mercoledì 23 maggio 2012
Duranoia - Sinceri Equivocati (After Life, 2011)
Seguendo un impulso estetico tipicamente “verdeniano”, come piace a metà delle nuove band alternative rock italiane, i Duranoia arrivano a questo full-length con tanta voglia di spaccare, una frenesia chitarristica evidente in ogni secondo dell’album, con grandi sforzi negli arrangiamenti che però si riducono piuttosto spesso all’imitazione.
Nelle retrovie di Sinceri Equivocati rinveniamo in verità la genuina personalità della band, che non si sovraespone mai, rimanendo dietro i riff tipicamente italiani di band come i già citati bergamaschi, i Tre Allegri Ragazzi Morti e i Marlene Kuntz più sferraglianti. Se dovessimo fare un paragone con una band che non ha ricevuto il successo dovuto, nomineremo volentieri I Melt. Le aperture melodiche danno più respiro al disco, in particolare la bella “K-Pax”, canzone segnaletica di una certa capacità compositiva che presagisce ad una maturità quasi raggiunta (che troveremo sicuramente nel prossimo disco). L’impeto punk di “Reset” e “Cane” raggiunge con questi due episodi il suo apice espressivo, mentre “Metempsicosi” sembra un po’ troppo tutte le canzoni del demotape dei Verdena (o dei Karnea).
Dal punto di vista della produzione un sound molto garage regala lustro ai brani più intensi e cattivi, nonostante a soffrirne sia soprattutto la sezione ritmica. Strumentalmente la band fa da contraltare a tutte le debolezze dell’impianto esteriore con una certa precisione, mai esagerata e quindi perfetta per dare l’idea di una formazione affiatata e che vuole esprimere qualcosa senza risultare fredda.
Di quella rabbia generazionale degli anni novanta che ormai è fagocitata dal marketing non è rimasto niente, e di solito chi tenta di riportarla in auge rimane in sala prove a vita: i Duranoia presentano però quella marcia in più che, studiata ed approfondita nella giusta direzione, li porterà probabilmente sui grandi palchi. Buona prova, in attesa di qualcosa di meglio.
Voto 7+
venerdì 16 marzo 2012
Phil Collins - Face Value (Virgin, 1981)

Dopo aver parlato di Peter Gabriel, mi pare quanto meno giusto dedicare una recensione a quello che (a torto, a mio avviso) è considerato l'altro grande protagonista dei Genesis: Philip David Charles, in arte Phil, Collins.
Da sempre c'è una diatriba accesissima tra i fan dei Genesis: meglio i Genesis con Peter Gabriel alla voce o con Phil Collins? (Per amor di cronaca, va anche ricordato che c'è stato anche un terzo frontman nel 1997, il bravo Ray Wilson). In realtà non c'è una vera risposta (come su tutte le cose che coinvolgono la sensibilità musicale individuale). Personalmente, mi definisco un Gabriellano moderato: ritengo il periodo con Peter Gabriel come frontman di gran lunga superiore all'altro, anche se questo non mi impedisce di apprezzare molti dei dischi del successivo, in particolare "A Trick of The Tail", "Wind and Wuthering" e "Duke".
In questo caso, però, si sta parlando della carriera di Phil Collins, non quella dei Genesis. L'album di cui parliamo oggi, "Face Value", è un caso molto interessante. Si tratta dell'esordio solista del polistrumentista Inglese. Va ricordato, quindi, che in questo periodo il nome di Phil Collins non portava alla memoria immagini di canzoni pop o musica sdolcinata: in questo periodo Collins era considerato un musicista di altissimo livello che aveva suonato in album di gente del calibro di Brand X, Brian Eno, Robert Fripp, Peter Gabriel e Steve Hackett. Per cui, questo album, va ancora considerato, tutto sommato, come il disco solista di un batterista, ed è per questo che risulta così interessante anche se da un lato è pur vero che i Genesis stavano progressivamente (concedetemi il gioco di parole) abbandonando il genere progressive.
Non facciamo l'errore, infatti, di dimenticarci che Phil Collins è principalmente un batterista: e che batterista! Il suono di batteria, molto potente, e il drumming, impetuoso, impeccabile e incisivo è una delle attrattive maggiori di questo disco. Si ascolti, ad esempio, il formidabile attacco nella celeberrima "In The Air Tonight", uno dei brani pop meglio costruiti di sempre. Tale entrata, geniale, è sottolineata anche dal fatto che la batteria non entra fino a quasi il termine del brano, con un suono che colpisce in faccia l'ascoltatore. Tale suono, in realtà, non è totalmente farina del suo sacco: Collins, infatti, partecipò alle session del terzo, splendido album, non intitolato di Peter Gabriel. Durante le registrazioni, Gabriel impose ai batteristi di non usare nessun tipo di piatto. La batteria di Collins è udibile nei brani "Intruder" e "No Self Control", e il drumming in questi due brani sarà proprio quello che ispirerà il suono e l'entrata di "In The Air Tonight". Altri brani dove la batteria è particolarmente incisive sono lo spensierato strumentale "Hand in Hand" e l'apocalittica reinterpretazione di quel capolavoro Beatlesiano che è "Tomorrow Never Knows", posta in chiusura del disco. Vale la pena spendere un paio di parole anche su questa cover. Collins, infatti, è sempre stato un grande fan di Ringo Starr, a tal punto da affermare, in un'intervista rilasciata per il libro di George Martin "The Making of Sergent Pepper" nel 1992: "Starr è molto sottovalutato. I suoi fill di batteria nel brano "A Day in the Life" (NDA: brano conclusivo di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band") sono davvero molto complessi. Oggi, se vai da un batterista professionista e gli dici 'voglio qualcosa come questo' non saprebbe replicarlo". "Tomorrow Never Knows" è, appunto, uno dei brani originali dei Beatles dove la batteria di Starr gioca un ruolo fondamentale, e una cover in un disco di batterista suona abbastanza naturale. La versione di Collins è affrontata ad un tempo più lento e risulta più elettronica. Ciononostante, il brano non differisce più di tanto dall'originale, forse perché già il capolavoro Revolveriano è stato un po' una primissima sperimentazione elettronica. Collins cerca anche di rendere inquietante questa versione inserendo alcuni cori, violini e fiati, rovesciati, rallentati e/o velocizzati, e un accenno finale a mezza voce del classico "Somewhere Over The Rainbow" a fine brano (parlando di questi abbellimenti, sul documentario uscito per la serie "Classic Albums", Collins scherza sul fatto che "nessuna droga è stata assunta durante la creazione del disco").
Altri brani degni di nota sono lo strumentale "Droned", la ballata minimale "The Roof is Leaking" (con la straordinaria partecipazione di Eric Clapton!) e la rockeggiante "Thunder and Lightning", mentre tra le pecche dell'album troviamo una discutibile reinterpretazione del brano dei Genesis "Behind the Lines" e l'incerta "I'm Not Moving".
Si tratta quindi di un disco molto professionale e ben costruito. Non un capolavoro, e non un album al livello di nessuno di quelli di Peter Gabriel, a cui, volente o nolente Collins sarà sempre paragonato (è importante specificare che in realtà, non vi è nessuna rivalità tra Collins e Gabriel, che, invece, sono sempre stati in rapporti di amicizia: come già citato, Collins ha partecipato alle session per il terzo album di Peter Gabriel, e Gabriel ha partecipato come corista alle session per l'album di Collins "No Jacket Required" del 1985). Per la riuscita di questo album Collins ha ingaggiato alcuni nomi da far girare la testa: oltre al già citato Clapton, troviamo anche Shankar, Alphonso Johnson, Daryl Stuermer e i Phenix Horns (la sezione fiati dei leggendari Earth, Wind & Fire).
Infine, concludiamo con una piccola riflessione: a volte Phil Collins è considerato dai fan del progressive, come un traditore (nella migliore delle ipotesi) o come un incapace (nella peggiore delle ipotesi, e francamente, per fare tale paragone bisogna veramente non capire un'acca di musica), e, in genere, il nome di canzoni come "Sussudio", "One More Night" e "Groovy Kind of Love" porta reazioni di disgusto. I gusti personali non si discutono, ma è necessario ammettere che nel suo genere (il pop commerciale), Collins si è dimostrato un professionista in grado di creare canzoni perfette dal punto di vista tecnico (ATTENZIONE: in questa frase NON va letto che, comunque, tali brani siano dei capolavori), oltre ad essere un grande batterista e un cantante tecnicamente impeccabile. Semplicemente, non si tratta di brani progressive, ed è anche abbastanza incomprensibile voler per forza legare Collins al suo passato progressive e fusion. Ma questo è un altro discorso più complesso che affronteremo un'altra volta...
Voto: 7+
venerdì 9 marzo 2012
Into Deep #4 - Peter Gabriel - N/A

