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sabato 1 maggio 2010

Ufomammut - Eve (Supernatural Cat, 2010)

Il progetto Ufomammut ha già piacevolmente sorpreso tutti quelli che poteva stupire. I viaggi oltre le frontiere del suono elettrico di questi ragazzi si sono schiantati contro gli scogli uditivi di migliaia di persone frastornando chiunque con uno stile inconfondibile e talmente personale da risultare indigesto a chi non è cresciuto a pane e sludge. Sia ben chiaro, non è una critica. All'ennesimo disco decidono di cambiare solfa, e partono in quarta con un brano unico, lungo circa tre quarti d'ora e segmentato in cinque parti. Si chiama "Eve" e dall'artwork si può con ogni certezza collegare al mito biblico di Adamo ed Eva (i serpenti che si propagano dai capelli della donna raffigurata non possono tradire), raccontato con una valanga di distorti e di suoni al limite della psichedelia.
Il prodotto degli Ufomammut è comunque una grande prova, dove si riesce a dare un'enorme varietà ad un unico pezzo, passando per lente soffuse melodie pinkfloydiane, grossolane schitarrate quasi hardcore, un doom più cupo di quello dei mostri sacri del doom e ringhiere elettrificate che stridono contro lamiere spiaccicate e trascinate sulla loro superficie. Momenti rilassati, momenti esplosivi e momenti di esplorazione sonica si fondono in un unico percorso che raggiunge il suo culmine al centro del pezzo, con una sezione individuata dalla terza traccia che si fregia anche di grida ed insipidi sintetizzatori sparati a mille come raggi laser di una navicella di Star Trek. E poi quei rallentamenti che un po' riportano fuori l'anima blacksabbathiana della band, pur rimanendo seppelliti in quel senso vago e gutturale di sofferenza che si staglia dalla bassezza di certi accordi,
Un viaggio incredibile, dal quale è impossibile sottrarsi, verso rari orizzonti di introspezione musicale. Non saranno cambiati molto dai lavori precedenti (e bisogna comunque ammettere che se le band così iniziassero a moltiplicarsi perderebbero molta della loro charme), ma sono ancora freschi ed indispensabile per questo tipo di scena, un po' troppo evoluta per piacere tanto agli italiani. Fuggite, vi prego.



Voto: 8.5

lunedì 23 novembre 2009

Isis Live @ Bologna, 19 Novembre 2009




Il concerto degli Isis a Bologna non poteva che essere spettacolare. Pur senza scenografie, discorsi per animi deboli e plettri gettati al pubblico. Con due supporter da spaccare le orecchie (i Transitional, distruttivi come una macchina schiacciasassi col loro drone che mette a dura prova l'audio mediocre del locale, e i Dalek, duo rap con i controcoglioni, con basi potenti ed originali ed un MC inarrestabile), arrivano dopo un po' di attesa per fracassare i timpani dei pochi fan giunti all'Estragon di Bologna per oltre un'ora di live. 
La scaletta non è delle migliori, ma considerando che si tratta del tour dell'ultimo, discusso, disco "Wavering Radiant, la presenza di tanti pezzi tratti da quest'ultimo non stupisce. La sorpresa è piuttosto che brani che nel disco non rendevano particolarmente come Ghost Key, Threshold of Transformation e 20 Minutes-40 Years suonano molto meglio live, complici un'esecuzione tecnica ed una scelta dei suoni che definire perfette è a dir poco riduttivo. Il materiale dagli album più vecchi suona ovviamente impeccabile, come su disco (anche se si sente la mancanza di capolavori come "The Beginning and the End" e "So Did We").
Come già citato il lavoro sul suono è assurdo, le chitarre graffiano al punto giusto, trascinate da un basso e da una batteria tecnicamente eccellenti, e dai sintetizzatori/tastiera di un Bryant Meyer quanto mai in forma. Il suono di batteria e quello del distorto di Aaron Turner spazzano via tutto quello che trovano sul loro percorso, e l'headbanging del pubblico non può che essere inarrestabile.

Gruppi come questi non sono mai abbastanza apprezzati dagli ascoltatori italiani che tendono a rimanere legati al mondo della radio e dei brani in madrelingua, ma (e parla un non-amante di questi generi "sperimentali" come il post-rock e il post-metal) è impossibile, durante e dopo un set di questo livello, non rimanere colpiti ed interessati dalla bravura e dalla classe che una band come questa può portare sul palco. E dire che avevo già visto God is An Astronaut e Mogwai.
Eccelsi.  



* La foto è di Andrea Barcella
* Il video è di sisipho85