gibilterra, colonia Inglese all'epoca ambita dalla Spagna. Pare che "Don't Let Me Down" non sia apparsa su "Let it Be" proprio a causa della sua inclusione su quest'album.

"Let it Be" segna, in entrambi i casi, il finale della discografia ufficiale Beatlesiana. A questo punto, per una decina di anni, si campa con delle compilation (i famosi "blue" e "red album" "1962-1966" e "1967-1970" e "Rock'n'Roll Music") e qualche release d'archivio, più interessante ("From Then To You", in America intitolato "The Beatles' Christmas Album", racchiudente in versione completa tutti e sette i divertenti e comici messaggi di auguri spediti via flexi disc ai loro fan e l'unico live album ufficiale fino ad allora: "Live at the Hollywood Bowl", assemblato da George Martin da registrazioni del 1964 e 1965; purtroppo, il contenuto di nessuno di questi due album, ad oggi, è disponibile su CD). L'ultimo vero tassello della discografia Americana arriva solo nel 1980.



RARITIES
(Capitol, 24 Marzo 1980)

In Inghilterra, un titolo omonimo venne pubblicato nel 1978 all'interno del cofanetto "The Beatles Collection", contenente tutti i dischi dei Beatles. La versione Inglese conteneva una selezione di 17 brani non contenuti negli LP Britannici. La scaletta conteneva, però, molti brani che in America erano già stati editi, grazie al rimontaggio degli album, per cui, due anni dopo, viene prodotto un disco omonimo, ma con contenuti e copertina diversa, che dovrebbe colmare alcune lacune della discografia Americana. Questo disco, non ancora edito su CD e non programmato all'interno dell'imminente cofanetto, è tutt'ora considerato una manna dai collezionisti, perché contiene qualche brano ("I Am The Walrus", "And I Love Her", "Penny Lane") in versioni leggermente diverse, sempre tratte da singoli venduti all'estero, che, ad oggi, non sono più disponibili commercialmente. Per il resto, c'è qualche versione in mono alternativa, qualche singolo non ancora pubblicato su album in America (tra cui l'ottima "The Inner Light") e i due brani pubblicati dalla Vee Jay ma non ancora editi dalla Capitol ("Misery" e "There's A Place"), il tutto collegato da una bellissima confezione contenente alcune foto rare, tra cui la famigerata "butcher cover".

Come già detto, gli Americani si renderanno conto solo nel 1987 che la loro discografia non è quella giusta e dovranno rassegnarsi ad apprezzare le configurazioni originali degli album. Le successive operazioni di recupero dei dischi Americani sono, infatti, esclusivamente ad uso e consumo dei nostalgici o dei collezionisti più accaniti. Comunque sia, ad oggi, l'imprinting originale degli Americani ha tutt'ora un forte effetto. Per loro, ad esempio, è impensabile immaginarsi una versione di "Rubber Soul" che non inizi con "I've Just Seen a Face", oppure una discografia a 33 giri da cui manchino brani come "She Loves You", "Day Tripper" e "I Want to Hold Your Hand" e il che la dice lunga su quanto siamo condizionati dalle varie circostanze a considerare "giusta" una versione di un album piuttosto che un'altra. La discografia Americana non impedisce di sicuro di innamorarsi della fantastica musica dei Beatles ma, in molti casi, tende a banalizzare troppo il gruppo, togliendoli un po' di quell'unità speciale, a volte un po' folle, riscontrabile negli album originali ed è sicuramente per questo che, al momento della ripubblicazione in CD, si è scelto di adottare la discografia originale in entrambi i continenti.