Peter Gabriel è un artista straordinario, uno dei pochi in grado di accontentarci tutti. Voce splendida, originale, con grande orecchio e grande anima e soprattutto poliedrico e in grado di rinnovarsi col tempo. Con i Genesis, o da solista, Gabriel ha sempre lavorato in maniera professionale, con gusto e al massimo delle sue capacità, raggiungendo sempre picchi elevatissimi, con rarissime eccezioni.
Ovviamente, Peter Gabriel è un essere umano, e anche lui, come tutti noi, ha le sue pecche. La sua principale, a mio avviso, è quella di dimenticarsi del suo catalogo e di lasciare fuori stampa un sacco di cose interessanti. In questo articolo ci siamo immaginati una ipotetica selezione di 24 brani intitolata "N/A" (in perfetto stile Gabriel) che racchiuda alcune tra le varie rarità che l'artista Inglese ha pubblicato nel corso della sua carriera. Questa lista non è completa: ho evitato volutamente alcune cose, come le versioni strumentali dei brani o le radio edit. Anche così, comunque, si raggiungono le due ore di musica e verrebbe fuori un'interessante doppio CD. Come normativa di questo blog, non vi offriremo nessuno di questi brani in download, anche se molti di essi sono fuori stampa: questo articolo è a puro scopo didattico. Tuttavia, nel caso foste proprio curiosi, molti di questi brani sono facilmente reperibili su youtube. Chi cerca trova...

STRAWBERRY FIELDS FOREVER
(Da "All This and World War II", Novembre 1976)
Il progetto "All This And World War II" consisteva nella colonna sonora di un documentario che contrapponeva la musica dei Beatles agli avvenimenti della seconda guerra mondiale. Le canzoni dei Beatles sono interpretate da vari artisti importati tra cui Bryan Ferry, Keith Moon, Jeff Lynne, Elton John, Riccardo Cocciante (!!) e persino John Lennon in incognito. L'arrangiamento del brano è un po' troppo pomposo, ma in un certo senso ricorda un po' le cover che Peter avrebbe realizzato 34 anni dopo sull'album "Scratch my Back". Interessante notare, più che altro, che questa probabilmente è la prima pubblicazione solista di Gabriel fuori dai Genesis. Nel 2006, dopo 30 anni dall'uscita del vinile originale, l'intera compilation è stata stampata per la prima volta su CD.

SLOWBURN
(B-side di "Modern Love", Luglio 1977)
Ovviamente "Slowburn" è un brano reperibile sul primo dei quattro omonimi album di Peter Gabriel, ma la versione su singolo ha una particolarità: dura infatti quasi un minuto in più. In effetti, ascoltando la versione su disco, si nota come il brano inizi quasi sospeso, come se mancasse qualcosa. In effetti manca qualcosa, precisamente una intro strumentale. Tuttavia, ritengo che il brano in questione sia il meno interessante del primo disco e che questa intro non gli aggiunga né gli tolga niente in particolare. Curiosamente, questa versione è apparsa su alcune edizioni in vinile del primo disco, precisamente quelle pubblicate per la Direct Disk Labs. Tuttavia, non è disponibile su CD.

PERSPECTIVE
(B-side di "D.I.Y.", Maggio 1978)
Come "Slowburn", anche "Perspective" è un brano facilmente reperibile su qualsiasi CD del secondo album, però il discorso è lo stesso che per il brano precedente, solo che qua l'aggiunta è sostanziale (la versione su disco dura 3:23", quella su singolo 5:06"). L'estensione della versione su singolo consiste nell'allungamento dell'assolo di sassofono finale (a opera di Tim Cappello). Questa versione del brano non è disponibile su CD.

D.I.Y.
(Singolo pubblicato nel Settembre 1978)
La versione su album di "D.I.Y." (Do it yourself) era stata già pubblicata su singolo in precedenza (vedi il brano precedente), ma il risultato fu un flop. Deciso a far diventare il brano una hit, Peter ne fece uscire una seconda versione, più lunga e più energica, con l'aggiunta di interessanti parti di sassofono. Purtroppo i risultati di vendita non cambiarono e il brano cadde nel dimenticatoio. Questa versione del brano, di gran lunga superiore a quella su album, purtroppo non è disponibile su CD.

ME AND MY TEDDY BEAR
(B-side di "D.I.Y.", Settembre 1978)
Una delle cose più inquietanti e disturbate mai prodotte nella discografia di Peter Gabriel. L'artista riprende una ninna nanna classica e cambia il testo in modo che rifletta la situazione di un malato mentale (e possibilmente anche di tumore... "they take all the pain away from me", "we've got no hair, but we don't care") accompagnato solo dal piano. A peggiorare le cose, il brano è introdotto e concluso da degli inquietanti suoni di passi. Non è disponibile su CD, ma Gabriel era solito aprire i concerti del suo secondo tour proprio con questo brano.

SOLSBURY HILL [live at the Bottom Line, NYC, Oct 4, 1978]
(Flexi-disc pubblicato nel Novembre 1978)
Simpatico omaggio regalato ad alcuni concerti del tour, oggi diventato una chicca per collezionisti. Questa versione del brano non è disponibile su CD.

THE START/I DON'T REMEMBER
(B-side di "Games Without Frontiers", Febbraio 1980)
Ovviamente Peter proprio non ce la fa a pubblicare la stessa versione dei brani! "I Don't Remember", inclusa nel terzo album, in realtà era già stata proposta dal vivo durante il tour del secondo. A giudicare dalle sonorità, probabilmente questa versione del brano risale alle session del secondo album. Non è migliore di quella pubblicata (risulta infatti un po' troppo soft), ma è comunque un'alternativa molto carina. La intro "The Start" è la stessa versione presente su album. Questa versione del brano non è disponibile su CD.

JETZT KOMMT DIE FLUT
(B-side di "Spiel ohne Grenzen", Febbraio 1980)
Il terzo e il quarto album di Peter Gabriel sono stati editi in Germania, ricantati in Tedesco con i titoli, rispettivamente di "Ein deutsches Album" e "Deutsches Album". Il suo singolo "Games Without Frontiers", in Germania, ovviamente è uscito in versione Tedesca. Il lato B del singolo è una versione in Tedesco di "Here Comes the Flood" (un classico del primo album). L'arrangiamento è quello che Peter è solito proporre dal vivo, ovvero piano e voce. Non sono particolarmente un fan delle versione Germaniche dei brani di Gabriel, ma l'interpretazione è molto convincente. Non è disponibile su CD.

BIKO
SHOSHOLOZA
(singolo pubblicato nell'Agosto 1980)
"Biko", una delle canzoni immortali di Peter Gabriel, dedicata all'attivista Sudafricano Stephen Biko, imprigionato e tragicamente ucciso nel 1977, segna probabilmente l'inizio dell'avvicinamento totale di Peter Gabriel verso la world music. Il lato B del singolo, "Shosholoza", è un canto Africano a cui Peter ha aggiunto qualche sovraincisione elettronica (e qualche vocalizzo). Il risultato è molto interessante, e ci mostra un Gabriel ancora un po' acerbo che comincia a muovere i primi passi verso la maturazione totale del genere. Tuttavia, verso il finale, il canto e la musica perdono un po' di sincrono, e il che potrebbe spiegare come mai questa B-side non sia stata inclusa su disco. Interessante notare che anche la versione su singolo di "Biko" differisce leggermente da quella su album (il canto Africano che apre e chiude il brano è diverso, così come il mixaggio). Né questa versione di "Biko" né "Shosholoza" sono disponibili su CD.

SOFT DOG
(B-side di "Shock the Monkey", Settembre 1982)
Continua lo sperimentalismo di Gabriel verso la World Music. Il riff del brano ricorda vagamente "I Go Swimming", ma in realtà il modo in cui il tema viene affrontato è completamente diverso. Apprezzabile e molto sperimentale. Interessante notare come sul retro del 45 giri non appaia il titolo "Soft Dog", ma semplicemente l'immagine di un cane di gomma. Il titolo del brano però è chiaramente "Soft Dog": sono infatti le uniche parole di senso compiuto cantate in tutto il brano (e inoltre il label lo riporta). Non è disponibile su CD.

ACROSS THE RIVER
(B-side di "I Have the Touch", Dicembre 1982)
Una delle migliori B-side tra tutte quelle proposte. Questo brano, molto atmosferico e eccellentemente costruito in maniera precisa, è una piccola perla. Anche perché non è un brano solo di Peter Gabriel, ma è una collaborazione con Shankar, Stewart Copeland e il fido David Rhodes, chitarrista storico del cantante. Il brano gioca molto sulle dinamiche, e il drumming potente e incisivo di Copeland non fa che risaltare la cosa. Una versione live del brano sarà inclusa nel disco "Secret World Live". Questa versione in studio è stata pubblicata anche nella compilation di 2 LP "Music and Rhythm". Solo una parte della compilation è stata ristampata su un CD intitolato "The Best Of Music And Rhythm", e per fortuna tra queste selezioni compare anche "Across the River".

KISS OF LIFE (live)
(B-side di "Solsbury Hill (live)", Giugno 1983)
Oltre a fare uscire uno splendido doppio LP live ("Peter Gabriel Plays Live"), Gabriel aggiunge anche un piccolo bonus sul retro del singolo con la versione dal vivo di "Solsbury Hill". "Kiss of Life", purtroppo, è sempre stato l'unico brano dal quarto album (anche questo intitolato, come i tre precedenti, anche se a volte è stato pubblicato col nome di "Security") a sembrarmi decisamente sottotono, per cui questa versione dal vivo non fa molto per me. Obbiettivamente, però, è una buona performance, energica e professionale. Questa versione del brano non è disponibile su CD.

WALK THROUGH THE FIRE
(singolo pubblicato nel Maggio 1984)
"Walk Through the Fire" è un ottimo brano che Gabriel ha contribuito per la colonna sonora del film "Against All Odds" (in Italia "Due vite in gioco") del 1984. Si tratta di un brano frizzante, leggero ma non scontato che non avrebbe sfigurato sul disco "So" di due anni dopo. Magistrale la performance di Tony Levin allo stick (come se avessimo avuto dubbi). Un montaggio leggermente diverso della stessa versione è stato pubblicato sul CD della colonna sonora di "Against All Odds", nel quale compaiono anche gli amici e ex colleghi Mike Rutherford e Phil Collins.

OUT OUT
(singolo pubblicato nel Dicembre 1984)
Il 1984 è l'anno delle colonne sonore per Peter Gabriel. Questo brano è finito nella colonna sonora del film "Gremlins". Purtroppo non siamo assolutamente ai livelli della precedente "Walk Through The Fire", e si tratta di un brano non particolarmente bello che oltretutto ha la sfortuna di durare 7 minuti. Molto irritante la voce distorta di Gabriel. Questo brano è stato ripubblicato nella versione CD della colonna sonora del film "Gremlins".

DON'T BREAK THIS RHYTHM
(B-side di "Sledgehammer", Aprile 1986)
Il titolo potrebbe far presagire cose brutte: infatti di solito nominativi del genere vengono appioppati a remix o cose di questo tipo. Non lasciatevi trarre in inganno: "Don't Break This Rhythm" è un brano delizioso, interpretato magistralmente e con un (appunto) intenso e ballabile ritmo tribale. E' uno di quei brani che Gabriel deve tirare fuori dal dimenticatoio. Il brano è disponibile in CD, ma solo nella versione CD del singolo "Sledgehammer", purtroppo fuori stampa.

CURTAINS
(B-side di "Big Time", Marzo 1987)
Ed è quando scopri brani di questo tipo che ti rendi conto che un po' di ricerca porta i suoi frutti. "Curtains", ingiustamente relegata a lato B di "Big Time", è una vera gemma. Malinconica, con un'interpretazione struggente e costruita in maniera estremamente intelligente. Infatti il brano, già abbastanza breve di suo, inizia con una sezione strumentale che ne ricopre i 2/3. Il resto della composizione è affidato ad un'unica strofa, che termina direttamente il pezzo, lasciando un senso di smarrimento e di malinconia. Una gemma che avrebbe dovuto comparire su disco. Questo brano in realtà è stato un po' rivalutato da Gabriel stesso (continuate a leggere l'articolo per saperlo), ma purtroppo questa versione è stata ignorata. La sua unica stampa su CD si trova infatti solo sulla versione Compact Disc del singolo "Big Time", purtroppo oggi difficilmente reperibile.

GA-GA (I Go Swimming Instrumental)
(B-side di "Red Rain", Giugno 1987)
Il titolo è abbastanza esplicativo. Curiosamente, la versione in studio di "I Go Swimming" (brano che, per chi non lo sapesse, è stato pubblicato per la prima volta sul disco dal vivo "Peter Gabriel Plays Live") risale alle session del terzo album, il che è facilmente notabile ascoltando la batteria (una particolarità del terzo album di Peter Gabriel è che il set di batteria non includeva alcun tipo di piatto). Questo significa che questa versione è rimasta in archivio per 7 anni prima di essere pubblicata. Curiosamente, su alcuni bootleg è reperibile una versione di questa registrazione del brano con una traccia vocale. "Ga-Ga" quindi è stata pubblicata volutamente come strumentale. Non è disponibile su CD.

BIKO
(singolo pubblicato nel Dicembre 1987)
Eccellente versione live di questo classico registrata dal vivo a Cleveland il 27 Luglio 1987. Poiché il singolo ha avuto una stampa in Compact Disc, questa versione è disponibile su CD. Tuttavia, come tutti i singoli dell'epoca, è di difficile reperibilità.

NO MORE APARTHEID
(B-side di "Biko", Dicembre 1987)
Una buona improvvisazione che offre qualche buon vocalizzo di Gabriel, inciso in multitraccia. Benché sia completamente diversa, questo brano ricorda un po' "Across the River". Il perché è presto detto: si tratta di una seconda collaborazione con il violinista Shankar, pubblicata due anni prima nel disco "Artists United Against Apartheid – Sun City". L'unico posto dove reperire su CD questo brano, però, è la ristampa del singolo "Biko" del 1987.

SHAKING THE TREE
(B-side di "Solsbury Hill", Febbraio 1990)
Si tratta di un brano scritto a quattro mani con il percussionista Senegalese Youssou N'Dour. E' un delizioso e coinvolgente brano con un ritornello memorabile e una sezione ritmica pulsante. Questo brano è quello tra i più reperibili di queste selezioni: si può infatti trovare nel disco "The Lion" di N'Dour e sul Greatest Hits "Shaking the Tree: Sixteen Golden Greats" di Gabriel.

QUIET STEAM
(pubblicata sul CD singolo "Digging in the Dirt", Settembre 1992)
Il titolo dice tutto: è una versone alternativa della hit "Steam" dall'album "Us". Il brano, in questa versione, risulta sì molto più calmo, ma si permane di un'atmosfera irrequieta e inquietante, in netto contrasto con la danzante versione originale.

BASHI-BAZOUK
(pubblicata sul CD singolo "Digging in the Dirt", Settembre 1992)
Inquietante strumentale: sembra la colonna sonora di un incubo sull'autostrada. Interessante l'uso della batteria elettronica. Molto carino, ma non essenziale. Questo brano, oltre ad essere stato pubblicato su alcune edizioni del CD singolo "Digging in the Dirt" è reperibile anche come ultima traccia dell'edizione Giapponese dell'album "Us".

CURTAINS
(pubblicata sulla colonna sonora "Myst IV: Revelation, Settembre 2004)
Come già accennato prima, Peter in tempi recenti ha ripreso la splendida "Curtains". Questa nuova versione (che utilizza alcuni frammenti dell'originale) è stata realizzata per la colonna sonora del videogioco "Myst IV: Revelation". Per l'occasione il brano è stato notevolmente esteso. Purtroppo tale aggiunta fa perdere un po' di fascino alla stupenda sfuggente versione originale. Questa versione estesa non è male, ma l'originale era già perfetto così com'era, e non c'era bisogno di aggiungere niente. A quanto pare "Curtains" è tra i brani che potrebbero apparire sul disco "I/O", in preparazione dal 1995, ma ancora non realizzato. Una piccola curiosità: Peter ha anche doppiato uno spirito guida nel videogioco originale.
Ancora una volta è necessario specificare che questa selezione NON rappresenta tutto ciò di raro che Peter Gabriel non ha ristampato nel corso della sua carriera. E' molto difficile tenere conto di tutto ciò che varia da pubblicazione o pubblicazione quando si parla di lui, ma ritengo che questa selezione si possa considerare un buon riassunto. Speriamo che Gabriel si decida a ristampare presto almeno alcune di queste gemme.
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domenica 4 marzo 2012
Calibro 35 - Live in Comacchio, Voodoo Club, 18/2/2012

I Calibro 35 sono Enrico Gabrielli (incredibile polistrumentista che si alterna tra fiati e tastiere), Massimo Martellotta (chitarrista con un sound molto tagliente e oserei dire quasi sperimentale) e la solidissima sezione ritmica composta da Luca Cavina al basso Fabio Rondanini alla batteria. Il gruppo, sicuramente uno dei più validi che si possano trovare al giorno d'oggi, nasce nel 2007 con la premessa di voler reinterpretare le colonne sonore degli storici film polizieschi degli anni 70 (musica composta da gente del calibro degli Osanna, Goblin e New Trolls), ma nel tempo si è evoluto con nuove composizioni nello stile dell'epoca, pur non mancando di originalità.

Non a caso, l'album che stanno portando in tour adesso (intitolato umoristicamente "Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale"), uscito a inizio del mese scorso, è composto interamente da brani inediti. Se gli album in studio (comunque di altissimo livello) suonano però un po' calcolati, il vero punto di forza di questo gruppo sono le incredibili esibizioni dal vivo. La capacità tecnica dei musicisti è infatti sicuramente sopra la media e anche l'energia e la passione che il gruppo ci mette per eseguire il materiale.

La serata tenutasi al circolo arci Voodoo a Comacchio (provincia di Ferrara) Sabato 18 Febbraio non ha deluso le aspettative. Hanno aperto le danze i Nolatzco, gruppo rock Ferrarese, la cui maggiore particolarità consisteva nella presenza sul palco di due bassi. Il gruppo ha suonato per circa mezz'ora nella quale hanno proposto un interessante repertorio di inediti portato avanti abbastanza energicamente. I Nolatzco, il 24 Febbraio (ovvero pochi giorni dopo questo concerto), hanno pubblicato il loro album d'esordio dal titolo "Assalto alla luna".

I Calibro 35 hanno cominciato il loro set verso mezzanotte, in un orario molto azzeccato per il tipo di musica che eseguono. La prima parte del set è stata eseguita quasi tutta d'un fiato, senza introduzioni tra una canzone e l'altra, e tra i brani eseguiti ricordiamo "Ogni riferimento a fatti accaduti è puramente casuale", "Eurocrime!", "Uh Ah Brr" e soprattutto "Summertime Killer". La musica, pur essendo abbastanza complessa, suonava abbastanza ballabile (e infatti molti membri del pubblico erano incapaci di rimanere fermi) e allo stesso tempo profonda e magnetica. Dopo circa metà set, Enrico Gabrielli finalmente si rivolge al pubblico proponendo un interessante quiz: ovvero, suonare il tema di un film e chiedere al pubblico se questo tema era familiare. Purtroppo per Gabrielli ai più tale fraseggio non diceva niente, e si trattava del tema di "La casa dalle finestre che ridono" del regista Giuseppe Avati. Il perché di questo test è molto semplice: tale film, considerato uno dei migliori horror Italiani di tutti i tempi, è stato girato nel Ferrarese, vicino a Comacchio. Nonostante questo, il concerto è proseguito a livelli memorabili alternando tra brani ballabili come "Bouchet Funk" (con un divertente accenno di "Bourée", celebre composizione di Bach arrangiata in maniera strepitosa dai Jethro Tull), "Notte in Bovisa" e "Preludio" e altri meno ballabili, come "Massacro all'alba", un piccolo gioiellino tratto dal loro ultimo album che, a mio parere, è destinato a diventare un classico di questo gruppo. Il set è durato circa un'ora e venti minuti, bis inclusi.
Si è trattato di una serata musicalmente magnifica, in un locale con un'acustica discretamente buona e una disposizione tale da permettere una certa intimità tra il gruppo e il pubblico. Nessuna recensione che si rispetti però non può concludersi con qualche nota di demerito. In questo caso si tratta solo della partecipazione del pubblico, incapace di trattenere le chiacchiere durante i momenti più soffusi e a volte disturbando non poco la performance (anche se questo, comunque, è un comportamento tipico Italiano, non solo legato a questa serata). Se devo proprio lamentarmi anche dei Calibro 35, mi rammarico del fatto che non abbiano eseguito "L'uomo dagli occhi di ghiaccio". Per tutto il resto, una serata impeccabile.
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domenica 29 gennaio 2012
Into Deep #3 - Il lato perverso del Bubblegum pop

Verso la metà/fine degli anni '60, soprattutto in America, ma anche nel resto del mondo, cominciò a spopolare un nuovo genere di musica, distantissimo dalle canzoni di protesta o dalle sonorità eteree e psichedeliche tipiche di quegli anni. La cosiddetta "musica da gomma da masticare" era, in effetti, piuttosto banale: accordi semplici, ritmi dritti e ballabili e testi irrisori. Potremmo quasi definirla "musica usa e getta": infatti spesso le case discografiche e i produttori si sbarazzavano dei gruppi, mantenendo però il nome originale. E' il caso dei poveri 1910 Fruitgum Company che nel corso della loro carriera sono diventati due-tre band diverse (una delle quali ha anche sfornato un disco di rock duro, "Hard Ride").

I due "big" della Bubblegum Music sono senza dubbio Jerry Kasenetz e Jeffrey Katz, due produttori talmente abili da far diventare il marchio "Kasenetz-Katz" il vero e proprio simbolo del genere musicale. Il duo fondò la "Super K Production" e produsse praticamente tutti i "big" del genere.
Come abbiamo già detto prima, però, il genere è completamente usa e getta, e il che detta alcune regole fondamentali: una di queste è che il singolo deve contenere una e una sola hit. Il perché è facilmente intuibile: se anche il lato B del singolo diventasse una hit, le vendite calerebbero perché molta gente, avendo comprato il singolo originale, si sarebbe già trovata entrambe le hit. Per cui era necessario che il lato A fosse inequivocabilmente la hit e il lato B il riempitivo. Inizialmente sul lato B veniva piazzato uno strumentale, ma ben presto il gioco si fece molto più perverso. In che modo?

Le B-side delle Super K Productions col tempo sono diventate popolari quasi quanto le A-side (sebbene nessuna di esse sia mai apparsa su CD) per la loro componente eccessivamente bizzarra. Joey Levine, cantante originale degli Ohio Express, ebbe a dire: "Queste non erano decisioni creative, ma semplicemente un modo per permettere a Jeff e Jerry di avere i loro nomi sul disco e godere dei benefici finanziari. Nessuno di loro due sapeva comporre, e questo risolse i problemi".

A volte il lato B è semplicemente la stessa canzone presente sul lato A, ma ascoltata al contrario. Quando questo accade, però, il titolo della B-side fornisce un indizio su questo. Un paio di casi divertenti sono quello degli Ohio Express dove "Bitter Lemon", (limone amaro) è il lato B di "Sweeter Than Sugar" (più dolce dello zucchero) e nel singolo del 1969 dei The Music Explosion dove il lato A è "What's Your Name?" (come ti chiami?) e il lato B è "Call Me Anything" (chiamami come ti pare). Solo in rari casi, come nel caso di "Duba Duba Doo" dei Professor Morrison's Lollipop (lato B di "Angela"), il titolo è apparentemente innocuo.
Ci sono altri casi, però, degni di nota.
Ohio Express - Zig Zag
(Kasenetz/Katz)
B-side di:"Yummy Yummy Yummy", Buddah/Buddha 38
Maggio 1968
"Yummy Yummy Yummy" è senza dubbio il brano di Bubblegum music più popolare in assoluto (in Italia venne tradotto da I Ribelli nello stesso anno) e spesso viene citato nella cultura popolare (c'è una esilarante gag dei Simpson dove Homer, nel 1969, si perde la diretta del primo uomo sulla luna perché sta ascoltando il 45 giri del brano in cuffia). Il motivo per cui questa canzone è tornata alla ribalta è che il testo, incredibilmente cretino, pare alludere involontariamente al sesso orale. Ciò che a noi interessa però è il suo lato B, l'altrettanto notevole "Zig Zag".
A Kasenetz e Katz "Yummy Yummy Yummy" piacque così tanto che decisero di usare direttamente la versione demo su singolo in modo da poterla vendere il più presto possibile. Tuttavia, gli Ohio Express non avevano ancora registrato un lato B per il singolo, per cui i due produttori utilizzarono la backing track strumentale di un brano dei 1910 Fruitgum Company intitolato "(Poor Old) Mr. Jensen" , un pezzo incredibilmente triste e cupo per un gruppo Bubblegum.
Non contenti di tutto ciò, però, lo incisero anche al contrario. Il risultato è un qualcosa che si avvicina molto alla colonna sonora di un incubo, e risulta involontariamente psichedelico.
Per chi fosse curioso di sapere come suoni una volta portato nella direzione giusta ecco qua.
1910 Fruitgum Company - Sticky Sticky
(Kasenetz/Katz)
B-side di:"1, 2, 3, Red Light", Buddah 54
Luglio 1968
"Sticky Sticky" non è un brano al contrario, eppure riesce ad essere incredibilmente notevole lo stesso. Si tratta di un coro sempre più stonato e sguaiato che ripete il titolo della canzone su un accompagnamento minimale, consistente di pianoforte e battiti di mani. A rendere il tutto più divertente: la qualità bassa della registrazione e il finale improvviso del brano, a sottolineare la noncuranza con cui venivano sfornate le B-side. Un brano modello!
Kasenetz-Katz Super Cirkus - To You, With Love
(Levine/Resnick/Kasenetz/Katz)
B-side di:"I'm In Love With You", Buddah 82
Gennaio 1969
Posso solo immaginare le grida di terrore, i pianti isterici e gli attacchi di panico dei bambini e delle ragazzine che nel Gennaio del 1969 dopo aver ballato e sospirato sulla stucchevole e zuccherosa "I'm In Love With You" con molta nonchalance hanno messo la puntina del giradischi sul lato B del singolo, intitolato molto romanticamente "To You, With Love".
Attenzione: è una trappola!!! Se "Zig Zag" è la colonna sonora di un incubo, "To You, With Love" è direttamente la colonna sonora dell'inferno.
Cosa mai sono questi suoni? Un malato terminale depresso e posseduto dal demonio che urla frasi in linguaggi antichi? Un microfono infilato nel colon di qualcuno che cattura i vari suoni intestinali? L'apocalisse stampata sui microsolchi?
Niente di tutto questo: "To You, With Love" è semplicemente un frammento di "I'm In Love With You" registrato al contrario e a velocità dimezzata. Ora che il trucco è stato svelato sicuramente perde un po' di fascino, ma il risultato finale resta agghiacciante!
1910 Fruitgum Company - Pow Wow
(Kasenetz/Katz/Gutkowski)
B-side di:"Indian Giver", Buddah 91
Gennaio 1969
"Indian Giver", a dire il vero, è uno dei pochi brani Bubblegum pop che potrebbe avere ancora qualche valore storico, se non altro perché al giorno d'oggi un singolo del genere causerebbe sicuramente qualche controversia. "Indian giver" è infatti un termine dispregiativo che indica chi regala qualcosa per poi riprenderselo, e la canzone (che ha il merito di essere abbastanza orecchiabile senza essere eccessivamente irritante), oltre a stereotipare gli Indiani nel titolo, ne fa anche una parodia musicale con tanto di ritmi di batteria indiani e un giro di piano che sembra ricordare la danza della pioggia.
A peggiorare le cose, il brano presente sul lato B si intitola "Pow Wow", ed è un termine che un indica raduno di nativi del Nord America che gli Americani all'epoca usavano in maniera negativa per burlarsi della parlata Indiana.
A delle orecchie inesperte, "Pow Wow" potrebbe suonare come la parodia di un canto Indiano, ma in realtà è chiaramente un brano registrato al contrario. Questo è un caso particolarmente interessante, perché la canzone incisa al contrario è un inedito intitolato "Bring Back Howdy Doody" (Howdy Doody era uno show televisivo per bambini degli anni 50), scritto da Steve Dworkin e Gary Willet. Dworkin, di recente su internet ha raccontato le origini del brano:

"Nel 1969 ero un compositore/produttore alla Super K Productions. Scrissi "Bring Back Howdy Doody" per scherzo, senza aspettarmi che Kasenetz e Katz decidessero di usarla. Ad un certo punto, K e K mandarono me e il mio partner Gary Wallet in studio di registrazione per registrare quanti più singoli brutti potessimo in un giorno solo, tra cui "Bring Back Howdy Doody". Io e Gary registrammo tutto da soli agli A-One Studios di New York, con lui alle tastiere, io alla batteria e alla voce solista e entrambi ai cori. Credetemi, se avessimo saputo che sarebbe stata pubblicata avremmo fatto un lavoro migliore! Più avanti mi trovavo in ufficio quando arrivarono le prime copie di "Indian Giver". Misi su il lato B perché sapevo che lì la Super K spesso metteva cose senza senso o scherzi. Riconobbi subito la nostra registrazione di "Bring Back Howdy Doody" e ci incazzammo pure un pochino perché non ricevemmo nessun tipo di credito! Alcuni DJ, però, quando seppero che "Pow Wow" era in realtà una canzone su Howdy Doody cominciarono a trasmetterla per radio. Quando Kasenetz e Katz vennero a conoscenza della cosa portarono un gruppo in studio di registrazione e gli fecero registrare una nuova versione del brano. Pensai che avrebbero fatto meglio a renderla un po' più progressive perché i bambini che ascoltavano la bubblegum music in quel momento non sapevano chi fosse Howdy Doody, però non venni coinvolto nella registrazione del singolo"(se siete curiosi di sentire il resto della storia cliccate su questo sito).
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mercoledì 21 dicembre 2011
Frank Zappa II 2.0

Come nel mese di Dicembre di ogni anno, questo blog dedica almeno un editoriale a Frank Zappa che, se oggi fosse ancora in vita, compirebbe 71 anni. L'anno scorso, in questa data, abbiamo pubblicato una lista delle pubblicazioni postume di Zappa edite dallo ZFT (Zappa Family Trust). L'articolo è tutt'ora reperibile su questo blog.
In questo periodo di tempo sono uscite alcune nuove interessanti pubblicazioni, quindi questo articolo ha lo scopo di essere un appendice al precedente.
The Frank Zappa AAAFNRAAAA Birthday Bundle (Zappa Records/iTunes)Data di pubblicazione: 20 Dicembre 2010
I "Birthday Bundle" sono dei pacchetti I-tunes contenenti brani della famiglia Zappa: metà del pacchetto è dedicato a Frank, mentre il resto raccoglie collaborazioni coi figli. In questa serie di articoli li valuteremo esclusivamente per i brani di Frank Zappa, ignorando il resto. Solitamente, questa è la serie più inutile tra le pubblicazioni postume ma, se non altro, questa volta, le selezioni sembrano avere un criterio logico, ovvero il lato chitarristico di Zappa. Oltre all'ottima versione di "Treacherous Cretins" (1979), si segnala che questa cover di "Stairway to Heaven" (1988) ha un arrangiamento radicalmente diverso da quello pubblicato su "The Best Band You Never Heard In Your Life". I dubbi persistono: c'era davvero bisogno di un'altra versione di "My Guitar Wants to Kill Your Mama"? E perché "City Of Tiny Lights" viene dagli stessi live che hanno prodotto "Hammersmith Odeon", che contiene una versione praticamente uguale dello stesso pezzo? "Questions, Questions, Questions, flooding into the mind of the concerned young person today" avrebbe commentato lo stesso Zappa. Comunque, dal punto di vista musicale è quello più interessante e quindi è l'unico a raggiungere la sufficienza, seppur tirata ma questo materiale continua a non soddisfare. Quando le selezioni sono buone, ci si rammarica del fatto che non possiamo sentire altro e quando non funzionano, non funzionano per niente.
Voto: 6
Penguin In Bondage/The Little Known History Of The Mothers Of Invention (Zappa Records/iTunes)Data di pubblicazione: 10 Maggio 2011
Simpatica trovata dello ZFT: il giorno della festa della mamma hanno fatto uscire un piccolo bonus su I-tunes di 20 minuti tratto dal concerto dell'11 Maggio 1974 all'Auditorium Theater di Chicago. Il contenuto di questo piccolo EP consiste in un eccellente versione di "Penguin in Bondage" e un racconto dettagliato e un po' nostalgico di Zappa sullo Studio Z, il leggendario studio di registrazione nel quale il giovanissimo Frank ha cominciato a muovere i primi passi nei primi anni 60. Sul finale Zappa comincia ad improvvisare un assolo, ma purtroppo la registrazione finisce poco dopo. Pubblicazione non essenziale, ma senza dubbio più godibile degli inutili (e costosi) "Birthday Bundle". Chissà che questo EP non sia un sampler di qualche futura pubblicazione di questo concerto: si tratta di un breve tour di anniversario dei Mothers che comprendeva una formazione piuttosto originale: FZ, Don Preston dei Mothers originali e George Duke alle tastiere, il ritorno di Jeff Simmons alla chitarra, Napoleon Murphy Brock al sassofono e alla voce, i fratelli Fowler, Tom al basso, Bruce al trombone e Walt alla tromba, e Ralph Humphrey e Chester Thompson alla batteria.
Voto: 7

Feeding The Monkies At Ma Maison (Zappa Records ZR20012)
Data di pubblicazione: 22 Settembre 2011
Questa uscita si occupa, per la prima volta, del synclavier, lo strumento elettronico a cui Zappa si era appassionato negli anni '80. I primi tre brani consistono in un disco inedito che Zappa aveva prodotto intorno al 1986 e, in effetti, molto materiale presente su questo disco suona come un companion di "Jazz From Hell". Due dei cinque brani qua inclusi finiranno in versioni radicalmente diverse su "Civilization Phaze III", vero e proprio epitaffio di Frank Zappa (del quale potete trovare una recensione su questo stesso blog). Si tratta di "Buffalo Voice" e "Secular Humanism" che, in questa fase, mancano dell'atmosfera così tetra che si respirerà nelle loro versioni ufficiali e durano entrambe circa il doppio della durata. Il resto del disco consiste in inediti che, però, erano già conosciuti allo scolaro Zappiano. La lunga title-track faceva parte di un altro disco inedito per synclavier, disponibile ai collezionisti, intitolato "Resolver + Brutality" dove compariva come "Resolver ED.". Il brano in sé suona come una sorta di prototipo di "Porn Wars", senza le voci del PMRC. Circa venti secondi dell'inquietante "Worms From Hell" comparivano come apertura alla VHS "Video From Hell" (non ancora disponibile su DVD) e l'Ensemble Ascolta eseguì nel 2007 in prima mondiale il quinto brano, "Samba Funk" che, come immaginabile, non assomiglia né ad una samba né ad un funky e una sua versione orchestrale non avrebbe certo sfigurato su "The Yellow Shark". Sicuramente non è un album per tutti, visto che non tutti apprezzano gli esperimenti di Zappa al synclavier, ma per gli amanti del genere, è un'aggiunta interessante ed essenziale. E poi... non è bello, dopo 17 anni dalla sua morte, riuscire ad ascoltare comunque nuove composizioni di Frank Zappa?
Voto: 8

Carnegie Hall (Vaulternative Records VR2011-1)
Data di pubblicazione: 17 Novembre 2011
Eccellente cofanetto di 4 CD contenente i due concerti tenutosi alla Carnegie Hall l'11 Ottobre 1971. Nonostante la qualità audio sia in mono, i concerti sono stati registrati con un solo microfono presente sul palco, la qualità audio è eccellente e cristallina. La line-up: FZ, Flo & Eddie (alias Mark Volman e Howard Kaylan) alle voci soliste, Ian Underwood alle tastiere e ai fiati, Don Preston al mini moog, Jim Pons al basso e alla voce e Aynsley Dunbar alla batteria. Non tutti amano questa particolare line-up del gruppo di Zappa, considerato come "vaudeville", a causa della tendenza lirica a scendere nell'umorismo adolescenziale becero e scurrile. Tuttavia, da un punto di vista musicale, il gruppo era solido e i due cantanti erano dei professionisti seri e preparati. Chi ama questa formazione, adorerà questo quadruplo CD, e, per tutti gli altri, abbiamo diverse opzioni. Chi non apprezza le routine di questo periodo, ma è pronto a riconoscere le capacità canore di Flo & Eddie avrà molto di apprezzarli in brani come "Anyway The Wind Blows", "Call Any Vegetables", "Shove it Right In" e "200 Motels Finale". Chi non può comunque sopportare i due personaggi anche quando cantano normalmente, avrà modo di gustarsi le acrobazie strumentali di "King Kong", "A Pound For A Brown", "Sleeping In A Jar" e gli assolo di "Billy The Mountain", posti in una traccia a parte. Lo scolaro Zappiano vorrà comunque procurarsi questo disco per tre motivi: una nuova versione di "Billy The Mountain", una suite che cambiava sera per sera, l'arrangiamento rock'n'roll di "Who Are The Brain Police?" e, soprattutto, finalmente una pubblicazione completa della "Sofa Suite" del 1971, che, oltre a contenere una versione embrionale del celebre valzer, la suite conteneva anche una versione già completa e arrangiata di "Stick it Out", registrata su "Joe's Garage" solo 8 anni dopo. Insomma, che vi piaccia o no questa formazione, vi consigliamo comunque di ascoltarlo. Una curiosità: il primo CD contiene anche l'opening act, The Persuiasions, un gruppo doo-wop vocale amato particolarmente da Zappa che dà una performance senza dubbio di altro livello.
Voto: 9,5

The Frank Zappa AAAFNRAAAAAM Birthday Bundle 21 Dec. 2011 (Zappa Records/iTunes)
Data di pubblicazione: 21 Dicembre 2011
Dal punto di vista degli altri artisti che collaborano a queste pubblicazioni, questa probabilmente è la più interessante: compaiono infatti anche Serj Tankian e Jerry Lawson. Dal punto di vista di Frank che, ahimè, è proprio quello che trattiamo ora. è quello più trascurabile. Solo una chicca: la versione in studio di "Dead Girls of London" registrata per le session dell'album di L. Shankar "Don't Touch Me Here", prodotto da Zappa con Van Morrison alla voce. Nella versione pubblicata, a causa di alcuni problemi legali, la parte cantata è affidata a Zappa stesso e a Ike Willis. Per il resto, "Peaches en Regalia" (1988) e "Another Variation of the Formerly Secret" (assolo registrato nel 1980) sono di buon livello, ma nulla aggiungono al resto della discografia e i due brani "collaborazione" sono del tutto evitabili. "Wowie Zowie" è la versione in studio originale di "Freak Out!" ma è cantata da Mathilda Plum Doucette Zappa, nipotina di Frank, figlia di Moon e nata il giorno di quello che sarebbe stato il sessantaquattresimo compleanno del nonno e, dopo la tenerezza del primo ascolto, risulta abbastanza irritante. "Cosmik Debris" è una versione dal vivo del Dweezil Zappa Plays Zappa eseguita con la voce di Zappa tratta dalla sua versione dal vivo pubblicata in "The Dub Room Special". Come al solito, è a discrezione del fan decidere se vuole davvero procurarsi questi pacchetti...
Voto: 4
Speriamo che il 2012 ci riservi altre sorprese (e magari i tanto attesi "Dance Me This", "The Rage and The Fury" e soprattutto il famigerato DVD dei concerti al Roxy Theater del 1973).

NOTA - Questo articolo ha avuto due ulteriori seguiti:
- The Return of the Son of Frank Zappa II
- Frank Zappa's continuing voyage into the twilight realm of his own secret thoughts
Potete comprare gli album al BARFKO-SWILL SHOP!
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lunedì 21 novembre 2011
Cat Claws - Cat Laws (42 Records, 2011)

Nel 2011 si sentiva il bisogno di staccare la spina, cambiare aria ed argomenti, fuggire in maniera subdola ma serena, cancellando il senso di stagnante che si sta pian piano portando via la musica europea. Svicolando attentamente dietro l’angolo, i Cat Claws si inseriscono invece in uno di quei filoni che sta lentamente morendo, forse riuscendo in qualche modo a non risultare fuori tempo massimo e a guadagnarsi una credibilità che pochi altri riescono ancora ad avere. Il grunge è morto molto prima di questo indie così banale da risultare sempre fresco e godibile anche dopo tanti ascolti (il problema è sempre col susseguirsi dei dischi). Dall’Italia gli indie acts hanno spesso deluso, e altre volte (Thoc!, Heike Has The Giggles, Trabant ecc.), cavalcando l’onda del post-punk ballerino dei nuovi club sedicenti new wave, si sono ritagliati uno spazietto neanche troppo minuto, con qualche sostenitore hipster sempre pronto a scavalcare la parola moda con il suo senso iperbolico di fashion che è un termine che vale di più quando si parla “indie-pendente”.
A cosa serve allora questo Cat Laws? Le undici canzoni che lo compongono non introducono novità, non rivoluzionano niente, ma semplicemente riassumono le più importanti direttive dell’indie storico, spiazzando per la diversità degli ingredienti messi in gioco che però sono sempre gli stessi: Joy Division, Pixies, Devo, New Order, derelitti moderni vari e malinconica dolcezza progredita à-la-Strokes, perlomeno per le chitarre. I brani tendono a declinare verso impostazioni già sentite, soprattutto i ritornelli e le entrate di batteria, ma gli incontri quasi iconoclasti tra psichedelia e noise più leggero, per non parlare dell’incespicare electro di alcuni elementi senz’altro più adatti al movimento fisico nei live, risollevano la maturità, l’originalità e l’efficacia del disco, perfetto anche per mandare giù il difficile boccone del secondo lavoro, difficile per molti, come ricordava il buon Caparezza. La voce femminile, ancora abbastanza infrequente nel genere, quindi poco noiosa per i più schizzinosi, rende il tutto, se possibile, più digeribile.
I Cat Claws possono sfruttare la garanzia di fare bene un genere facile ma contemporaneamente complesso da portare in seno nel suo periodo di massimo splendore commerciale, cioè di declino qualitativo. Il songwriting sempre molto pulito, coniugato con una produzione rozza tipica delle registrazioni in presa diretta, gli conferisce anche la ruvidità che denota raramente produzioni analoghe per quanto riguarda l’Europa: dovremo spostarci in Europa ma non lo faremo perché questo disco è nato qui, e lo apprezzeremo solo qui, con i suoi pregi e i suoi limiti, entrambi evidenti.
Voto: 7-
venerdì 4 novembre 2011
Into Deep #2 - 40 anni di Aqualung!
Steven Wilson, leader dei Porcupine Tree, non è solo un buon chitarrista e un buon compositore, ma da un paio di anni ci sta anche dimostrando di essere anche un archivista niente male.Si è infatti occupato di rimasterizzare i lavori dei King Crimson (a partire da "In The Court of the Crimson King"), non limitandosi a remixare gli album, ma anche aggiungendo chicche curiose presenti sui nastri registrati all'epoca.

Dal 2008, Ian Anderson celebre leader dei Jethro Tull si occupa di far uscire ogni anno un edizione speciale per il quarantennale della loro discografia (saltando però "Benefit", lacuna gravissima a mio avviso). Probabilmente memore del successo delle riedizioni Crimsoniane, Anderson ha pensato che per il quarantennale del loro album più celebre forse era il caso di affidare a Wilson l'uscita.

E' un bene? Un male? Beh, parto subito dicendo che spesso ciò che non apprezzo dei remix degli album classici è che, sostanzialmente, si cambia la storia. Immaginate di vedere un quadro di Van Gogh con i colori cambiati: il tratto e il disegno saranno esattamente gli stessi, ma il cambio di colore sconvolgerà completamente il quadro. Alcuni particolari si noteranno meglio, ma altri che prima erano prominenti lo saranno molto di meno. L'effetto inevitabile, comunque, sarà quello di percepire l'opera in maniera completamente diversa. Ed è proprio qui che voglio arrivare: la registrazione sarà anche la stessa, ma il disco è diverso. Per cui, a mio avviso, se proprio dobbiamo remixare un disco classico (operazione che comunque può rivelarsi molto interessante), l'edizione originale dovrebbe quantomeno comunque essere presente (cosa che avveniva con le pubblicazioni dei King Crimson, ma non con questa). Grave è infatti il caso degli ultimi remaster dei Genesis (non ad opera di Wilson) che ormai hanno sostituito le edizioni principali (e faccio notare che, in quelle edizioni, in alcuni casi sono stati usati dei frammenti vocali diversi; e non solo su brani minori, ma anche su "Supper's Ready" e "Dancing With The Moonlit Knight"!). In più alcune scelte sono senza dubbio bislacche: ad esempio il momento in cui "My God" passa da una misteriosa ballata per piano e chitarra acustica a un potente rocker con un riff epocale. Nell'edizione originale il cambio di volume tra le due sezioni era notevole: il brano, arrivato a quel punto, esplodeva letteralmente. Nel remix le due sezioni sono ad un volume più o meno simile e l'entrata del gruppo perde un sacco di impatto. C'è comunque da dire che Wilson ha cercato di fare il lavoro migliore che poteva senza cercare di far perdere le atmosfere originali dell'album. Inoltre, il chitarrista e produttore Inglese, sembra amare particolarmente estendere i fade-out dei brani, regalandoci così una manciata di secondi in più rispetto all'edizione originale.

Questa edizione di "Aqualung", uscita il 31 Ottobre, ci arriva in 2 CD (anche se c'è un edizione speciale contenente un LP, un DVD, un Blue Ray e un libro) e i bonus contenuti in essa contenuti sono senza dubbio superiori a quelli dell'edizione del 25ennale che sembravano, francamente, compilati un po' a casaccio.
La spumeggiante "Lick Your Fingers Clean", che apre il secondo CD, inizialmente intesa per essere il vero finale del disco, venne in seguito spostata come 45 giri. Il 45 giri però non vide mai la luce e il brano venne completamente ri-arrangiato e inciso a nome "Two Fingers" nell'album "Warchild". La versione originale del brano (infinitamente superiore) vide la luce solo nel 1988 e da subito è entrata nei cuori dei fan come un classico perduto. Sono inclusi anche i tre brani che erano stati incisi per delle session preliminari del disco tra Aprile e Giugno del 1970, con ancora Glenn Cornick (basso) in formazione: "Just Trying To Be" (pubblicata nel 1972 su "Living in the Past"), una stupenda versione di "My God" (della quale si conosceva l'esistenza, ma che nessuno aveva mai sentito prima d'ora) e la bellissima versione completa di "Won'dring Aloud" (pubblicata parzialmente su "Living in the Past" nel 1972 a nome "Wond'ring Again", ma per la prima volta completa in questa pubblicazione). Altre cose interessanti sono un take diverso di "Wind Up" (originariamente apparso erroneamente nella versione quadrofonica dell'album), un remaster totale dell'EP "Life is a Long Song" (iniziativa particolarmente felice; la title-track è sempre stata disponibile in versioni non proprio eccellenti dal punto di vista dell'audio: l'originale aveva un suono di batteria ovattato e il remix del 1993 snatura l'intento originale del brano), un interessante spot radiofonico e una versione embrionale di "Up The Pool", originariamente intesa come uno degli intermezzi acustici presenti su album.
Insomma, essendo un fan, Steven Wilson include in queste serie le cose che interessano a noi fan. Dobbiamo ricordare, però, che il datore di lavoro resta Ian Anderson, che è molto meno generoso di Robert Fripp nel rilasciare cose inedite d'epoca: il libretto ci mostra crudelmente la lista di registrazioni complete includendo molte versioni alternative e soprattutto un'inedita "Pancake Domesday" non inclusa in questa edizione e che probabilmente, a questo punto, non vedrà nemmeno mai la luce.

Tutto sommato, però, è un'operazione niente male e a noi che abbiamo amato questo disco non dispiacerà per niente sentire alcuni aspetti nuovi dell'album e alcuni bonus. Resta il dilemma: questa versione può sostituire l'originale?
Sulle prime sarei tentato di rispondere "No": in fin dei conti ho scoperto l'album con il mixaggio originale e ogni versione diversa mi suonerà sempre strana.
Ma ragionando con i piedi per terra, il nuovo mixaggio non è per niente disprezzabile, e non impedirà certo a chi non conosce l'album di innamorarsi di esso, come accade dal 1971.
Secondo fonti ufficiali (interviste a Anderson e a Wilson), in questo momento è in lavorazione anche un'edizione speciale di "Thick as a Brick" prevista, ovviamente, per l'anno prossimo. Sarà particolarmente interessante vedere cosa verrà tirato fuori dal cilindro!
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